È di questi giorni la notizia che il nostro è il Paese europeo con la popolazione di anziani più numerosa. Non è un fatto nuovo in assoluto; da molti anni l’Italia è insieme al Giappone, la nazione con la più alta aspettativa di vita. In Italia i centenari sono ben 16.000 mila; 3milioni e 600 mila gli ultra 80enni.
Di fronte a questi dati e considerato il continuo attacco dei vari governi allo stato sociale, conquistato dagli anni ’60 in poi grazie alle battaglie politiche e sindacali da parte delle forze socialiste, viene spontaneo chiedersi se è opportuno vivere fino a 100 anni, in povertà. Questo è il dato di fatto; si vive di più ma troppo spesso in miseria.
Chi 40 anni fa è andato in pensione con quella che era considerata una pensione eccellente (2 milioni di lire) oggi con 1.000 euro muore di fame. Questa si chiama perdita del potere di acquisto della pensione, complice la sua mancata (totale) rivalutazione e l’imbroglio dell’euro. Con la moneta unica i generi alimentari, ristoranti e pizzerie, hanno subito rincari del 100%.
Un caffè costa 2 mila lire; un gelato 5 mila. Cifre inimmaginabili fino a 18 anni fa.
Per fare un’ecografia (per esempio) dal costo di 120 euro, il cittadino è costretto a pagare 55 euro; non è più un ticket simbolico ma una tassa, che i più anziani non riescono a pagare e rinunciano a curarsi. Ma i nostri politici dicono che ci sono delle fasce di esenzione, ma ignorano che – là dove ci sono – i comuni mortali non le conoscono. E che per accedervi, comportano una barriera burocratica che il cittadino non riesce a superare.
Per non parlare dei risponditori automatici degli ospedali, che fanno letteralmente impazzire i cittadini non tecnologici. Abbiamo provato dalla nostra redazione a fare la prenotazione di una visita per telefono; occorrono ore di tempo e prontezza di riflessi: viceversa non si riesce a parlare con nessuno.
E che dire della digitalizzazione che i nostri governanti ed anche le Poste italiane impongono. Un cittadino va a ritirare una raccomandata all’ufficio postale. Entra, prende il numero, attende il proprio turno, e quando – dopo una lunga coda – il “traguardo sembra a portata di mano”, l’impiegato vi dice che dovete andare sul tabellone luminoso, dove l’avviso deve essere strofinato su una certa immagine per essere letto; se il cittadino riesce a compiere l’operazione, la macchina emette un altro numero ed occorre rifare la coda daccapo. Ma una persona anziana non riesce a fare tutto questo. Idem, quando si deve telefonare ad un ente per avere un’informazione: puntualmente vi rispondono di andare a cercare l’informazione sul loro sito. Siamo alla follia pura!
In certi processi di informatizzazione occorre la gradualità. Non si possono imporre delle regole che comportano una discriminante fra i cittadini informatizzati e i tanti adulti e anziani che non sono capaci di comprendere il funzionamento di certi strumenti .
Una delle ultime battaglie portate avanti dal leader dei Radicali Marco Pannella è il “diritto alla conoscenza” che viene totalmente ignorato. Ad esempio, varare degli aiuti a favore degli anziani e non fare in modo di comunicare con loro con una circolare è una violazione del diritto alla conoscenza. Vi rispondono, ma l’abbiamo pubblicato sul sito: ma andate a farvi friggere voi e il sito. C’è un’Italia che versa in povertà e che non sa neppure che cosa sia il digitale e l’informatica; questa è la realtà.
Il governo vieti i risponditori automatici negli ospedali, anche privati (che operano con il Servizio sanitario nazionale) e di tutti gli enti pubblici. Si ripristino i vecchi centralini telefonici con gli operatori; si dia lavoro agli invalidi, che nessuno assume più (neppure le aziende private, che preferiscono pagare le multe per non impiegare i lavoratori appartenenti alle categorie protette, come previsto dalla legge). Occorre umanizzare il rapporto fra i cittadini e tutti i centri di servizi, necessari al vivere quotidiano. Tutte le problematiche che abbiamo trattato, toccano da vicino la qualità della vita di anziani e meno anziani, al punto che la prospettiva di vivere molto a lungo finisce per non essere incoraggiante e diventa un incubo di fronte alla prospettiva di sempre maggiori ristrettezze economiche. Uno Stato che non riconosce il ruolo di chi ha lavorato e tratta il cittadino come un peso non è democratico: è un regime tiranno. La mancata rivalutazione delle pensioni dopo 40 anni è un furto.
Roberto Fronzuti

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