Come i lettori di Pensalibero sanno bene, abbiamo seguito le vicende di Matteo Renzi fin dai tempi della sua aspra battaglia per chiedere null’altro che la corretta applicazione dello Statuto del Pd e vedersi dunque riconosciuto il diritto di partecipare alle primarie per la scelta del candidato sindaco a Firenze. Ci piacque, allora, la sua capacita’ di parlar chiaro, così diversa ma soprattutto così estranea ai bizantinismi della politica, che gli permetteva di rivolgersi a tutti con un approccio trasversale, non più basato su presupposti ideologici ma ben più concretamente sulla necessaria convergenza di risorse umane eterogenee intorno alla risoluzione di problemi comuni a tutti. Questo gli ha permesso di vincere la sua battaglia e di essere eletto anche con i voti degli elettori del centrodestra – caso davvero unico nelle storie fiorentine – ed ha dunque aperto da subito una questione ben più sanguinosa all’interno del suo stesso partito, quel Pd che, pur riconfermandosi nominalmente alla guida di Firenze, di fatto usciva sconfitto proprio da quella vittoria che eleggeva come sindaco non il prescelto dal partito ma dagli elettori.
Ci fa dunque sorridere, ma di quel riso amaro che nega ogni possibilità di comprensione, che a distanza di oltre due anni da quei fatti, Massimo D’Alema faccia l’ennesimo sfoggio di presuntuosa arroganza, ritenendoci, nel migliore dei casi, smemorati, oppure semplicemente sciocchi disinformati, dichiarando con vero sprezzo del ridicolo che Matteo Renzi dovrebbe essere grato al Pd se e’diventato sindaco di Firenze, e che dovrebbe pagare questa gratitudine con la moneta pesante dell’obbedienza a prescindere e soprattutto del silenzio ossequioso della linea del partito – sulla quale nessuno e’ in grado di fare chiarezza, ma in fondo l’importante e’ fingere che il Pd ne abbia una.
Eppure D’Alema sa benissimo che Renzi non e’ stato mai accettato nè tantomeno sostenuto dal Pd che, dando prova di una rara quanto connaturata elefantiasi intellettuale, ha catalogato il giovane sindaco come un corpo estraneo da eliminare al più presto invece che come una insperata, ed immeritata, opportunità, avendo pescato per pura fortuna un Jolly tale da sovvertire davvero le regole di un sistema irrimediabilmente marcio. Operazione che, pero’, e con tutta evidenza, non rientra nelle intenzioni della dirigenza del partito.
E ci fa ancora più sorridere, ma con maggiore leggerezza, che uno come Filippo Civati si lanci in avventurose sortite demagogiche per giustificare il suo allontanamento da Renzi come una virtuosa presa di distanza da colui che aspira solo alla gloria personale, quando chiunque – ed eravamo parecchie migliaia – abbia ascoltato i due discorsi conclusivi tenuti da lui e da Renzi alla Leopolda l’anno scorso, in occasione della cosiddetta Convention dei Rottamatori, poteva rendersi conto dell’abisso che li separava. Uno – Renzi, ovviamente – concreto, chiaro e pronto a rischiare; l’altro – Civati, che incentro’ il proprio intervento sul concetto di vento – vago quanto basta a non smentire la propria posizione di uomo del partito e nel partito.
Ma l’ultima settimana ha segnato una vera e propria linea di confine fra l’uomo ed il partito, o se preferite fra la battaglia legittima ed a nostro avviso persino doverosa per il cambiamento, e quella accidiosa ed irritante oltre il lecito per la conservazione di una rendita di potere. La mancata partecipazione di Matteo Renzi alla sciopero indetto dalla CGIL, la contestazione di cui per questo motivo e’ stato fatto oggetto la sera seguente a Firenze, ed infine i due interventi quasi in contemporanea di sabato, quello di Bersani alla festa del Pd a Pesaro, quello di Renzi alla festa del Pd di Firenze, a proposito del quale domenica mattina avevamo già letto oltre cento commenti, molto articolati, dei presenti rilasciati sulla bacheca di Facebook del sindaco. E ci duole dire a Bersani che si tratta nella quasi totalità di interventi di netta approvazione fatti non solo dai fiorentini, ma da cittadini di varia provenienza non solo geografica ma anche politica che riconoscono a Renzi il merito di proporsi al netto di insostenibili zavorre ideologiche.
Facciamo qui felice Civati: pensare che un politico, uno qualunque, persino lui, non debba avere ambizioni, equivale ad ipotizzare che Leo Messi possa scendere in campo per perdere, o che Alonso possa guidare la Ferrari con il solo obbiettivo di farle fare il tagliando, dunque pretendere che Renzi si accontenti di partecipare al tavolo da gioco della politica stando dietro ai professionisti già impegnati da troppo tempo solo ad accumulare gettoni di presenza e’ un paradosso senza senso. Quello che invece vale la pena di misurare e valutare con attenzione e’ la portata e di più il contenuto delle sue ambizioni, che potrebbero e persino, lo speriamo, dovrebbero coincidere con quelle dei cittadini non ancora arresi allo scempio di questo nostro paese, e disposti a cogliere una concreta possibilità di invertire la rotta.
A fine ottobre, a Firenze, Matteo Renzi presenterà il suo progetto per l’Italia – andremo ad ascoltarlo e poi, come sempre, faremo le nostre valutazioni, liberi da ogni pregiudizio ideologico e di certo da ogni interesse di carattere privato. Ma ciò che fin da ora ci sentiamo di poter dire, avendo seguito il percorso politico di Renzi dalle origini, e’ che ci aspettiamo una precisa, netta ed inconfutabile rottura con il vecchio, inteso non solo e non tanto in senso anagrafico ma prima di tutto in senso politico ed intellettuale.
Se il Renzi che abbiamo imparato a conoscere fin qui, quello che non riconosce tabù intoccabili e che e’ disposto a ragionare su tutto in chiave di pragmatico approccio ai problemi con l’intento di risolverli, assumendosi in prima persona le proprie responsabilità a cominciare da quelle di scelte impopolari, si confermerà alla prova di un programma progettuale di autentico rinnovamento nazionale, lo sosterremo, perché noi che per nostra intrinseca natura liberale non siamo mai stati nè di destra nè di sinistra ci riconosceremo finalmente. – e sarebbe la prima volta – non in un leader carismatico ma in una idea di paese per la quale si possa impegnarsi concretamente senza dover pagare il pegno pesante, umiliante e ghettizzante dell’asservimento ideologico.
Questo ci aspettiamo da Matteo Renzi – e’ molto, ne siamo consapevoli, per questo non ce l’aspettiamo da nessun altro.
ChiBo

Cara Chiara,
Andiamo al dunque, l’orribile Rosy Crudelia gli ha dato l’out, out: Per lo Statuto del PD chi rappresenta il Partito in una coalizione è solo il segretario del PD, se Renzi si propone, è fuori.
Renzi giustamente ha taciuto e tace.
Consiglio: Faccia quella telefonata che può salvare la vita e si proponga alle primarie PD per portare il Partito a vincere SENZA coalizione, ma chi l’ha detto che Renzi non possa ottenere la maggioranza dei voti col solo PD, deve solo crederci e non ha altra via.
Certo dovrà trasformare il PD in un Ulivo e convincere tutti che la via dell’alternanza sono due partiti responsabili invece di due coalizioni instabili, ma si può fare.
Mi pare che fin qui Renzi non abbia dato alcun segno di integralismo cattolico, anzi. Il suo concetto di laicità fin qui ha perfettamente corrisposto con il mio. Fare il processo alle intenzioni non ha senso, ciò che ho visto fin qui mi ha convinta, ma resta ferma la mia convinzione di dover ascoltare un programma dettagliato prima di decidere se sostenerlo ma soprattutto se crederci o meno.
Non pensi Chiara che si tratti di tatticismi e non di strategia? Tatticismi per il solito integralismo pragmatismo cattolici che domani con disinvoltura possono portare a scelte opposte, pur di raccattare qua e là e dar l’idea di tagliare il nodo di Gordio.
Scusa, mi pare tu nin abbia letto cosa ho scritto qui sotto. La faccia l’ha messa esprimendosi cin chiarezza su temi anche scottanti senza temere l’impopolarità, come il referendum a Mirafiori e più di recente lo sciopero della CGIL non più tardi di ieri sera sulla Tav in Val di Susa. Ammetterai che questa e’ una cosa che. Nessun politico fa, son tutti li’ a pazzeggiare sui distinguo, i se, i forse, i ma anche pero’….
Ma se ancora non sai cosa Renzi ci proporrà perché ti piace tanto? Perché mette la faccia in ciò che non ha proposto, e temo nemmeno lui sappia?
Caro amico, la fede e’ dogmatica, un atto di accettazione a prescindere, e non mi pare sia quanto ho scritto sopra. Ribadisco che deciderò in base a quanto verra’ presentato nel programma, e la mia premessa su ciò che mi aspetto vale per Renzi come per chiunque oggi proponesse un progetto per questo paese – se qualcuno avesse questa iniziativa, ma non se ne vede traccia. Certo, non mi aspetto da nessun esponente della classe politica cancrenosa che ci ritroviamo una simile operazione, dunque non rimane che apsettarsela da Renzi che, almeno, ci prova. Al netto di ogni chiacchiera, ribadisco che fin qui ho apprezzato, e molto, il fatto che non si sia mai nascosto, esponendo le proprie opinioni in maniera chiara su ogni tema, anche il più spinoso, mettendoci la faccia ed assumendosene la responsabilità. Siccome, lo ammetterai, questo non lo fa nessuno, permettimi di dirti che la cosa mi ha colpita. E qui mi fermo perché, ragionevolmente, aspetto di vedere cosa ci proporrà per decidere se varrà la pena di appoggiarlo.
” Questo ci aspettiamo da Matteo Renzi – e’ molto, ne siamo consapevoli, per questo non ce l’aspettiamo da nessun altro. ” Chiara, ma il tuo è un atto di fede assoluta. D’accordo sui D’Alema e i Bersani, meno d’accordo sull’ideologia dell’antiideologia, ma dico, non pensi che per l’operazione “renzi” il nostro Renzi sia a dir poco inadeguato? Non ne aqvverti la pochezza dietro il gusto da gianburrasca?Cosa ha fatto per Firenze oltre a nominarsi in pectore capo della polizia municipale? E’ il traffico il vero problema della città, o è il sangue che esce dalla ferita? Pensi che affrontare un Erdogan, un Putin, un Assad o chi altro, sia come dire bischerate alla Leopolda o scrivere sgrammaticature da liceale sui rottamatori? Perché Firenze anziché pensare a se stessa si affida sempre a incantatori senza piffero? Ricorda, per l’operazione “renzi” occorreva ben altro.
Silla, come vedi non abbiamo ancora finito di pagare il prezzo altissimo dell’ideologismo che ci ha intossicati e paralizzati per decenni. Le derive lasciamole a chi non ha altra capacita’ di approccio, noi vediamo di andare oltre.
Chiara,
leggo proprio oggi di un anatema che contro Renzi ha lanciato Pieraldo Ciucchi, ritenendolo reo di aver fatto fuori un assessore socialista (socialista, e chi lo sapeva?) per perseguire a quanto pare mire integraliste e con questo tagliandosi tutti i ponti per costruire una sinistra di governo appoggiata anche ai valori di questo filone di pensiero riformista.
E io, coglione, che fino ad ora invece avevo sempre pensato che il nostro sindaco, pur nella sua origine cattolica, avesse una concezione laica della politica, così differente dall’accoppiata post-conciliare e pure piuttosto tardiva, anche in senso toscano, Bersani/Bindi!
Meno male invece che è arrivato il Ciucchi a mettermi in guardia dalla matrice dossettiana e dall’innesto di cultura democratica di derivazione comunista (sic), altrimenti da povero ex socialista che una volta c’aveva creduto e che, tutto sommato, potrebbe anche continuare a crederci, che deriva mi sarebbe rimasta?
Un saluto.