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Autonomia: destra o sinistra?

Nel caso del referendum sull’autonomia, promosso dal presidente della Regione Lombardia, Maroni, il discrimine tra il dire Sì o No, sembra essere quello di autodefinirsi di sinistra, secondo pregiudiziali stereotipate.

di Mimmo Merlo | 17 Luglio 2017

Destra-Sinistra era una canzone di Giorgio Gaber, pubblicata nel 1994, nell’album dal vivo ‘ E pensare che c’era il pensiero’ e, riproposta in versione registrata, nell’album ‘La mia generazione ha perso (2001). La canzone mette ironicamente in risalto le presunte differenze tra destra e sinistra politiche, delle quali è una bonaria critica. Tutta la canzone verte infatti su luoghi comuni anziché sulle differenze di tipo idealistico, ed è lo stesso Gaber a specificare che, attualmente, le differenze fra le due parti sono ormai minime, e che chi si definisce di una fazione rispetto ad un’altra lo fa per mera «ideologia», e per «passione ed ossessione» di una diversità che «al momento dove è andata non si sa». In altre parole, la differenza fra chi si definisce di una parte piuttosto che dall’altra è solamente ostentata, ed è nulla per quanto riguarda il lato pratico. Nel caso del referendum sull’autonomia, promosso dal presidente della Regione Maroni, il discrimine tra il dire Sì o No, sembra essere quello di autodefinirsi di sinistra, secondo pregiudiziali stereotipate. Che il referendum sia stato promosso e indetto in versione ‘trailer’ alle prossime elezioni regionali è cosa nota, e che lo stesso Maroni intenda riproporre la propria candidatura andando ben oltre al proprio schieramento di partito, è del tutto evidente, così come poteva apparire giustificata, la prima reazione negativa da parte della sinistra in Regione. Ma, come spesso accade in politica, il tempo e gli eventi possono indurre a variazioni di opinioni, che è più che giusto è doveroso valutare, perché sono solo gli stupidi che non cambiano mai idea. Il propendere per il sì piuttosto che per il no, o viceversa, diventa un’occasione a prescindere per auto referenziare e legittimare un posizionamento politico, così poter evitare ogni approfondimento in merito al tema. Nella storia del nostro Paese, la prossimità di visioni autarchiche è una costante che accomuna destra e sinistra non riformista, per le quali, l’unità del modello e di sistema è il fattore caratterizzante di una comune concezione assolutamente conservatrice; ma ciò che oggi stupisce, è il tatticismo del neonato ‘Insieme’, che così intende sottrarsi dal confronto con Governo e Parlamento sul tema dell’autonomia. Le motivazioni sin qui addotte appaiono strumentali soprattutto se la si riferisce allo spreco di costo: meglio investire denaro per affrontare il problema della casa. Sembra una giustificazione postuma, soprattutto da parte di quella componente del centro sinistra, quella così detta arancione ha avuto proprio nelle periferie, il proprio tallone di Achille, con una emorragia di voti, a causa di cinque anni di assoluta distrazione, sia nel destinare risorse e sia nel confutare a Governo e Parlamento la propensione al centralismo e la costante penalizzazione dei territori. Alcuni dati aiutano a capire: la spesa pubblica nel quadriennio 2013-2016 è diminuita di trenta miliardi di euro, la spesa pubblica ‘non aggredibile’ ovvero quella relativa a pensioni e interessi sul debito, è cresciuta dello zero per cento, mentre la media europea registra una crescita del sette per cento, ma non è indifferente conoscere come si è ottenuta questa performance, ovvero aggredendo l’autonomia degli enti locali e periferici, in modo indiscriminato e senza tener conto del merito, in modo che i virtuosi venissero danneggiati a scapito dei meni virtuosi. Illustri economisti e sociologi, da tempo spiegano che la diversità tra territori e relative comunità è un fatto antropologico, culturale, economico e sociale, e continuare a declinarli in una visione unica ed omogenea è un errore ed è soprattutto pericoloso per la democrazia. E’ un dato consolidato, che sia il ceto medio il garante della tenuta democratica, il non tenerne conto è un grave errore di miopia politica, e l’incapacità di sviluppare un ragionamento preliminare spinge a pressioni, nonché alla nascita di movimenti e partiti fragili. Ciò che viene da più parti richiesto è una democrazia con annessa governance, che sia funzionale e quindi più vera, e non imbalsamata in formalità desuete o disattese, senza la quale la rappresentatività viene meno, o non è riconoscibile o serve solo per infilare granelli di sabbia per bloccare gli ingranaggi decisionali. La vicenda della città metropolitana, è la cartina di tornasole, di una democrazia territoriale minacciata nella propria funzionalità, nonché il èpersistere di una visione assolutamente in contrasto con la dinamica europea e globale. Presupporre che sia sufficiente l’apertura di un dialogo costruttivo con Governo e Parlamento è come negare oltre un quarto di secolo di storia del nostro Paese, dove l’autonomia della governabilità territoriale è stata narrata sia dal Parlamento, sia dallo Stato e sia dalle stesse Regioni, secondo principi accentratori e di fatto negazionisti del principio di autonomia. Stravolgere l’intento originario del referendum, che è solo quello di battere cassa per aumentare l’ammontare dei trasferimenti, sarebbe solo minimale e strumentale, mentre affrontare il tema dell’autonomia che investa la più complessa architettura istituzionale territoriale, dove ogni comune è un replicante di funzioni piuttosto che risorsa per una nuova declinazione del modello di governo del territorio, in grado di affrontare innanzitutto il diffondersi del disagio, e le diseguaglianze che spesso sono causate dell’insufficienza di risorse. Nonché dalla carenza di visione. Riqualificare il referendum sull’autonomia è una chance per la sinistra per essere innovatrice, non comprenderlo e presupporre sia più funzionale uno steccato identitario, del quale non si percepiscono in concreto le finalità che possano interessare i lombardi, significa confermare che Giorgio Gaber aveva visto giusto già un quarto di secolo fa.

Mimmo Merlo  (lavocemetropolitana.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, architettura, canzone, centro sinistra, democrazia, diversità, elezioni, elezioni regionali, euro, governance, governo, maroni, merito, parlamento, pensioni, referendum, spesa pubblica

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