Gentile Presidente,
Sono un avvocato e un cittadino di vecchio stampo, ancora portatore di valori legati all’onore, alla Patria ed alla sua unità, al rispetto delle libertà fondamentali, alla tolleranza ed al dialogo; valori che purtroppo si vanno stemperando nelle istituzioni e nella stessa coscienza sociale, sempre più spesso sopraffatti da modi di sentire e di operare caratterizzati dallo sprezzo delle più elementari regole dell’agire civile prima ancora che politico, e che rendono ad ogni livello possibili comportamenti impensabili fino a pochi anni fa, minando le fondamenta della nostra stessa convivenza.
Avendo maturato 65 primavere ed essendo con gli anni alla giovinezza della vecchiaia, ricordo che negli anni ’50 fin dalle scuole elementari si veniva educati all’amor di patria, talora anche in maniera esagerata, indulgendosi in narrazioni agiografiche del tutto inadeguate ad una rappresentazione corretta della verità storica: i protagonisti del nostro Risorgimento erano ai nostri occhi uomini disumanizzati, emergendo soltanto quali cavalieri senza macchia e senza paura, eroi personificanti ideali che incutevano rispetto. Sicuramente alcune pagine oscure di quell’epoca mitica erano rimosse o edulcorate, e nella esaltazione di quegli eventi fondanti del nostro Stato unitario non si aveva equanimità nei confronti di chi nell’età risorgimentale era portatore di valori ed interessi di segno diverso o opposto, infliggendosi agli sconfitti una non equanime damnatio memoriae; ma è altrettanto ingiusto che la passione alimentata dal vento di secessione, al nord ed al sud di questo Paese fino a pochi anni fa unito che ora tende surrettiziamente a disgregarsi sotto la spinta di minoranze capaci di rendere senza voce il sentire comune dei tre quarti degli italiani, proponga ricostruzioni anch’esse comportanti la incomprensione delle ragioni e dei valori di chi ha lottato per l’ideale unitario.
Tanto è reso possibile dal degrado della lotta politica che, anche per effetto di un meccanismo elettorale distorcente, di fatto stravolge una sana polarizzazione del consenso trasferendola dalle idee ai capi; laddove la bramosia del potere e la volontà di sopraffazione dell’avversario considerato come nemico determinano innaturali alleanze, di acrobatica giustificazione, mentre il Paese soffre, oltre che per le difficoltà del momento, anche per le ricadute dell’attività di una classe dominante sempre più autoreferenziale.
In questo quadro di riferimento la quotidiana sottolineatura della presenza in un unico contesto nazionale di un’Italia a più velocità, nella quale la parte più arrancante costituisce la palla al piede dell’altra, ha suscitato un comprensibile moto d’orgoglio nelle regioni meridionali; e riandando a ritroso nei secoli, negli anni a cavallo della formazione dello Stato unitario, si sono ripresi motivi di polemica e dissenso che la memoria collettiva aveva superato per renderli oggetto di studio e di riflessione storica.
Così nel Nord del Paese il disagio strumentalmente indotto ha avuto una sua espressione eclatante nell’apposizione di simboli padani da parte di un Sindaco leghista in un edificio scolastico di Adrio; nel Sud, senza che nessuno se ne sia accorto o quanto meno abbia finora fatto qualcosa, per puro caso ho scoperto che, ancor peggio, a fare in certo qual modo da pendant, un Dirigente della Pubblica Amministrazione, ovvero il Dirigente Scolastico del II Circolo Didattico di Scafati, non solo ha intitolato la Scuola da lui diretta a Ferdinando II di Borbone, ma addirittura sul sito ufficiale della scuola elementare (www.scafati2.it) pubblica esclusivamente scritti di autori filoborbonici antichi e moderni ed inneggia alla disunità d’Italia. Il tutto, in concomitanza delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità. Vedere per credere.
Eppure il sentimento unitario, ad onta delle manifestazioni di dileggio, resta sempre vivo e solo per le alchimie dei governanti attuali e potenziali non trova adeguati vessilliferi; e se i cittadini hanno fiducia in Lei, è anche perché avvertono che Ella impersona per davvero lo spirito unitario del Paese che vuole rinascere, quello spirito di concordia che solo può consentire una ripresa. E che vive anche di gesti simbolici, come la festa del 17 marzo o come un Suo intervento nella circostanza segnalataLe.
E’ con tale spirito che Le invio rispettosi ossequi.
Giovanni Fiorentino

Egr. avv,
alla veneranda età di 65 primavere mi meraviglio che Lei crede ancora alla Befana, a Babbo Natale e al generale Cialdini che inizio la stroria dei Lager.
Mi chiedo come è possibile che i Nspartigiani sono stati considerati eroi nazionali mentre in Ns patrioti meridionali sono stati definiti e trattati da “Briganti”.
Caro avv prima di scrivere stupidaggini cerchi da solo la VERITA’
Si legga Carlo Alianello prima di scrivere sul civile ed illuminato Regno dei Borboni.
Viva il re Francesco II di Borbone e la sua coraggiosa consorte Maria Sofia.
Viva il Regno di Napoli e delle due Sicilie.
Viva i Borboni di Napoli.