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Conti e Ue, la saggezza di decidere da soli

Se il governo decidesse di ridurre il deficit, tagliando la spesa o aumentando le entrate fiscali, l’effetto sarebbe un ulteriore freno alla ripresa economica.

di Giorgio La Malfa | 12 Marzo 2016

Nella lettera che la Commissione Europea ha indirizzato al governo viene mosso il rilievo che nel 2016 l’Italia mancherà i due obiettivi fissati nel fiscal compact. In sé, il rilievo è esatto: alla luce delle previsioni più aggiornate sulla crescita del Pil nel 2016, non si realizzerà né la riduzione del rapporto fra il deficit e il Pil, né la riduzione del rapporto fra il debito pubblico e il Pil. La Commissione accenna a una responsabilità del governo nel non avere ridotto la spesa pubblica nella misura suggerita dall’Europa, ma questo è un aspetto minore: la ragione principale della divergenza dagli obiettivi è una crescita del reddito nazionale nel 2016 inferiore alle attese. È implicito in questi rilievi che l’Italia dovrebbe tagliare il deficit 2016, o incidendo sulla spesa o aumentando la pressione fiscale. Questa è la logica conseguenza delle considerazioni della Commissione. Ma che cosa deve fare l’Italia di fronte a questi rilievi? La sola cosa saggia da fare è ignorarli: se il governo decidesse di ridurre il deficit, tagliando la spesa o aumentando le entrate fiscali, l’effetto sarebbe un ulteriore freno alla ripresa economica, con il rischio, molto probabile, di una ulteriore flessione del reddito nazionale che peggiorerebbe, invece di migliorarli, i due rapporti sui quali concentra la sua attenzione il fiscal compact. Il punto che ormai dovrebbe essere chiaro alla Commissione Europea  e malauguratamente non lo è  che i due obiettivi posti dal fiscal compact sono contradditori fra loro e, dunque, irrealizzabili. Perseguirli, come si è cercato di fare finora, porta a un esito opposto a quanto si desidera: si può forzare una riduzione del deficit, ma questo ha tali effetti negativi sulla crescita che il rapporto fra debito pubblico e reddito nazionale cresce invece di scendere. Una impostazione costruttiva della politica economica dovrebbe dissociare i due obiettivi, decidere quale dei due sia il più importante e il più urgente e agire di conseguenza. Per l’Italia, dato il livello toccato dal debito, l’obiettivo primario dovrebbe essere la riduzione del rapporto debito-Pil. Per ottenerla, bisogna sostenere la ripresa economica con tutte le forze. La Bce fa tutto il possibile per tenere bassi i tassi di interesse e questo dovrebbe stimolare la domanda. Ma se questo non basta e  come si è visto finora non basta, è giocoforza ricorrere al sostegno della domanda attraverso il deficit pubblico. Questo vuoi dire che bisogna rinunziare temporaneamente all’obiettivo di ridurre il deficit e concentrare l’attenzione sulla ripresa economica. Il governo italiano si rende conto di questo problema, ma ha cercato, finora, di guadagnare dei margini di sostegno alla domanda attraverso il deficit pubblico senza violare in misura eclatante le regole del fiscal compact relative al deficit. Con tutta evidenza questo non basta. Bisogna quindi, come si diceva un tempo, prendere il toro per le corna. L’Europa dovrebbe capire che la sua strategia va riformulata. Ma se la Commissione è ferma alle sue vecchie idee (che hanno già fatto molto male alla crescita nell’area dell’ euro), il governo italiano dovrà decidere per suo conto il da farsi. Sapendo che rispettare una regola sbagliata, aggrava in prospettiva I nostri problemi.

Pubblicato in : Primo pianoTag: bce, commissione, commissione europea, considerazioni, conti, debito pubblico, euro, europa, freno, governo, governo italiano, italia, sostegno, spesa pubblica

Info Giorgio La Malfa

Giorgio La Malfa è un politico e accademico italiano. Figlio di Ugo La Malfa, dal 1972 al 2013 è deputato nazionale per il Partito Repubblicano Italiano, lo stesso di suo padre e parlamentare europeo per due legislature.

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