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Un paese di minoranze spesso a loro volta divise

di Fabrizio Binacchi | 29 Gennaio 2012

Il risultato è che tutti sembrano avere titolo a obiettare e bloccare e nessuno il titolo opposto o complementare di garantire e mediare. Così l’1 per cento di camionisti inceppa il sistema. Dov’è finita la rappresentanza? Dove abita la politica della mediazione?

E’ un Paese di minoranze e spesso a loro volta divise. Andiamo di sotto minoranze, di minoranze delle minoranze. Minoranzine. Sentenza inappellabile. E nei fatti. Lo dice un dirigente della Confcommercio nazionale per descrivere il fenomeno del blocco autotrasporto. L’un per cento dei camionisti può bloccare il 90 per cento dei trasporti. Cose che capitano nell’Italia in cui la politica è finita nell’angolo e in cui la rappresentanza è diventata una chimera o un esercizio di comunicazione limitata nel talk show. Il risultato è che tutti sembrano avere titolo a obiettare e bloccare e nessuno il titolo opposto o complementare di garantire e mediare. E questo sembra peggio del flagello del debito pubblico. Là, in economia, il debito  pubblico rode e corrode il sistema dei rapporti che hanno come base i soldi e i patrimoni, qui, in politica, la crisi della rappresentanza e della titolarità a dire e a mediare, rode e corrode il sistema democratico. Insomma, tout court, la democrazia della rappresentanza, che è la linfa e la giustificazione prima dei rapporti politici. Cosa ci dice la drammatica vicenda del blocco dei trasporti? Tre cose, essenzialmente. Che c’è un’Italia che accetta di avviare la trasformazione strutturale di alcuni settori chiave del Paese, che forse è in maggioranza, e che c’è un’Italia, anche territorialmente frantumata, che ha come obiettivo quasi totemico l’invarianza e la conservazione. Che c’è un sistema politico, e quindi il grande mondo dei partiti, dei sindacati delle organizzazioni di rappresentanza e di mediazione, che non fanno il loro lavoro istituzionale di traduzione delle decisioni prese dal governo che pure appoggiano, nel sistema paese, sul territorio, nei settori di competenza. Infine che c’è un sistema della comunicazione che fa acqua da tutte le parti e che ha impiegato alcuni giorni, forse troppi,  prima di capire che il movimento dei forconi non sarebbe stato solo un fenomeno siciliano ma che ci avrebbe messo poco molto poco a diventare un fenomeno che avrebbe coinvolto i caselli di Agrate e Seriate dopo quelli di Salerno e Messina. Insomma registrare che le pompe di benzina rischiano di rimanere a secco e che i prezzi dei cavoli e dell’insalata vanno alle stelle perché si blocca l’autotrasporto rischia di essere una non notizia, o una notizia inutile,  se non si affronta la vera notizia del momento. Che è questa. Non c’è più nessuno che traduce alle masse popolari coinvolte ed interessate il senso e la prospettiva dei provvedimenti decretati e approvati a Roma. Questa è la vera abdicazione dei partiti. Così ognuno si interpreta a modo suo quel comma, quell’aumento, quella riforma, quella liberalizzazione in formato personale e la coniuga in  visione etnocentrica o riduzionista.  Capita tra i camionisti, come tra i tasssti, i farmacisti, i notai o i costruttori. Così, senza mediazione razionale, si passa parola e si veicola una eventuale protesta che, paradosso, agisce anche contro i settori che l’hanno promossa. E’ quindi il Paese delle minoranze che sono pure divise al loro interno, ma è anche il Paese che, davanti ad una trasformazione epocale,  deve ritrovare le forme e i luoghi di mediazione  fondamentali per la macchina della democrazia. Mediare è il lubrificante privilegiato. E a questo dovrebbero servire non solo sindacalisti e leader di organizzazioni di categoria, ma anche soprattutto deputati e senatori che sono e dovrebbero essere di più la cerniera positiva e non solo emotiva (o emotigena) tra Palazzo e Paese. Tra Camere e Territorio.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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