Molti, come ha ammesso anche il leader di Forza Italia, avevano visto nel PD dell’ascendente sindaco di Firenze uno spiraglio di luce: la possibilità di una nuova storia per il riformismo italiano. L’idea di coniugare la politica del fare (propria del primo centrodestra a trazione azzurra) con la politica dell’attenzione sociale e della condivisione. Quel “per tutti” (meno tasse per tutti e più servizi per tutti) che da slogan di parte poteva ambire a diventare progetto politico comune grazie alla rottamazione, di un progressismo ideologico, perbenista e per tanti versi (quelli del “anche i ricchi piangono”) , rancoroso.
Una prospettiva che aveva nella volontà di dare risposte, il simbolo della rinascita soprattutto in Toscana dove la sindacatura Renzi aveva aperto alla trasfigurazione della capitale della cultura europea che fino a quel momento -anacronisticamente ed un po’ beffardamente- vedeva sfrecciare persino i tram sotto il cupolone del Brunelleschi.
Erano gli anni del “rinascimento” di Firenze con la ztl nel cuore di una delle città più belle del mondo, l’alta velocità, il primo troncone di tramvia, il parcheggio interrato di Santa Maria Novella e dei progetti relativi al completamento della rete tramviaria, alla cosiddetta stazione “Foster” e, sopratutto, all’ampliamento dello scalo aereo di Peretola.
Una stagione di fermento capace di contaminare l’intera nazione, merito -si disse- del pragmatismo al potere. Di quell’uomo solo al comando (incappato poi in tante “bischerate” alla fiorentina) capace di scalare il partito, sfidare l’establishment locale e nazionale ed affrontare a viso aperto gli assetti di potere istituzionalizzati senza però mai riuscire neppure a scalfire la dittatura della «democrazia del disfare». A Roma come a Firenze.
E come accaduto per il TAP, l’Ilva e molte riforme, la cultura interna del “non sa d’affare” versione risciacquata in Arno del “tanto peggio tanto meglio”, sta prevalendo anche nel Granducato. Persino tra gli alfieri del neo “Senatore di Scandicci”. Tra quelli cosiddetti della “prima ora” che adesso, per altro verso (quello che conta), pongono a rischio -con un ricorso che molti hanno definito strumentale- l’eredità renziana per eccellenza: l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Proprio alcuni di coloro che -beffa nella beffa- proprio in queste ore sono stati chiamati -“in qualità di renziani”- a traghettare il PD toscano fuori dalle secche di una egemonia perduta.
Il “Partito del Disfare” non molla e sembra tornare più forte che mai!
La magistratura amministrativa regionale farà le proprie valutazioni e non è detto che il ricorso presentato anche dal Comune di Prato sarà, alla fine, accolto. Ma Il segnale è lanciato. E il sasso scagliato. Non contro (il forse “ex-amico”) Renzi, bensì contro il sogno di una nuova stagione per il riformismo italiano.
Daniele Marchetti

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