
Proprio questa è la generazione protagonista dello spettacolo teatrale Trainspotting, in scena al Teatro i di Milano fino al 26 marzo 2018, a Roma, al Brancaccino dal 5 all’8 aprile e a Monza, Binario 7, il 13 aprile. Ma in questo testo, in origine romanzo, poi film con protagonista Ewan McGregor, il concetto della generazione senza padri conduce oltre. Qui troviamo padri che si sono addirittura dimenticati dei propri figli, padri che, con violenza e gratuità, attentano alla vita delle proprie creature, spesso uccidendole. Padri che non rispondono delle proprie azioni. Anche le madri hanno contribuito a tutto questo. La madre non è più l’alleata del proprio figlio ma nemica. In balia della carica sessuale maschile è colei che abortisce spontaneamente, è colei che lascia morire la propria creatura neonata in seguito a un’overdose di droga. Ai figli, dunque, non resta altro che convivere con questo senso di abbandono, di oblio. Di morte. Sono soli e stanchi. Sono i nuovi eroi moderni, o meglio anti-eroi, che cercano una via di fuga attraverso l’orgasmo dell’eroina. Se nella tragedia greca la morte valorosa era il mezzo per trovare riscatto e ristabilire l’ordine, ora la potenza lobotomizzante della droga diventa il mezzo attraverso il quale i nostri anti-eroi vogliono riscattarsi. Ma quello che resta è solo una lenta rovina psicofisica. Non c’è riscatto per questo futuro impigliato nei rami del presente, non c’è catarsi per questi figli abbandonati e dimenticati dalla società. Perché i padri di cui si parla sono, in ultima analisi, proprio la società odierna che promette lavoro, fortuna, fama ma alla fine non resta altro che un buio totale in cui vagare senza meta e in cui è molto facile perdersi. Non si parla più di tragedia, dunque, ma di dramma. Se nella struttura tragica c’era, per l’eroe, l’opportunità di riscattarsi attraverso la morte o la sofferenza (voluta dall’ordine divino), ora, con il dramma, tutto questo salta. Nel dramma manca un sistema superiore. Non c’è spazio per un dio. E proprio in questo testo di Irvine Welsh, tradotto da Emanuele Aldrovandi e arrangiato per la scena da Marco S. Bellocchio, Valentina Cardinali, Michele Di Giacomo e Riccardo Festa, dio non esiste. Dio è morto. E con lui muore anche quella che sarebbe dovuta essere la generazione futura. Muoiono i figli, muore il domani. Ormai è impossibile tornare indietro. Tutto è andato distrutto, tutto è andato perduto: sentimenti, emozioni. Ma soprattutto la vita. Né il teatro, dunque, né l’uomo sono in grado di ricostruire. Resta solo la cenere. Le luci si spengono. Lo spettacolo è finito
Erika Baini

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