Al Franco Parenti, nel corso del secondo giorno della Winter School del Centro di Formazione Politica presieduto da Cacciari, è andato in scena uno spettacolo politico di prim’ordine. Il teatro di Ruth Shammah ha infatti ospitato il dibattito tra leaders e opinion makers di quell’area larga che viene di volta definita terzaforzista, terzopolista, e (probabilmente in modo improprio) centrista e che va dai delusi del Pd, qui rappresentati da Francesco Rutelli, all’Udc, sul palco Savino Pezzotta, a quelli che con la casacca del Pdl hanno chiuso del tutto, come Benedetto Della Vedova, radicale di vecchia data ora tra le fila finiane, e quelli che con la compagine di Berlusconi (e in particolare con le sue declinazioni meneghine) hanno di giorno in giorno meno feeling, vale a dire l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. Proprio quest’ultimo si rivela essere, tra il pubblico, il più atteso della mattinata, vuoi per le voci sempre più insistenti che lo vogliono come in corsa per Palazzo Marino in alternativa a Letizia Moratti e a Giuliano Pisapia (alimentate anche dalla rivelazione, rivelatasi inesatta, comparsa nei giorni precedenti sul seguito sito polisblog riguardo a un possibile esito rubiconiano della mattinata per l’ex primo cittadino), vuoi per la fiducia e le simpatie che ancora riscuote Albertini tra i suoi concittadini. Completano il parterre Massimo Cacciari e Nicola Pasini, direttore della scuola di formazione. Modera Sergio Scalpelli, già, in epoche diverse, direttore della Casa della Cultura e assessore di Albertini. E proprio tra il moderatore e il sindaco (ex o in pectore che preferiate) si dipana la dialettica più frizzante della mattinata: con il primo nei panni del persuasore e il secondo nei panni del temporeggiatore. Messa da parte la curiosità verso la campagna elettorale cittadina, che sembra comunque oramai ad portas, a occupare la scena del Franco Parenti è la politica: la crisi del bipolarismo, la situazione della democrazia, la crisi economica e la questione settentrionale. Passando inevitabilmente per Milano. Finita la cronaca, e in attesa di sviluppi (e di ufficializzazioni), torneremo a occuparci tanto delle spinte alla rottura, ormai in parte già del resto consumata, del bipolarismo e dell’ipotesi Albertini per il Comune di Milano. Certo è la scomposizione apre i giochi. Tutti.
www.leragioni.it
ALBERTINI AI BANCHI DI PARTENZA?
L’ex sindaco di Milano ( che temporeggia e rinvia ogni decisione) è diventato il protagonista assoluto del dibattito in vista delle prossime elezioni comunali del capoluogo lombardo. E si guarda a lui in uno scenario assai più ampio: la crisi del bipolarismo, la situazione della democrazia, la crisi economica e la questione settentrionale, nella consapevolezza del ruolo decisivo della città.

Lascia un commento