Il Presidente Giorgio Napolitano rammenta a tutti che non è con i “tagli” alla Cultura che possiamo salvare l’Italia. Anzi, è proprio la Cultura una delle esigenze fondamentali della Nazione.
Riccardo Muti vola alto. E mette splendidamente in luce quelle che sono le nostre vere ricchezze, ma anche, purtroppo, le nostre miserie (vedi Corriere di oggi, pag.42, “Note tricolori”, intervista di Valerio Cappelli).
Zubin Mehta ipotizza dei possibili rimedi (Corriere fiorentino del 20.11 u.s., pag.13), forse scordando alcuni alti compensi artistici che contribuiscono all’attuale crisi (come ricorda Paolo Francia su Pensalibero del 21.11 u.s.).
Maurizio Pollini, infine (Repubblica di oggi, pag.61), seguendo un po’ una visione datata, sostiene che un sistema come quello americano non è possibile né in Italia, né in Europa perché quest’ultima “considera la cultura un bene collettivo da valorizzare” (francamente non vedo la contraddizione fra bene collettivo e finanziamento privato, se regolamentato…..).
Occorrerebbe capire quale sia il perverso meccanismo che impedisce una corretta gestione di un patrimonio, il nostro, unico al mondo. Perché non riusciamo a realizzare quello che altri paesi riescono benissimo a fare con patrimoni culturali ben inferiori? (alcuni guasti li avevo già anch’io, modestamente, ricordati su Pensalibero del 20 agosto u.s.).
Se chi governa la scuola non capisce che si devono rendere consapevoli i giovani delle loro ricchezze culturali, perchè sviluppino il rispetto e l’affezione capaci di difenderle, deve cambiare mestiere e andare a casa.
Se chi governa la Cultura non riordina le soprintendenze, non sceglie persone capaci di prendere decisioni giuste, non taglia le aree di privilegio e non tampona l’assalto alla dil(r)igenza dei teatri da parte delle agenzie (che abbassano costantemente la soglia della qualità per poter vendere qualunque “merce”), vuol dire che è incompetente e deve andare a casa.
Se le formiche (che siamo noi cittadini), nel loro piccolo, e i latitanti “uomini di cultura”, non decidono ogni tanto di incazzarsi per queste cose, che sono quelle veramente importanti anche economicamente (col nostro patrimonio potremmo vivere di rendita per chissà quanto…), allora anch’esse devono “dimettersi” dalla cittadinanza.
Che un gruppo di stranieri (facendo salve le sempre possibili speculazioni) abbia deciso di contribuire con delle donazioni di denaro al salvataggio della Crusca, la dice lunga su chi siamo……. E la vergogna dovrebbe assalirci.
Oltre a quelli già richiamati, i rimedi ci sarebbero, sono conosciuti e basterebbe attuarli: privilegi da sopprimere e cachet da ridimensionare; assunzioni amministrative clientelari da tagliare; settori come quello dei professori d’orchestra da stimolare; contributi di privati da detassare; teatri lirici esistenti da valorizzare e rendere luoghi per tutti e non riservati a un’elite; giovani da motivare sul senso di appartenenza a un insieme di valori condivisi; vertici della televisione pubblica (che incentivano la competizione con quella privata sulla base della sola raccolta di audience e pubblicità) da mandare a casa; classe di critici pavidi e asserviti che non “stroncano” mai …… tanto per citare alcune delle cose possibili). Ma quello che veramente manca è una classe politica seria e degna di questo nome.
Siamo ancora con Muti quando dice che “Io non mi sono mai vergognato di pronunciare questa parola (Patria, ndr)”, ma per quanto potremo resistere ancora al Grande Fratello?
Andrea Viero

[continua il commento precedente]
Purtroppo ai guasti segnalati da Andrea Viero bisogna aggiungere comportamenti diffusi che finora hanno considerato i beni culturali merce per un turismo usa e getta che fa fare soldi a pochi e scarica sulla collettività i costi. Sì, la cultura in genere è fonte di guadagno, ma se bene amministrata, soprattutto in riferimento alle generazioni future. Se non ricordo male, nel 2000 la UE a Lisbona decise di dare impulso all’istruzione, facendo dell’Europa la “società della conoscenza”. Altrove, nonostante la crisi, si è provveduto a razionalizzare le risorse incrementando i fondi per la ricerca. Da noi invece…
Come al solito, non basta denunciare, ciascuno di noi deve ricordarsi di quello che succede quando, anche nel suo piccolo, deve esprimere le proprie posizioni.
Agli esempi citati da Andrea Viero potremmo aggiungere quello di Daniel Barenboim che legge la Costituzione all’inaugurazione della stagione alla Scala.