La recente discussione sulla tanto attesa legge sulle unioni civili ha messo in evidenza le innumerevoli divergenze etico-sociali esistenti su quest’argomento. La nuova normativa è stata approvata dal Parlamento dopo molte polemiche e contrapposizioni ideologiche, su un tema che riguarda l’unione civile fra persone dello stesso sesso, e regolarizza la convivenza di fatto fra soggetti eterosessuali che vivono insieme. Bene hanno fatto i partiti che hanno lasciato libertà di voto ai propri deputati. Del provvedimento legislativo proposto dalla deputata Cirinnà, è stata accantonata la parte maggiormente divergente, che riguarda l’adozione del figliastro (stepchild adoption) della propria compagna. In mancanza di accordo fra i partiti, la risoluzione della questione è stata rinviata a data da destinarsi.
In attesa che riprenda il tormentone della stepchild adoption, l’inglesismo che i nostri deputati non hanno ancora imparato a pronunciare, fino al punto di essere stati sbeffeggiati dalla satira dei comici, vogliamo soffermarci sul cattivo gusto dell’uso quotidiano di parole straniere nelle cose che scriviamo e nelle conversazioni.
La frase adozione del figliastro è così semplice e diretta, eppure si è andati avanti a dire stepchild adoption, che tanta gente, ancor oggi non sa cosa significa, né come si traduce.
Sembra che i nostri uomini di governo, si divertano a non farsi capire dalla gente, per darsi un tono.
O forse perché si vuole tenere il popolo nell’ignoranza, lasciando all’élite che ha studiato l’inglese il timone. E’ un po’ come succede con il latino, la bellissima lingua antica, che avvocati e giudici usano per non farsi capire dal popolo.
Ma l’inglese è cosa diversa. Spesso ci rammarichiamo, giustamente, della scomparsa dei dialetti, che in alcuni casi sono una lingua vera e propria. Dobbiamo dolerci seriamente del fatto che l’italiano viene storpiato ogni giorno che passa, con l’introduzione nel nostro vocabolario di termini inglesi come hub. Ma perché dobbiamo dire ticket quando la parola biglietto è così bella? L’elenco potrebbe essere lungo, ma quello che vogliamo ribadire è la questione di difesa della lingua italiana, dall’imbastardimento con l’inglese.
Chi vuole parlare l’idioma di sua maestà la regina Elisabetta lo faccia, ma quando vuole esprimersi in italiano lo faccia correttamente.
Pur essendo parlata solo nel nostro Paese e nella Svizzera italiana, la nostra è la quinta al mondo fra le lingue straniere più studiate. E allora, se tutti gli anni, negli angoli più remoti del Pianeta, centinaia di migliaia di persone s’iscrivono alle scuole d’italiano, noi abbiamo il dovere di difendere il nostro idioma, parlando italiano senza usare inglesismi, che storpiano la nostra bella lingua.

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