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LA QUESTIONE SETTENTRIONALE

Incontro promosso dal Circolo di VIA DE AMICI e da AMARE MILANO E LA LOMBARDIA

di Redazione Pensalibero.it | 17 Ottobre 2010

CIRCOLO di VIA DE AMICIS
AMARE MILANO e la LOMBARDIA

Ne discutono gli autori di 3 libri:

Dialogo a Nordest di Gianni De Michelis e Maurizio Sacconi (ed. Marsilio)
Il sacco del Nord. Saggio sulla giustizia territoriale di Luca Ricolfi (ed. Guerini e Associati)
Milano e il suo destino di Lodovico Festa e Carlo Tognoli (ed. Boroli)

Presiede Massimo Ponzellini, presidente BPM
Apre Mario Artali, presidente Circolo di via De Amicis

Lunedì 18 ottobre 2010, ore 17.30

Sala delle Colonne
Banca Popolare di Milano
Via San Paolo, 12 – Milano

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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LA QUESTIONE SETTENTRIONALE

Questa parte del Paese sta diventando sempre più insofferente ad una gestione centralistica dell’economia, ad un’amministrazione pubblica incapace di svolgere con correttezza i suoi compiti, ad una classe politica parolaia e soprattutto affaristica. di Marco Vitale

di Redazione Pensalibero.it | 14 Giugno 2007

“C’è una questione settentrionale”, è stato il commento di numerosi leader del centro-sinistra dopo le recenti elezioni amministrative che hanno visto una vittoria schiacciante del centro-destra. Ma esiste davvero una questione settentrionale e se sì di che questione si tratta? A me sembra che non esista nessuna questione settentrionale, nel senso in cui la intendono i pensatori del centro-sinistra. Essi pensano, infatti, che la questione settentrionale consista nel fatto che il Nord non capisce molto della grande politica del centro-sinistra e che deve essere, in sostanza, convertito. La verità è invece esattamente il contrario e cioè che il centro-sinistra non capisce nulla del Nord. In questo senso e solo in questo senso esiste una questione settentrionale.
Il Nord è un’economia fiorente, di natura imprenditoriale, basata sul fare e sul saper fare diffuso tra la popolazione, pienamente inserita nelle grandi correnti della globalizzazione. Questa parte del Paese sta diventando sempre più insofferente ad una gestione centralistica dell’economia, ad un’amministrazione pubblica incapace di svolgere con correttezza i suoi compiti, ad una classe politica parolaia e soprattutto affaristica, alla crescita di ceti parapolitici parassitari di proporzioni gigantesche, ad un costo della politica e della relativa casta che non ha uguali nel mondo sviluppato.
In questo consiste la questione settentrionale, ed è questo che il centro sinistra non vuole capire. Ci sono politici ed amministratori importanti del Nord, come l’eccellente sindaco di Torino, l’ex comunista Chiamparino e il sindaco di Venezia, Cacciari, che lo hanno capito. Ed è per questo che sono stati ignorati nell’avvio del partito democratico, anziché contare sulla loro preziosa esperienza.
A questa insofferenza il popolo del Nord reagisce con i due unici mezzi che ha a disposizione. Il primo mezzo consiste nel voto e questo spiega la tenuta di forze politiche, ormai non certo esaltanti né nel pensiero, né nei leader che esprimono, né nell’affarismo a cui spesso a loro volta indulgono come la Lega (basti pensare a tutta la orrenda storia dei rapporti Lega – Banca di Lodi, brillantemente documentata nel recente ottimo libro di Offeddu-Sansa, Milano da morire). Le scelte di fondo, antistataliste, anticentraliste, a favore della libera impresa e del mercato fanno premio su ogni e qualsiasi altra cosa, fanno premio anche quando sono in gran parte parolaie e demagogiche, come sono state, in grande misura, con il governo Berlusconi che ha, a sua volta sviluppato, clientele poderose, soprattutto in questa “Milano da morire”.
Il secondo mezzo è l’evasione fiscale. E questa è la vera emergenza nazionale. L’evasione è schiacciante nel Sud, ma è diventata assai importante anche nel Nord. Nell’evasione si intrecciano fenomeni molto diversi tra loro. Vi è il peso crescente dell’economia illegale (mi riferisco a quelle attività intrinsecamente illegali come il commercio della droga; il commercio di favori politici; il commercio di fatture false; lo sfruttamento degli immigrati irregolari e via dicendo). Vi è il peso di ceti professionali ricchi che vogliono arricchire ulteriormente attraverso l’evasione fiscale. Queste sono degenerazioni gravi da combattere con la massima durezza sia legislativa che amministrativa.
Vi sono poi i circuiti di evasione consapevolmente alimentati dal Governo come la scandalosa area extra-doganale di Livigno, più che giustificata quando fu istituita all’inizio del ‘900, ma assurda e vergognosa oggi in un paese di miliardari ed attraverso la quale transitano fiumane di evasione fiscale. Ma poi vi è il grosso fatto da piccole imprese e piccoli artigiani. Si tratta di brave persone che fanno dei mestieri utilissimi che sanno che la loro piccola impresa non può sopravvivere sotto il peso spropositato delle imposte – tasse – contributi del sistema italiano. E che si difendono, per sopravvivere. E infine vi sono tutti quei padri e madri di famiglia che, fruendo di salari o stipendi troppo modesti, per cui hanno difficoltà a far quadrare il pasto con la cena, integrano con un secondo lavoro nero.

A queste due categorie si aggiunge un terzo gruppo sociale, in gran parte formato da bravi lavoratori che, pur non essendo così pressato dal bisogno e dalle esigenze di sopravvivenza, non vuole pagare tutte le imposte che gli vengono chieste perché le trova esose, squilibrate rispetto ai servizi che riceve, e finalizzate, in parte, a mantenere le clientele politiche parassitarie che vede come suoi nemici e che sono oggettivamente sui nemici. Questi gruppi sociali non verranno mai ricondotti all’ortodossia fiscale con una politica fatta solo di terrorismo fiscale.
Di fronte alle esigenze di sopravvivenza della propria impresa e della propria famiglia, un buon padre ed una buona madre agiranno sempre come credono utile per la stessa, qualunque sia il livello di inasprimento delle tensioni e del terrorismo fiscale. Questi avranno solo l’effetto di aumentare i voti del centro-destra con l’apporto di gruppi sociali che, naturalmente, non dovrebbero appartenere al centro – destra. Sono consapevole che a questo punto qualche lettore frettoloso mi accuserà di apologia dell’evasione fiscale. Ma così non è. L’evasione fiscale è un grande male, prima di tutto morale, civile, sociale, poi economico. Io mi sforzo solo (magari sbagliando) di capire. L’evasione fiscale non è un’esclusiva italiana. Ma non si è mai visto, in nessun paese, crescere l’evasione fiscale, come è cresciuta da noi negli ultimi anni a livelli giustamente definiti “inquietanti” dal ministro Visco, in una fase avanzata di sviluppo economico. Di solito man mano che l’economia e la società si sviluppano, l’evasione tende a decrescere. Così è stato da noi nel Nord per tutti gli anni ’60, ’70, ’80 e parte degli anni ’90. Poi l’evasione è tornata ad impennarsi. In questo fenomeno consiste la vera questione settentrionale.
E’ mia tesi che con la pura politica del terrorismo fiscale la situazione sia destinata ad incancrenirsi od a peggiorare. Sino a quando non capirà questo il centro – sinistra continuerà a picchiare la testa contro il muro sino a rompersela. Sino a quando non troverà un nuovo ministro Ezio Vanoni, che resse la finanza pubblica negli anni della ricostruzione, che è stato l’unico veramente grande ministro delle finanze degli ultimi cinquant’anni e che realizzò l’unica grande operazione di emersione dell’economia sommersa. Lo fece con il rigore certamente, ma anche con una politica di moderazione fiscale (riducendo continuamente le aliquote e semplificando i tributi), di rispetto del contribuente, di alta credibilità, di capacità di convincere il popolo che i tributi servivano per contribuire alle spese pubbliche, unica ed esclusiva funzione dei tributi, secondo l’articolo 53 della Costituzione, e non per alimentare crescenti ed assatanate clientele parassitarie.
In questo consiste sostanzialmente la questione settentrionale. Poi vi è la questione meridionale, ma di questo parleremo la prossima volta.

Marco Vitale

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