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BREXIT

di Enrico Martelloni | 3 Luglio 2016

Cari amici, non si può nemmeno andare in ferie fuori il canonico agosto, che ti capita di tutto: prima hanno appeso Fassino all’appendino, poi raggi di sole a Roma scottano Renzi, lo ustionano ma dice che un’ sente nulla. Ora Camerone scazza il referendumme e sorte dall’Europa….Sorte….aspettiamo a dillo. Comunque il referendumme l’ha perso ed ha aperto un bel po po’ di casino che la metà basterebbe. La Scozia vuol restare in Europa e rivendica l’indipendenza, i giovani vogliono restare in Europa, anche se del totale dei voti, questi valgono il 36% circa dei votanti del regno. Farage racconta balle sul costo del celebrato servizio sanitario dell’ United Kingdom, il Galles passa in semifinale agli Europei di calcio. E l’Inghilterra?….perde dall’Islanda ed è Brexit !…. Ma sul serio. Un casino orgiastico del genere, Camerone non poteva inventarselo meglio: le borse finanziarie godono di quest’altalena per la gioia di catastrofisti che trovano il modo per dichiarare che siamo giunti alla fine del mondo, o almeno di quello occidentale.  Subito, il capo del governo inglese presenta le sue dimissioni; molto onorevole. Oh prava a farlo in Italia dopo il prossimo referendummeee…lasciamo stare l’Italia per carità…! Finita in un “Cucchiaio” di brodo.

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Pubblicato in : La vignetta di Enrico MartelloniTag: capo del governo, dimissioni, europa, giovani, governo, governo inglese, italia, mondo, renzi, roma, servizio sanitario

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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BREXIT

La storia di un matrimonio forzato e di uno di convenienza. Le banche hanno ordinati privatamente exit polls: se la moneta va giu’ vuol dire che sta vincendo il NO.

di D. Camerone | 22 Giugno 2016

L’adesione al progetto europeo si e’ sempre basato su buoni sentimenti, ottimismo e ideali quali pace, cooperazione, progresso economico e civile etc.. E’ stato cosi’ per i primi 6 Stati fondatori del Mercato Economico ed ancora piu’ forti sono stati questi sentimenti quando si sono aggiunti Paesi che avevano subito il trauma di dittature di destra (Grecia, Spagna, Portogallo) e di sinistra (Europa dell’Est). Per questi motivi il progetto europeo aveva il supporto della stragrande maggioranza della popolazione.

Nel caso della Gran Bretagna l’adesione al progetto europeo non aveva motivazioni idealistiche o sentimentali, ma pratiche: l’economia era in ginocchio ed il mercato comune poteva aiutarla a risollevarsi. Per questa ragione, la prevalenza del fattore economico, la maggioranza dei laboristi e dei sindacati si oppose a questo matrimonio con l’Europa imposto dal Big Business, i grandi interessi economici-finanziari. A questa opposizione di sinistra, piu’ numerosa, naturalmente si aggiungeva quella di destra nazionalistica che vedeva nel progetto europeo una perdita di identita’, liberta’ e democrazia. Comunque l’adesione alla Comunita’ Europea fu confermata da un referendum nel 1975, vinto dai Si’ a grande maggioranza. Da allora con l’economia che e’ tornata a crescere, l’Europa non e’ stato un tema politico prioritario, anche se la stampa popolare e quella di Murdoch alimentavano un clima di negativita’ verso l’Unione. Questo euroscetticismo latente e minoritario e’ cresciuto con la crisi dell’eurozona, dell’aumento incontrollabile dell’immigrazione europea in GB e l’ondata di rifugiati politici, fino ad imporre il referendum a Cameron. Pare che il risultato di questo referendum sia impronosticabile perche’ tutti gli opinion polls indicano una spaccatura netta 50/50.

Indipendentemente dal risultato, la realta’ e’ che l’opinione pubblica britannica e’ prevalentemente euroscettica e solo un 20-25% crede negli ideali del progetto europeo. Il resto sono eurofobici (30%) oppure euroscettici divisi in due gruppi: quelli integrali che voteranno NO e quelli realistici che voteranno SI’. Cameron ed i suoi ministri appartengono a questa fazione di euroscettici, cosi’ come il leader del Labour Party, Corbyn e si sono convertiti a favore dell’EU perche’ tutti gli economisti prevedono in caso di Brexit, una forte recessione economica, con meno entrate per lo stato e conseguente taglio della spesa pubblica ed aumento delle tasse.

Lo slogan di battaglia di Cameron e’ votate SI’ ed avrete the best of two worlds cioe’ accesso libero ad un mercato di 540 milioni di consumatori, fuori dall’Eurozona senza gli impegni che ne derivano (v. Grecia) e fuori da Shengen e quindi controlli alla frontiera ed i rifugiati non sono cavoli nostri. Un matrimonio di convenienza tra EU e GB.

Qualcuno famoso disse che in una guerra la prima vittima e’ la verita’ e lo stesso si puo’ dire per una campagna referendaria come questa che fa affiorare istinti basilari e pregiudizi. I promotori del NO affermano e scrivono sui manifesti che la GB versa all’UE 350 milioni di sterline alla settimana, dimenticandosi di dire che ne tornano indietro 250 milioni; che la Turchia sara’ presto membro dell’UE ed i suoi 80 milioni di abitanti potranno entrare liberamente in GB per togliere i posti di lavoro ai locali e mettere in crisi l’assistenza socilale come gia’ avvenuto con l’arrivo dei rumeni, bulgari etc. Tra l’altro hanno tirato in ballo anche il caso dell’Italia per dimostrare come il potere centrale e assoluto di Bruxelles uccide la democrazia. Il riferimento e’ all’autunno del 2011, quando Barroso, Merkel e Sarkozy fecero fuori un capo di governo(Berlusconi) democraticamente eletto. ( Non ditelo a Napolitano per il quale la democrazia in Italia e’ ancorata all’Europa…)

I promotori del SI’ spaventano altrettanto l’elettorato parlando di conseguenze catastrofiche in caso di Brexit. Cameron ha parlato di un ritorno al passato con possibili guerre nel Continente ed ha avvertito che ci sara’ un calo del reddito medio delle famiglie di 5000 sterline e la svalutazione della moneta fara’ crescere i tassi d’interesse sul mutuo della casa.

Nessuno puo’ prevedere con certezza cosa succedera’ dopo il referendum, ma la cosa piu’ probabile e’ che prevarra’ il realismo, ormai l’economia britannica e’ integrata in quella europea e nessuno vorra’ farsi del male: i tedeschi vorranno continuare a vendere auto in GB cosi’ come l’industria agroalimentare italiana, francese etc.. Le regole prevedono che in caso di Brexit, l’UE e la GB avranno due anni di tempo (prorogabili) per trattare i termini del divorzio. E’ quindi possibile che per qualche anno tutto rimanga come prima, ma nel lungo termine la GB cambi traettoria ed esca dall’orbita europea. Questo destino e’ possibile anche in caso di vittoria del SI’ perche’ gia’ adesso la GB e’ in una posizione di separato in casa e contento di esserlo.

PS. Per chi volesse seguire l’andamento del referendum giovedi’, si ricorda che per legge gli exit polls non possono essere pubblicizzati, ma le banche ne hanno ordinati privatamente per speculare sulla sterlina. Se la moneta va giu’ vuol dire che sta vincendo il NO.

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, anni, banche, barroso, battaglia, berlusconi, brexit, bruxelles, consumatori, crisi, democrazia, europa, eurozona, governo, gran bretagna, grecia, immigrazione, italia, la stampa, labour party, lavoro, mercato, merkel, napolitano, opinione pubblica

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