L’Italia è una repubblica fondata…sull’equivoco e non sul lavoro. Primo perché lavoro non c’è. O per lo meno , non ce n’è per tutti. Lo hanno distrutto. Ora lasciamo perdere chi; io no di sicuro. Era meglio se fosse stata fondata sulla libertà, ma era chiedere troppo ad un paese uscito sconfitto dalla guerra e da una dittatura di venti anni; sarebbe stata un overdose che tra cattolici e blocco sovietico, l’avrebbe stramazzata al suolo, seppur democraticamente. Secondo ed è il prologo in termini di tempo, è quello di aver voluto far credere che la” Breccia di Porta Pia”, il 20 settembre 1870, fu una vittoria della laicità dello Stato temporale, per buona pace dei massoni e del compromesso tra monarchici e repubblicani. Solo dopo che Bismark, il cancelliere prussiano sbaragliò a Sedan l’esercito francese, timidamente il governo italiano presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri Giovanni Lanza ipotizzò un’avanzata verso lo Stato pontificio fermandosi ai suoi confini. Quando la guerra franco prussiana ebbe il suo epilogo con la caduta di Napoleone III e l’occupazione di Parigi nei primi del settembre di quell’anno, il Regno, si decise con titubanza e raccomandazioni a rompere quell’imene per entrare in Roma. Bell’affare: ci battezzammo per quello che fummo; considerati, e tutt’ora lo siamo, dei volta gabbana. Nella nostra incoerenza, per opportunità, per calcolo od altro, questo retaggio, vizio, ha permesso nel contesto politico e diplomatico di nascere in mezzo alle grandi nazioni europee che dominavano il mondo. Gli eroismi non ci sono mancati nel corso della Storia patria, come ad esempio Vittorio Veneto, ma furono quasi sempre contorno, non la sostanza. Chi dovrebbe festeggiare il 20 settembre, invece, è il Vaticano. Paolo VI, lo ricordò come una liberazione di un potere vetusto, quello temporale, che non si addiceva alla Chiesa, la quale da quel momento cominciò a diventare ecumenica nel senso pieno del termine. Di equivoci ce ne sono diversi altri, quello, ad esempio, citato proprio su Pensalibero.it nell’articolo di Aldo A. Mola “ Il falso mito della Marcia su Roma”; ancora una volta Roma! Mola, ne ricorda l’evento con precisa e impietosa verità: fu poco più di una passeggiata. Seguirono altri episodi, ma l’idea che gli “Italiani sono brava gente” e che costruirono strade e scuole in Africa o aiutarono i greci a crescere dalla loro secolare arretratezza, fu un’altra amenità, un’edulcorazione della Storia. Graziani e Badoglio avrebbero meritato la fucilazione per la guerra in Etiopia e i campi di concentramento in Libia. L’Italia usò la pirite, cioè il gas, nei suoi sofisticati per l’epoca, bombardamenti sulla popolazione inerme, difesa da un esercito che non aveva nessuna contraerea se non qualche mitragliatrice. Solo il generale Bellomo fu fucilato dagli inglesi alla fine del conflitto, ma non per quelle infamità, rifiutando la grazia che all’ultimo momento gli fu offerta. Un episodio, appunto, di alto eroismo. L’idea che i partigiani abbiano liberato l’Italia per causa di una disastrosa guerra, se non è falso e un equivoco che va per la maggiore. L’Italia fu liberata dagli alleati che vennero a morire sulle nostre colline, per colpa di un popolo col complesso d’inferiorità feroce e consistente. Una buona parte dei partigiani per lo più speravano in Stalin, non certo per una Repubblica democratica appoggiata solo in un secondo momento. La bufala dell’armistizio di Cassibile in Sicilia, che invece fu una vera resa senza condizioni, per decenni e ancora oggi, vaga nelle menti di molti, mentre il re tradiva il suo esercito e con esso il popolo. I militari trovarono il riscatto, difendendosi dai “ traditi” tedeschi in numerosi tragici episodi, anche vittoriosi, ma sempre eroici e mai troppo conosciuti. Si potrebbe continuare oltre, di equivoci ne abbiamo avuti molti ancora, non ultimo il referendum sul divorzio, che ha fatto patire generazioni di coppie per come, anche se vinto, fu regolato. Complice il PD..ops..scusate la DC, ma anche questo e un equivoco all’italiana.
Enrico Martelloni

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