Negli ultimi giorni ha suscitato un certo dibattito l’appello per le primarie per scegliere i deputati e i senatori in caso di prossime elezioni. L’appello è stato firmato da molti sindaci, consiglieri, dirigenti e coordinatori del Partito Democratico milanese e mi vede tra i primi promotori.
Ritengo che uno dei principali motivi per cui si sia scatenato un dibattito così ampio sia il sentire comune riguardante l’attuale legge elettorale: una legge inefficiente ed iniqua che porta ad una progressiva separazione tra la leadership dei partiti e il territorio e i cittadini. Il vero rischio che si corre con questa legge è quello di prestare il fianco a leader demagogici e populisti che, per loro tornaconto personale, danneggiano i Partiti e, quindi, la democrazia.
Il primo obiettivo del Partito Democratico è quello di trovare una maggioranza in Parlamento che ci consenta di superare questa legge e consenta agli elettori di scegliere da chi essere rappresentati. Sappiamo tutti che questo obiettivo sarà di non facile realizzazione.
L’alternativa, l’unica oserei dire, è correggere l’attuale legge con regole decise in anticipo, anche in completa autonomia rispetto agli altri partiti. Noi proponiamo le primarie, non perché siano una panacea di tutti i mali ma perché, adeguatamente regolate, sono uno strumento che consente di selezionare sulla base del merito la classe dirigente del Partito e quindi di rafforzare il Partito stesso.
Proprio oggi, mentre scrivo queste righe, viene diffusa la lettera con la quale il segretario della Federazione metropolitana milanese del Partito Democratico, Roberto Cornelli, dichiara pubblicamente di accogliere le primarie come principio guida per la scelta dei futuri deputati e senatori e annuncia che verrà individuata una commissione di esperti per studiare come strutturare le primarie.
Questa notizia dimostra come non con il populismo e la demagogia, ma con l’impegno, il coinvolgimento e il confronto con gli organi interni, sia possibile raggiungere risultati concreti per riformare e migliorare un Partito. Risultato raggiunto? Sì ma non basta.
Sono completamente d’accordo con quanto scrive Augusto Castagna proprio su Le Ragioni: l’appello è servito per far dare un segnale di vitalità del Partito Democratico milanese ma ciò che serve è “una iniziativa politica continua e diffusa, dentro le Istituzioni e sul territorio sulle questioni di attualità, con la capacità di analisi e di proposta e con il desiderio di ascoltare e di confrontarsi con i propri elettori in particolare e con i cittadini in generale”.
Proprio per questi motivi, dopo il successo raggiunto nel mettere all’ordine del giorno la questione primarie, ritengo sia urgente lanciare un’iniziativa in grado di formulare proposte concrete che sappiano rilanciarci a Milano e consentirci di rappresentare quella tensione ambrosiana rivolta al fare meglio tipica della storia politica della nostra città. La proposta che formula Castagna, un’iniziativa che tratti il tema della presenza delle mafie a Milano e in Lombardia, mi pare affascinante e di grande attualità, si tratta di uno spunto di grande interesse. Credo che insieme a quanti hanno sottoscritto la lettera e a tanti altri militanti e dirigenti del Partito Democratico potremmo fare nostra questa proposta e investirci il nostro impegno.
Personalmente non ho idea se siamo di fronte ad un nuovo ‘92 che spazzerà via il quadro politico così come oggi lo possiamo osservare, finanche il Presidente Giorgio Napolitano ha sottolineato come gli esiti siano quanto mai incerti. Per evitare che nel prossimo futuro si corra il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca è necessario uno sforzo per trasformare il Partito Democratico in una forza in grado di realizzare le riforme liberali necessarie per destare le forze economiche e fornire diritti di cittadinanza a giovani, donne, anziani, liberi professionisti. Conosco tanti militanti, attivi, iscritti, a partire proprio dai circoli sul territorio, che non hanno voglia di mollare, se e solo se il Partito democratico saprà valorizzare le sue risorse, recuperare protagonismo e non aspettare che siano gli altri, alla sua sinistra o alla sua destra, a dettarne l’agenda.
Pietro Bussolanti www.leragioni.it

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