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Quello che i giornali non scrivono sull’annullamento di Porcellum e Italicum

Una cultura data per spacciata e politicamente non rappresentata nelle istituzioni, ha prodotto un atto politico importante e positivo per il Paese

di Nicola Cariglia | 30 Gennaio 2017

Ma guarda: i promotori dei ricorsi alla Corte Costituzionale sulle due ultime leggi elettorali, cioè coloro che hanno “silurato” prima il Porcellum e poi l’Italicum, hanno una caratteristica sapientemente occultata da giornali, radio e televisione. Appartengono tutti a quel filone culturale e politico che possiamo definire (con tutta l’imprecisione delle definizioni) laico, liberale e socialista.

Forse perché si tratta di quel filone che sempre ha dimostrato di avere in misura maggiore il senso dello Stato? O è perché con le due leggi in questione prima il Centrodestra, poi il PD hanno cercato sistemi che potessero favorirli alle elezioni, da un lato eliminando concorrenti e dall’altro semplificando la vita alle oligarchie pro tempore al comando? E’ un fatto che il PD mai si è opposto veramente al Porcellum ideato dal Centrodestra e che, quando ne ha avuta la possibilità perché in maggioranza (2006-2008) non si è attivato per abolirlo. Ed è un altro fatto che l’Italicum è arrivato in porto con più di un atto di benevolenza dei parlamentari di Forza Italia e con il sostegno di varie formazioni centriste e di ex berlusconiani fluttuanti.

Dunque, senza l’azione meritoria e quasi decennale dei giuristi che si sono battuti nel generale disinteresse contro le due leggi dichiarate incostituzionali non avremmo oggi una legge elettorale depurata di alcune aberrazioni. Il parlamento potrà, nella sua autonomia, modificare il testo risultante dalla applicazione della sentenza della Corte Costituzionale. Che può non essere il massimo. Ma, intanto, non sarà più possibile che un partito con meno di un quarto dei voti possa poi, grazie al ballottaggio ed al premio di maggioranza diventare arbitro assoluto del governo. E se gli elettori non avessero bocciato al referendum le riforme costituzionali, si sarebbe trattato di un potere privo di adeguati bilanciamenti, in  attuazione del disegno complessivo dei “riformatori” renzian-boschiani.

La bocciatura dell’Italicum, dopo quella delle riforme costituzionali è, in tutta evidenza, un colpo ancora più micidiale per il PD renziano. Il quale si trova ad invocare elezioni ravvicinate pur trovandosi in gravi difficoltà. Le divisioni, già affiorate alla vigilia della sentenza, si aggravano. A contestare Renzi, per ora meno clamorosamente, non è solo la parte Bersaniana, D’Alemiana, e Speranziana. Le crepe sono ormai dentro la stessa maggioranza che aveva portato Renzi alla segreteria del partito. Ma proprio Renzi viene ormai percepito non più come un valore aggiunto ma un peso. E ci si chiede, scopertamente se sia il segretario adatto per affrontare il voto.

Infine, vale la pena tornare su chi ha provocato tutto questo sommovimento, cioè sui giuristi che hanno sollevato in molti tribunali italiani la questione di costituzionalità sull’Italicum, così come avevano fatto, con successo, anche per il Porcellum.

Sono tutti di area laica, liberale e socialista, vale la pena di sottolinearlo ancora. Aldo Bozzi, Claudio Tani, Felice Besostri e  Vincenzo Palumbo, per ricordarne solo alcuni. Non sono digiuni di politica: Felice Besostri è stato deputato del PSI, Vincenzo Palumbo del PLI, Aldo Bozzi è nipote del suo omonimo che fu, nel 1983, presidente della commissione bicamerale per le riforme ed uno dei principali esponenti liberali del dopoguerra.

Insomma, una cultura data per spacciata e politicamente non rappresentata nelle istituzioni, ha prodotto un atto politico importante e positivo per il Paese.

Potrebbe essere un buon punto di partenza per una forza politica nuova con le radici nella storia d’Italia assai profonde.
Nicola Cariglia

Pubblicato in : Il punto del DirettoreTag: commissione, commissione bicamerale, corte costituzionale, elezioni, giornali, governo, italia, legge elettorale, Liberali, parlamento, pd, porcellum, psi, referendum, renzi, riforme, sentenza della corte, sostegno

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Nicola Cariglia

    31 Gennaio 2017 alle 21:46

    Caro Formicola,

    E’ bello poterla leggere con la stessa simpatia con cui seguivamo le gesta dei soldati giapponesi che proseguivano la loro guerra, ignari della capitolazione.

    Rispondi
  2. Gianfranco Formicola

    31 Gennaio 2017 alle 04:58

    Ovviamente dove sbaglia Cariglia, insieme suoi immancabil corifei nostagici di un passato tristo e vivvaddio sepolto, e’ nell’analisi del post- referendum.
    E’ certamente comprensibile che i tanti 0 virgola del paese, accumunati solo dall’ odio e dall’invidia per il rampante giovane leader che ha saputo portare il Partito Democratico ( ebbene si, ci fa piacere che ora sia diventato un partito democratico e non piu’ il Partito Comunista Italiano, per rispondere a Giampaolo) dal 15 al quasi 40 per cento, si siano tutti ringalluzziti dall’effimera vittoria che, unendoli da Fratelli d’Italia a Sinistra e Liberta’, li ha portati ad illudersi di contare qualcosa nel paese .
    Cariglia e i suoi tanti amici non possono non sapere che al momento elettorale , qualunque sia la legge che a colpi di ricorsi e di igarbugliati bizantinismi sono riusciti a partorire, al solido trenta per cento di entusiasti democratici renziani, non potra’ non aggiungersi un significativo numero di pur democratici che, obtorto collo, non potendosi loro malgrado riconoscersi nei tanti estremismi nostrani, voteranno l’unico partito italano veramente rappresentativo di democrazia e novita’. E allora si vedra’.
    Gianfranco Formicola giaformi@unina.it

    Rispondi
  3. Giampaolo

    30 Gennaio 2017 alle 12:13

    Non so se avete fatto caso. I partiti LAICI, ancorché decimati, hanno sempre lo stesso nome.
    Socialisti e socialdemocratici; repubblicani; liberali; radicali.
    Forse significa che hanno delle solide radici democratiche? Credo di si.
    Gli altri? dal 1993 (anzi dalla caduta dell’impero sovietico) hanno cambiato nome. Ci sarà pure un motivo!

    Rispondi
  4. Giampaolo

    30 Gennaio 2017 alle 12:09

    Con Felice Carlo Besostri ci ritroviamo, come laici e socialisti a Bologna sabato 4 febbraio, per fare il punto sulla situazione dopo referendum e sentenza della Consulta. Credo che ne uscirà qualcosa di buono. I partiti laici sono avvisati. Battano un colpo.

    Rispondi
  5. Antonio Ciampaglia

    28 Gennaio 2017 alle 18:54

    Caro Nicola,sono sempre interessanti ed anche centrati le note e gli editoriali che cadenzano le uscite di Pensalibero.Anche questa volta -con le considerazioni a margine della sentenza della Corte sull’ultimo obbrobrio dell’Italicum,come su quello precedente del Porcellum – è condivisibile il tuo giudizio.La ratio di entrambi questi due mostri giuridici partoriti da menti ottenebrate appare ispirata,è vero, dall’intento di mortificare la democrazia nel nostro Paese,facendosi schermo della sacra istanza di una governabilità,senza contrappesi e senza vincoli.Ci voleva il voto ultimo del Rederendum – al cui No ho personalmente dato una mano anche nella cabina elettorale – per fare intendere la portata del disastro in cui rischia di cadere la nostra Repubblica.Se non avviene il miracolo,di richiamare il Parlamento ad un estremo
    di responsabilità,per fermare fermare questi pazzi scatenati desiderosi di correre al voto con qualsiasi legge elettorale.Pur,a parer loro,di governare- alla loro maniera! – gli ultimi sussulti di una democrazia morente.Un disegno “unitario”,per così dire,che viene da lontano,da ben oltre un ventennio,che abbiamo chi più chi meno,la colpa di non aver saputo fermare per tempo.

    Rispondi
  6. Paolo Francia

    28 Gennaio 2017 alle 13:51

    Mah, io della giustizia mi fido pochissimo, le leggi non son mai applicate ma interpretate da questi dinosauri che si credono divinità in terra e che fanno il bello e il cattivo tempo. La mamma degli azzeccacarbugli è sempre prolifica. Poi ogni tanto ce n’é qualcuno di serio, ma insomma, una classe politica sana e matura non dovrebbe avere bisogno della giustizia per fare leggi elettorali decenti. Condivido assolutamente l’analisi sul PD attuale, Renzi sta al PD come Raggi ai 5 stelle, appunto, due fardelli! Queste leggi se le erano fatte a loro uso e consumo, per spartirsi a turno il potere, non avevano previsto l’incognita del terzo incomodo, il M5S e lo tsunami di sdegno verso le istituzioni del popolo dimenticato.

    Rispondi
  7. Giampaolo

    27 Gennaio 2017 alle 22:43

    Non serve commento. Hai centrato il punto Nicola. Che vuoi Non si può essere PAPI se non si è imparato almeno a farsi il segno della CROCE!

    Rispondi
  8. Angelo Giubileo@anggiub

    27 Gennaio 2017 alle 09:17

    In queste ore che hanno fatto seguito alla sentenza della Consulta sull’Italicum, ne abbiamo sentite di tutte le specie e, è proprio il caso di dire, di tutti i colori. A tale proposito, Nicola rende esattamente giustizia al fatto che la bocciatura della Corte, unitamente all’insuccesso referendario, certifichino la fine di un processo elitario, nella specie “maggioritario”, fatto di debito, sprechi ed evasioni, durato oltre vent’anni. Una svolta, dunque, che è ancora necessaria; perché, ancor prima che politica, essa si è manifestata finora solo sul piano culturale, frutto di “quel filone che possiamo definire (con tutta l’imprecisione delle definizioni) laico, liberale e socialista”.

    Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
    chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
    chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria

    Ma purtroppo, la gloria e i ricordi non servono abbastanza al futuro del paese. Come rilevato saggiamente da Adam Smith, non basta uno spillettaio, occorre quanto meno una piccola fabbrica di spilli.

    Rispondi

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