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HABEMUS PAPAM

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un’autentica e sentita interpretazione artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. di Peter Boom

di Peter Boom | 20 Aprile 2011

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un’autentica e sentita interpretazione artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente non era per l’enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in grado di affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma laddove i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a controlli e critiche dal interno e da tutta la società.
Il personaggio del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel Piccoli, invece sente profondamente questa responsabilità e non sa come affrontarla in modo giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente cristiana, che parla di povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è per niente in sintonia con una chiesa che si è dimostrata agli opposti. Il Vaticano infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale cambiamento nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche anticristiche.
Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla fede cristiana. Sarà un mio parere personale, ma sono proprio i papi ad offendere la figura di un Gesù Cristo, esistito realmente o invece no.
Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960) del grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa e di un’arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato tutto d’un botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci stanno molti cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente omosessuale, questo vale anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente attivista gay o meglio detto “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco Zeffirelli a rispettare una chiesa che lo accusa per omosessualità e blatera a destra e a sinistra allucinanti e fuorvianti giudizi sulla sessualità in genere. Un teologo tedesco ha parlato apertamente dell’omosessualità di papa Ratzingher.
Ho letto l’interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che dichiara che è lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che allora le crociate, la caccia alle streghe, l’inquisizione, le atroci torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l’imposizione del segreto sulla pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed inspirate in origine da questo loro spirito santo.
Un’altra illuminante esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva l’uomo”. Infatti, nel film anche Moretti prende un po’ in giro la psicanalisi che invece può aiutare ad approfondire la condizione psichica dell’uomo senza mettere regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l’affermazione “gioca con i fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di un papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi comportamenti.
Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film, poi giudicate liberamente!” L’auspicato boicottaggio del film ricorda soltanto il rogo dei libri effettuata dai nazisti nel 1933.

Peter Boom

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Peter Boom

    23 Aprile 2011 alle 11:01

    Caro signor Puccio, chi veramente offende il cristianesimo è proprio la dirigenza vaticana. Si informi un po’ bene sulla corruzione presente nel vaticano. Criticare le malefatte non è un’offesa ma solo una richiesta di giustizia. Peter Boom

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    23 Aprile 2011 alle 08:43

    In questa polemica ,la filippica di un papa di strada rispetto al Papa ufficiale non mi pare debba assumere valenza particolare. D’altra parte ,l’ irrisione e l’offesa verso una istituzione religiosa non può che essere considerata offensiva verso tutti i credenti , a prescindere dagli orientamenti sessuali più o meno funzionali alla vita.
    Non capisco tutta questa ansia iconoclasta : dopo tutto ,de gustibus…

    Rispondi

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HABEMUS PAPAM

Il terzismo è un Mieli necessario, chiosava Natalino Russo Seminara in una delle sue memorabili massime mandate per posta a tutti i quotidiani: oggi sembra passato un secolo. di Giulio Laroni

di Giulio Laroni | 10 Marzo 2006

Il terzismo è un Mieli necessario, chiosava Natalino Russo Seminara in una delle sue memorabili massime mandate per posta a tutti i quotidiani: oggi sembra passato un secolo.

Il Mieli intellettuale scomodo e di sinistra “critica”, il Mieli liberal e riformista alla maniera americana, il Mieli tollerante al punto da sfiorare il migliorismo e sempre disoponibile a confrontarsi pacatamente con l’avversario ci avevano quasi fatto dimenticare la sua versione “giustizialista” del ’92, quando contribuì significativamente al linciaggio a mezzo stampa ai danni delle forze del pentapartito allora al governo.

Oggi la scelta, netta e più che mai esplicita, di sostenere il centrosinistra alle elezioni del 9 aprile, che toglie di mezzo le ambiguità e non lascia spazio a fraintendimenti.

La prosa è sobria, il contenuto è fin troppo chiaro ed ha il sapore artificioso di un comunicato stampa della Federazione dell’Ulivo: “Siamo convinti che la coalizione costruita da Romano Prodi abbia i titoli atti a governare al meglio nei prossimi cinque anni”.

Governare al meglio nei prossimi cinque anni, avete letto bene. Merito, manco a dirlo,”del modo con il quale Romano Prodi stesso ha affrontato le numerosi contraddizioni interne al proprio schieramento”. In che cosa consista questo modus agendi non ci è però dato sapere.

Dall’editoriale di mercoledì, in ogni caso, si evince che Paolo Mieli non è un battitore libero né un autonomista di sinistra: egli è invece un prodiano doc, che non ha nulla da invidiare ad Arturo Parisi e Willer Bordon. E come tale, non teme di considerare la Margherita, “un moderno partito liberaldemocratico”, né di tessere gli elogi di Piero Fassino e Fausto Bertinotti, il quale “ha impegnato la propria parte politica in una nitida scelta al tempo delle scalate bancarie del 2005”, dimenticando, tuttavia, i Verdi di Pecoraro e i Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, che senza dubbio non costituiscono un richiamo appetibile per il lettore/elettore medio del Corriere della Sera, e che pertanto non figurano nella diligente descrizione.

In compenso, Mieli auspica una crescita nel centrodestra dei due più infidi alleati del Cavaliere, sempre pronti a criticarlo al solo fine di prenderne il posto: Gianfranco Fini, la gelida sfinge dai mille volti che muta opinione a seconda delle convenienze (è il caso di citare il caso Fazio?), e Pierferdinando Casini, paladino di una discontinuità che tutti sanno voler dire cambio della guardia. Il Cavaliere, politicamente scorrettissimo, loro istituzionali fino al parossismo, come si addice ai veri professionisti della politica.

“Comunque – ha precisato Mieli, serissimo, in un’intervista rilasciata in rigoroso pluralia maiestatis – lasceremo ai nostri lettori piena libertà di voto. ”

Ci mancherebbe altro, Sua Santità.

Giulio Laroni

Pubblicato in : Primo piano

Info Giulio Laroni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Fiorenzo Da Ros

    13 Marzo 2006 alle 14:34

    Giulio, bellissimo, con un saluto finale tra l’ironico e il sarcastico come piace a me.
    Fiorenzo Da Ros

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    12 Marzo 2006 alle 22:13

    La grandezza di una persona è proprio questa : nel riuscire a far credere agli altri che potrebbero anche pensare con la propria testa.

    Rispondi

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