Marzo 1993, Camera dei Deputati, l’intervento del Presidente del Consiglio Giuliano Amato, viene interrotto da un onorevole della Lega Nord, tal Luca Leoni Orsenigo da Cantù, che prima espone e poi sventola un cappio, invocando ‘l’immunità parlamentare’ per quella magistratura che indaga sulla classe politica di quegli anni.
E’ trascorso un quarto di secolo, i cappi sono solo virtuali, e il segretario della Lega, Matteo Salvini, ‘in sul pratone di Pontida’, aizza i già padani ed oggi tutti italiani, attaccando con veemenza quel ‘pezzo’ di magistratura, che a seguito della sentenza di primo grado, che condanna, il fondatore nonché ex segretario Bossi, ed il tesoriere della Lega di allora, per appropriazione indebita nell’uso del finanziamento pubblico al partito, ha bloccato i conti correnti bancari del partito. Il cappio, fu l’emblema di un clima fortemente suggestionato, dai populismi di Lega e Fratelli d’Italia, ma non solo, anche da quell’élite moralistico ‘post berlingueriana’ che predicava la subalternità della politica ai meccanismi giudiziari. Il ‘cappio’ simboleggiò la fine della Prima Repubblica, oggi la condanna di Bossi, il blocco dei conti della Lega, le sentenze che evidenziano che all’arte di arrangiarsi dei partiti della Prima Repubblica subentrò l’assalto alla diligenza da parte dei partiti della Seconda, che si finanziarono lautamente dal debito pubblico. Il caso della Lega, non è stato il solo, ma è sicuramente emblematico: le esigenze del capo e dei suoi familiari, la carenza di giustificativi reali danno la sensazione che i partiti della Seconda Repubblica, non sono stati certamente migliori di quelli della prima, e che soprattutto un lungo elenco di disvalori politici e sociali li ha caratterizzati contribuendo al depauperamento della politica. La condanna di Bossi, il blocco dei conti correnti, la condanna dell’ex ministro di Fratelli d’Italia per il ‘MOSE’ di Venezia, l’assoluzione dell’ex ministro Mastella sono il segnale della fine della Seconda Repubblica. Ma la Terza Repubblica, vede ancora una volta la Lega nei panni del protagonista, però è cambiato il paradigma, il j’accuse di Salvini mina di fatto l’immunità, che la Lega concesse in passato alla magistratura quando perseguiva i suoi nemici politici, mentre si ha la certezza che le nuove parole d’ordine sono profondamente cambiate.
Chi ha sin qui spacciato paure e istigato tanto alla discriminazione quanto all’odio, e che si è strumentalmente adeguandosi, alla subalternità della politica alla magistratura, sembra essersi distratto rispetto alle vicende che riguardano la Procura di Napoli, che evidenziano come spregiudicatamente si è abusato e si intendeva continuare ad abusare di questa subalternità: ‘dottoressa se lei vuole, ha una bomba in mano’. Salvini per essere credibile, deve avere il coraggio di svincolarsi dalla stagione della sua ascesa di giovane in carriera, stagione in cui la Lega e gli altri partiti in Parlamento, si diedero milioni e milioni di rimborsi spese, molti delle quali magari mai effettuate. Salvini deve far dall’ae mea culpa per l’ambiguità di quel ‘coté’ strumentale con quella parte della magistratura, che ha condizionato e mina la libertà e l’autorevolezza della politica. “Noi che viviamo in tribunale siamo uomini fortunati perché, senza pagare il biglietto, abbiamo un posto in prima fila nel teatro della vita” così spregiudicatamente si posizionava il il procuratore Woodcock, e sul palcoscenico del suo teatro ha fatto sfilare di tutto e di più: politici, principi, cantanti, soubrette, amministratori, in una interminabile serie di inchieste accompagnate dal frequente tintinnar di manette, che però hanno avuto quasi tutte, un’unica fine, quella di non poter approdare in un aule del tribunale. Senza un attimo di tregua, con le telecamere sempre accese, che fece scrivere al più giovane dei Feltri, Mattia ‘Si potrebbe dire che Woodcock ha fra le mani la stessa indagine da sempre. Insomma, ne comincia una e da questa ne scaturisce un’altra e così via’ e a Filippo Facci “Le sue inchieste più note sono state una collezione di incompetenze territoriali, nomi altisonanti assolti, ministri prosciolti, valanghe di richieste d’arresto ingiustificate” e nonostante tutto queste premesse, Salvini non ha esitato un minuto a cavalcare l’affare Consip’. Direbbe un famoso concittadino di Woodcock, Totò ‘Salvini, ma mi faccia il piacere’.
Mimmo Merlo (lavocemetropolitana.it)

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