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Trainspotting. Una generazione di orfani allo sbando

di Erika Baini | 26 Marzo 2018

Nel corso dei secoli, letterati e drammaturghi, hanno parlato di morte dei padri. Già Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani aveva decretato la fine di un passato glorioso e la nascita di una generazione di figli immersi nel fango di un presente corrotto. La colpa è dei vecchi, che non hanno saputo passare il testimone ai giovani rimanendo invece fossilizzati nei loro ideali senza trovare riscontro nella realtà. Responsabili degli scandali, della corruzione della nuova generazione sono dunque i padri. I figli, di conseguenza, lasciati in balìa degli eventi, hanno chiuso i loro conti con il passato registrando sull’albo della Storia la morte dei loro padri, responsabili della melma in cui fluttua il futuro.

Proprio questa è la generazione protagonista dello spettacolo teatrale Trainspotting, in scena al Teatro i di Milano fino al 26 marzo 2018, a Roma, al Brancaccino dal 5 all’8 aprile e a Monza, Binario 7, il 13 aprile. Ma in questo testo, in origine romanzo, poi film con protagonista Ewan McGregor, il concetto della generazione senza padri conduce oltre. Qui troviamo padri che si sono addirittura dimenticati dei propri figli, padri che, con violenza e gratuità, attentano alla vita delle proprie creature, spesso uccidendole. Padri che non rispondono delle proprie azioni. Anche le madri hanno contribuito a tutto questo. La madre non è più l’alleata del proprio figlio ma nemica. In balia della carica sessuale maschile è colei che abortisce spontaneamente, è colei che lascia morire la propria creatura neonata in seguito a un’overdose di droga. Ai figli, dunque, non resta altro che convivere con questo senso di abbandono, di oblio. Di morte. Sono soli e stanchi. Sono i nuovi eroi moderni, o meglio anti-eroi, che cercano una via di fuga attraverso l’orgasmo dell’eroina. Se nella tragedia greca la morte valorosa era il mezzo per trovare riscatto e ristabilire l’ordine, ora la potenza lobotomizzante della droga diventa il mezzo attraverso il quale i nostri anti-eroi vogliono riscattarsi. Ma quello che resta è solo una lenta rovina psicofisica. Non c’è riscatto per questo futuro impigliato nei rami del presente, non c’è catarsi per questi figli abbandonati e dimenticati dalla società. Perché i padri di cui si parla sono, in ultima analisi, proprio la società odierna che promette lavoro, fortuna, fama ma alla fine non resta altro che un buio totale in cui vagare senza meta e in cui è molto facile perdersi. Non si parla più di tragedia, dunque, ma di dramma. Se nella struttura tragica c’era, per l’eroe, l’opportunità di riscattarsi attraverso la morte o la sofferenza (voluta dall’ordine divino), ora, con il dramma, tutto questo salta. Nel dramma manca un sistema superiore. Non c’è spazio per un dio. E proprio in questo testo di Irvine Welsh, tradotto da Emanuele Aldrovandi e arrangiato per la scena da Marco S. Bellocchio, Valentina Cardinali, Michele Di Giacomo e Riccardo Festa, dio non esiste. Dio è morto. E con lui muore anche quella che sarebbe dovuta essere la generazione futura. Muoiono i figli, muore il domani. Ormai è impossibile tornare indietro. Tutto è andato distrutto, tutto è andato perduto: sentimenti, emozioni. Ma soprattutto la vita. Né il teatro, dunque, né l’uomo sono in grado di ricostruire. Resta solo la cenere. Le luci si spengono. Lo spettacolo è finito

Erika Baini

 

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: commedia, conti, figlio, futuro, giovani, lavoro, madri, milano, nuova generazione, repliche, responsabili, riccardo, riscatto, roma, teatro, teatro parenti, trainspotting

Info Erika Baini

Erika Baini, nata il 19 febbraio 1990 in provincia di Milano. Laureata in Filologia Moderna, indirizzo artistico performativo all’Università Cattolica di Milano con una tesi sulla regia intitolata “Il viaggio di William Shakespeare in Italia alla volta del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler”, ha frequentato l’ Accademia d’arte drammatica presso il Centro Teatro Attivo di Milano diretto da Nicoletta Ramorino e Annina Pedrini. Partecipa a diversi laboratori diretti da Laura Curino, Luciano Colavero, Gabriele Vacis e John Strasberg. Assistente alla regia e assistente di scena nel 2016 per lo spettacolo “Canto di Natale” diretto da Antonio Mingarelli presso il Teatro Libero di Milano. Sempre nel 2016 la collana dei Quaderni del Vittoriale diretti da Giordano Bruno Guerri pubblicano il suo saggio intitolato “Rapsodia satanica” incentrato sul rapporto tra il film muto Rapsodia Satanica di Nino Oxilia e il dannunzianesimo. Attualmente è collaboratrice di Rai Storia nella trasmissione “Passato e presente” condotta e diretta da Paolo Mieli.

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