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Il PD perderà ma (probabilmente) darà le carte

Nell’Italia del Rosatellum bis, tutto appare davvero possibile.

di Daniele Marchetti | 26 Febbraio 2018

Nell’Italia del Rosatellum bis, tutto appare davvero possibile. Persino che i “Grasso boys”, già scissionisti per paura di essere estromessi dalle liste renziane, possano beffardamente rimanere fuori del Parlamento o che, per altro verso, il partito perdente, quello col nome PD, destinato dai sondaggi ad arrivare terzo – ovvero ultimo dopo centrodestra e 5 Stelle – possa ottenere il gruppo parlamentare più ampio. E «dare le carte» nella partita per il nuovo Governo.

Gli ingredienti sembrano esserci tutti: il nocchiero di Gallipoli che sibillino ammette: “sempre che riusciamo ad entrare in Parlamento” confermando i timori manifestati -in tempi non sospetti- dalla rinuncia alla candidatura del Presidente della Toscana Rossi e, soprattutto, la crescente ridda di voci sull’attivismo di Gentiloni che starebbe facendo breccia nelle file della sinistra “senza se e senza Renzi”.

Per il resto, tutto appare già scritto: nella Costituzione in cui la scelta del Governo è affidata al Parlamento e non, già, direttamente al popolo con un ruolo ovviamente preminente del gruppo parlamentare maggiore. Ma anche nel Rosatellum in cui, senza un partito o una coalizione del 40%, saranno i seggi conquistati nel testa a testa maggioritario ad assegnare la partita.

Ma davvero il -buon ultimo- PD, potrà ambire ad avere il gruppo parlamentare più folto?

Proviamo a riflettere.

Se il PD si confermerà il primo partito italiano, nulla quaestio: otterrà, anche per la parte proporzionale, il maggior numero di parlamentari. Ciò sarà possibile sia attraverso un exploit in extremis del partito renziano, sia -cosa più probabile- per l’utile decisivo apporto dei cespugli alleati al PD con un consenso compreso tra l’1% ed il 3%. Ovvero pressoché tutti con l’incognita Bonino.

Qualora, invece, il PD dovesse attestarsi -come lista- al secondo posto dopo il Movimento 5 Stelle con il distacco limitato indicato dai sondaggi, la partita sarebbe decisa nei collegi uninominali. Ossia dal confronto sulla qualità della classe dirigente.

Una partita che, realisticamente e con il dovuto rispetto per tutti i candidati in campo, appare assolutamente impari per i pentastellati vista la caratura politica delle proposte -Gentiloni, Del Rio, Minniti, Bonino e Lorenzin su tutti- messe in campo dal Nazareno e dall’intera coalizione di centrosinistra.

Come sempre i conti andranno fatti innanzi l’oste, ma se il buon tempo si intravede -razionalmente- dal mattino, «un Governo stabile (e moderato) si troverà il modo di farlo» come ha solennemente dichiarato il Presidente del Consiglio a Berlino, certo della compiacenza dell’alto Colle.

Con buona pace dell’improvvido Juncker.

 

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, centrosinistra, classe dirigente, collegi uninominali, consenso, conti, costituzione, dichiarato, governo, movimento, nuovo governo, parlamento, pd, presidente del consiglio, toscana

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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