1-Per fare un buon giornale ci vogliono parecchi giornalisti di qualità, e per pagarli occorrono tanti lettori, che non ci sono più, perchè le notizie le sentono in TV e le trovano su internet, e i commenti se li fanno da soli, anche per evitare i faziosi e gli analfabeti, che sono la maggioranza di quelli che scrivono o, peggio, si parlano addosso in TV. E, a meno di un miracoloso cambio di tendenza, tra un po’ bisognerà fondersi ancora. Stamane, alle 11 e 30, alla mia edicola in via Po sono stato il primo a comprare il Corriere col supplemento per i suoi 140 anni…
2-Insomma, la fusione vuol dire che prima o poi quasi la metà di quei giornalisti passeranno a carico dell’INPGI, che invece riceverà sempre meno contributi, e, a quanto si dice, dovrà riparare ai disastri fatti dall’attuale gestione. Facendo finire anche i giornalisti coi loro buchi di bilancio a carico dei sempre meno lavoratori che versano i loro contributi all’INPS, che per loro è matrigna, mentre per le categorie privilegiate che hanno anche male amministrato o rubato, come i giornalisti, è mamma affettuosa .
2- C’è anche poco da esultare sulla sostanziale uscita della FIAT dalla stampa quotidiana: la sua quota dopo la fusione sarà del 5%, pressapoco quanto è la sua produzione in Italia rispetto a quella totale. Forse, lo vedremo, basterà solo a orientare la cronaca cittadina di Torino perchè continui a elogiare gli amministratori che continuano a privilegiare il futuro delle aree e degli edifici abbandonati da FIAT, e gli altri cicca lì.

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