Stamattina, sveglia all’alba per avviare una piccola consulenza in Scozia.
Secondo “The National” (scozzese e indipendentista), l’agenzia di rating Standard Ethics, dopo una sfilza di declassamenti, ha minacciato di valutare i titoli di stato Turchi come “junk bond” (spazzatura): “This could be a serious blow for Turkey as it attempts to negotiate its way into the European Union.”
Ho verificato. “The National” ha ragione. La decisione è freschissima e sarebbe il primo caso di un “junk bond” per ragioni etiche (dicasi etiche). Assicurazioni ed almeno una cinquantina di grandi banche (di cui varie italiane) rischieranno di essere sotto osservazione e potrebbero essere costrette a liberarsi dei titoli turchi oppure dire addio ad un buon “rating di merito sostenibile”. Il cliente aveva intuito bene.
Scrivo da un albergo con vista sul centro città. Indosso un tailleur pantalone da lavoro, un filo di perle, una camicetta bianca di seta. Sto attenta a non rovinarmi le unghie sulla tastiera. Aspetto (per un aperitivo) alcuni signori senz’anima in camicia bianca gemellata, gessato, stringare nere.
Da domani parlerò con il mio capo e mi metterò al lavoro per lo scozzese: esaminerò i conti per una veloce pulizia di bilancio.
Rilevo però una indicazione strategica. Esiste una possibilità (statistica) che il declassamento da parte di una agenzia di rating di sostenibilità possa ridurre l’”investment grade” ai titoli di stato di una grande nazione OCSE. Esiste una possibilità (statistica) che chi intenda liberarsi di questi titoli “eticamente” insostenibili, non sia solo il mio bel banchiere britannico, ma anche altri (tipo quelli che vedrò tra poco). Esiste una possibilità (statistica) che acquisti peso mediatico questa correlazione tra rating e: 100.000 cittadini turchi incriminati; 150.000 dipendenti pubblici licenziati in tronco (inclusi 3.979 giudici e pubblici ministeri); 180 media chiusi (di cui 31 canali televisivi, 5 agenzie di stampa, 62 giornali, 19 riviste, 34 radio, 29 case editrici), 216 giornalisti inquisiti (di cui 159 in carcere) e 23.308 senza lavoro.
Se è vero che il denaro non dorme mai, per la prima volta nella storia, alcune banconote puzzeranno (e non per ragioni legali, ma etiche). Chissà che ai banchieri non possa spuntare un’anima. Sarebbe un fatto grande quanto la scoperta della ruota.
A seguire, potremmo ambire ad avere parlamentari laureati, colti, davvero professionali, con una buona esperienza politica ed una solida cultura democratica. Ginecologhi poco attratti dagli aspetti secondari del loro bel lavoro. Concorsi universitari degni di questo nome. Donne sempre solidali con le altre donne (ancor più in caso di violenze). Solo avvocati onesti e giornalisti più interessati alle idee degli altri che alle loro. Potremmo perfino sperare di avere donne in carriera, indossanti tailleur blu con un filo di perle (attente a non rovinarsi le unghie sulla tastiera), sposate, con figli. Persino fedeli.
Tra tutte queste cose, l’ultima è (in effetti) la più complessa.
Oddio… mica vero.
A pensarci bene il mio quasi fidanzato potrebbe portarmi all’altare quando sono bella ubriaca (vuoi che il prete non mi strappi un bel “sì”). Cosa vuoi che sia
Florenza Carsi

Lascia un commento