E’ più probabile che l’abbinamento delle elezioni nazionali con le elezioni regionali della Toscana aiuti il PD a riconquistare la regione “rossa”, oppure votare assieme le due cose potrebbe giovare all’attuale governatore Rossi? Soprattutto, per incrementare, con il suo traino in Toscana, il risultato elettorale degli scissionisti di Art. 1, quale che sia il simbolo sotto il quale si raggrupperanno per le ormai prossime elezioni politiche?
In Toscana la durata e la stabilità della giunta regionale dipendono tutte dalla risposta a questa domanda. Da quando il presidente in carica, Enrico Rossi, è uscito dal PD per essere tra i fondatori di MDP, la sua permanenza alla guida della Toscana è vista da molti dirigenti del PD come il fumo negli occhi. In fin dei conti – dicono – è stato eletto con i voti del PD che ha tuttora in consiglio regionale la maggioranza. Tra i primi a prospettare un possibile sfratto, il segretario regionale, Dario Parrini. Il problema, però, è assai più complesso. La caduta di Rossi porterebbe diritto a nuove elezioni, come conseguenza della elezione diretta dei Presidenti regionali ormai in vigore da venti anni.
E le prospettive, per il PD, sono tutt’altro che rosee. In due anni e mezzo il partito ha perso la metà dei sindaci dei comuni capoluogo di provincia: Livorno e Carrara (capoluogo a metà, visto che la provincia è Massa Carrara) a favore del M5S; Grosseto, Arezzo e Pistoia a favore del centro-destra.
Il segretario regionale Parrini, lo stesso che incalza lo scissionista Rossi, è lui stesso fortemente sotto accusa per questa serie di sconfitte, perché oltre a queste città importanti, ci sono da mettere in conto numerosi altri comuni che erano, una volta, una sorta di riserva indiana per la sinistra. Perciò la presidenza della Regione non appare più tanto certa come una volta: Liguria docet. Come se non bastasse, già si preannunciano movimenti tellurici all’interno del PD per scegliere il candidato alla successione di Rossi. Stefania Saccardi, già vicepresidente e attuale assessore alla sanità, viene considerata la scelta naturale. Perché è da molti anni nella cerchia di Renzi (addirittura prima che fosse sindaco di Firenze) ed anche secondo tradizione. Gli ultimi due presidenti, Claudio Martini ed Enrico Rossi, venivano da una lunga esperienza all’assessorato alla sanità. Ma allo stesso incarico, non è un mistero, punta anche Eugenio Giani, attualmente presidente del consiglio regionale. Potrebbe rinunciare, ma solo per correre allo scranno più alto di Palazzo Vecchio, ma così entrerebbe in conflitto con colui che lo occupa attualmente, Dario Nardella e che non pare avere intenzione di sloggiare. E non è finita: le prossime elezioni politiche certamente non confermeranno il numero di parlamentari toscani del PD: è escluso di poter mettere nel conto un eventuale premio di maggioranza alla Camera, come fu nel 2013. Perciò i concorrenti al “rodeo” potrebbero essere tanti altri. Quale che sia la data del voto per le prossime regionali in Toscana, assieme alle politiche la primavera prossima, oppure alla scadenza naturale con Rossi “congelato” alla presidenza, sarà comunque un gran garbuglio.
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