La discussione riguardante le cosiddette sofferenze bancarie (i crediti concessi a ditte e persone entrate in crisi) che mettono in ginocchio gli istituti di credito e con essi l’intero sistema economico del nostro Paese è di grande attualità. Questa situazione risulta essere di difficile lettura per le persone che non hanno fatto ricorso all’indebitamento bancario per portare avanti i propri affari. Viceversa, risulta del tutto chiaro ai titolari di aziende piccole e grandi, abituati a recarsi in banca a chiedere credito per pagare gli stipendi e i fornitori.
Le cause del disastro vanno ricercate nelle regole eccessivamente rigide, dettate dei famosi accordi di Basilea uno, due e poi tre. Per comprendere di che cosa stiamo parlando, si pensi che negli Usa si sono rifiutati di applicare Basilea tre.
Il meccanismo innescato dall’accordo fra banche stipulato nella città elvetica ha codificato delle regole di mantenimento o di concessione del credito, troppo selettive. Con il risultato che le banche, da un giorno all’altro hanno revocato i fidi e chiesto a centinaia di migliaia di aziende piccole e grandi la restituzione delle somme prestate. Il danno indotto dagli accordi di Basilea va molto al di là del problema delle sofferenze bancarie; è la causa della crisi e della chiusura di aziende, di commercianti e artigiani.
Da dieci anni a questa parte, le banche hanno continuato a chiedere ai cliente il rientro dei crediti, senza considerare questa richiesta sarebbe rimasta vana e che -viceversa- avrebbe messo in discussione la vita aziendale del debitore. Con tutta probabilità, se i soggetti che oggi non riescono a restituire i prestiti fossero stati lasciati operare tranquillamente, avrebbero fatto fronte con il tempo ai propri impegni e le banche non sarebbero entrate in crisi.
Ma come si può pensare che un cittadino possa restituire il prestito da un giorno all’altro? Se ho i soldi da restituire non vado in banca a chiedere il fido; basta fare due più due, ma è troppo difficile per i banchieri che hanno rovinato l’economia.
L’applicazione degli accordi di Basilea, in Italia ha provocato il fallimento di centinaia di migliaia di aziende, la perdita di milioni di posti di lavoro. Alla lunga la crisi delle aziende, ha finito per essere la crisi delle banche stesse.
Ma non si può dare la colpa solo al sistema bancario. I danni indotti dagli accordi di Basilea, si sono acuiti a partire dal 2008, all’indomani del fallimento delle banche americane. In questo contesto il governo italiano è stato latitante di fronte alla crisi delle aziende, mentre il presidente Usa Obama ha promosso una massiccia politica di aiuto alle imprese. E sono proprio gli aiuti che sono mancati in Italia, per sopperire ai guasti causati da Basilea.

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