La politica nazionale fa crollare la credibilità dei comuni, ma la scelta dei candidati sindaci delle grandi città demolisce per sempre le alleanze bipolari della cosiddetta “Seconda Repubblica”. Lo spunto per osservare l’altra faccia della medaglia lo offre il brillante editoriale della settimana scorsa del direttore di Pensalibero che ha illustrato intelligentemente come i casi di Roma, Napoli e Torino al centro dell’attenzione del dibattito politico nazionale e di tutti gli organi di informazione stiano minando la credibilità dell’istituzione più diretta e vicina ai cittadini-elettori ovvero i municipi, i centri di amministrazione dei servizi collettivi ed individuali delle comunità in cui viviamo. Ragionamento perfetto se si considera che questa è l’unica grande e vera riforma elettorale degna di questo nome negli ultimi vent’anni che sia stata realizzata in Italia, ovverosia l’elezione diretta del sindaco della nostra città, del nostro borgo, del nostro paesino. Una legge che da la possibilità di mettere con il voto al posto di comando la persona cui abbiamo posto la croce col lapis sulla scheda elettorale, sostenuto da una maggioranza solida che dalle urne riceve i due terzi dei seggi a disposizione per i cinque anni di governo. Ed è proprio questa certezza che oggi mette ancora più in crisi i partiti nazionali, abituati alla precarietà di maggioranze “variabili” con tanto di “migrazioni bibliche” di parlamentari e senatori che escono alla bisogna dai propri partiti con i quali sono stati eletti per sostenere governi tecnici, di solidarietà nazionale e di non meglio precisate riforme epocali. Infatti, come sottolineava questa settimana il direttore Cariglia, quello che manca nelle feroci e drammatiche polemiche per la scelta delle candidature di Napoli e Roma è il programma di governo per risolvere le grandi emergenze amministrative delle due grandi città capoluogo di regione. Quello in scena è uno scontro di potere per decidere le sorti di chi comanda all’interno del Pd (nel caso di Napoli) e chi invece nel centro-destra (a Roma e Torino). E passa in secondo piano che la scelta dei candidati, primo non viene dai cittadini ma dai partiti (e il caso Milano dimostra che anche il Movimento 5 stelle non è immune a questa prassi). Non scelti dalle segreterie provinciali o regionali ma bensì da quelle nazionali con buona pace dei problemi delle città che condizionano la vita dei residenti. L’unico dato certo, a nostro avviso, è che questo “spettacolo” allontanerà ancora di più gli italiani dai partiti e dalla partecipazione elettorale, in quanto è sempre più chiaro che al cittadino resta solo la possibilità di affidarsi alle liste civiche per poter scegliere le persone che possano avere le capacità e la libertà di risolvere problemi ed emergenze che attanagliano gli 8500 comuni del Belpaese. La nota positiva di tutta questa vicenda potrà realizzarsi solo se in molti comuni prevarranno alle urne le liste civiche per guidare le comunità dimostrando che da una istituzione solida e ancora vicina ai cittadini la politica nazionale (lontanissima dalle vere necessità degli italiani) si possono eleggere liberamente delle persone che umilmente e silenziosamente sappiano realizzare quanto indicato nei documenti programmatici al riparo dalla ribalta dai riflettori e dall’indegno spettacolo che stanno offrendo i leaders politici nazionali.
Le elezioni comunali distruggono la credibilità di leaders e dei partiti nazionali
La nota positiva di tutta questa vicenda potrà realizzarsi solo se in molti comuni prevarranno alle urne le liste civiche per guidare le comunità
Info Cesare Mannucci
Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Non sono molto d’accordo su i “due terzi”, anzi, per niente… l’abbiamo visto col “porcellum” il quale ci ha regalato un Parlamento che fa ciò che cavolo vuole la “scuderia” e non c’è opposizione efficace!
Un solo esempio: la Leggina sull’applicazione ISEE anche agli invalidi, ebbene nonostante tre sentenze vinte e vinto anche il ricorso al Consiglio di Stato da una delle organizzazioni disabili (la ISEE-No-Grazie), il Ministro non si dà per vinto e dice “…non vi rimborserò gli arretrati che avete già pagato…”. Ciò implica un ricorso alla Corte europea e così via.
Cosa ha fatto il Parlamento finora? Poco o nulla perché tutti protesi a seguire il Premier nelle emergenze profughi e nelle vicende LGBT invece di pensare a circa un milione di famiglie penalizzate talvolta anche oltre il proprio reddito!
.
Chi comanda non deve MAI raggiungere un potere assoluto ma le forze politiche devono essere bilanciate tra maggioranza e minoranza, la discussione deve avvenire sui programmi e se i programmi hanno un fondamentale interesse verso la cittadinanza, l’opposizione non può che apportare minimi correttivi e assentire. Il fatto è che non hanno programmi utili alla maggior parte dei cittadini!
.
Vi immaginate un palazzinaro al controllo totale del Comune? E chi lo ferma…
.
Probabilmente non ci siamo capiti: i due terzi si riferiscono alla stabilità che garantisce la legge elettorale dei sindaci e per il rinnovo del consiglio comunale. Per la guida del Governo e per la rappresentanza politica alla Camera e al Senato è ovvio che non si possa replicare in toto la legge 81/93 per i comuni. L’esempio serviva solamente per far capire che l’ingerenza della politica nazionale sta facendo andare a gambe all’aria la legge per l’elezione dei sindaci che sino ad oggi pare aver funzionato molto bene…..