E così Christopher Nolan è riuscito a realizzare il suo sogno, Inception è sui nostri schermi: il film di un grande sognatore, un film di grandi attori, un film che fa sì che continui la sfida di Nolan alla continua ricerca del lato oscuro (non solo di Batman) un film alla ricerca della magia, un film di quelli che ti inchiodano al seggiolino in sala e ti fanno quasi interagire con l’attore sullo schermo con il quale dividi le emozioni, le paure, i desideri.
Inception conserva il titolo originale e il film osa laddove la mente umana supera se stessa fino ad arrivare all’innesto di un’idea nella mente di un altro essere. Inizia il viaggio e Dom Cobb, un Di Caprio di grande bravura, come gli capita puntualmente ad ogni film in questo periodo, afferma “Inventare sempre quella che vuoi considerare la realtà nel tuo sogno…non partire mai dai tuoi ricordi”, istruendo la giovane architetto che entra a far parte del suo staff in questo difficile compito, innestare nella mente del giovane Fisher l’idea che lo porterà a distruggere l’impero lasciatogli dal padre. I ricordi ci legano alla realtà mentre nelle due ore e mezzo del film lo spettatore deve destreggiarsi, come gli attori sullo schermo, fra realtà, sogno, sogno nel sogno , quattro stadi onirici.
In questa società in cui spesso ci si accontenta di una realtà virtuale, tutto cambia e anche i ladri non rubano più oggetti; i nuovi hacker rubano sogni e Dom Cobb in questo campo è il migliore, ricercato in tutto il mondo per la sua bravura. Rubando i sogni viene a conoscenza dei segreti più nascosti nel profondo del subconscio ma nell’ultima operazione che deve compiere per poter tornare libero di riabbracciare i suoi figli, il suo fine è quasi l’impossibile… non solo conoscere il pensiero altrui ma innestare una sua idea nella mente di un altro.
Inception si può leggere su vari livelli: è allo stesso tempo uno studio sul funzionamento della nostra psiche, una grande storia d’amore, un film d’azione. Una visione continua di città che si ripiegano su se stesse, di città che attraversi anche in verticale, di alberghi dove all’improvviso manca la gravità e sei costretto a galleggiare sospeso, dove la realtà virtuale è quella che crei ad ogni istante in un labirinto in cui non ti perdi (non per niente la giovane architetto si chiama Arianna). Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore dove gli effetti speciali hanno un proprio modo intelligente di esistere.
Passando con un montaggio quasi frenetico dalla realtà non solo al sogno ma ai vari stadi onirici, all’inizio confonde quasi lo spettatore che cerca di seguire i dialoghi, i passaggi da uno stadio all’altro, le paure di chi dirige “il gioco” e che, contrastando le regole da lui stesso imposte agli altri rischia di mandare nel “limbo” per sempre i suoi stessi compagni.
Succede tutto. Nella realtà o nel sogno? Rivolte popolari, macchine che bruciano, fughe nella casbah e nei suk, inseguimenti in alta montagna, si muore ma se siamo nel sogno la morte non è reale. I tempi si dilatano e non coincidono tra realtà e sogno, gli spazi si moltiplicano e si frantumano, si modificano , rincorrono la mente che li crea e li distrugge; le scale si susseguono si distruggono e si ricreano con altre direzioni.
Molti gli omaggi e i riferimenti ad altri film e registi dall’incipit del film che richiama “Shutter Island” di Martin Scorsese interpretato sempre da Di Caprio, alla canzone che deve risvegliare dal sonno indotto lo staff di Dom Cobb quella “Je ne regrette rien” di Edith Piaf interpretata da Marion Cotillard, nel film la moglie amata che Dom non vuole o non riesce a cancellare dal suo subconscio, a Blade Runner, a Labyrinth, a Matrix.
Tutti attori di grande levatura quelli che Nolan ha scelto per il suo Inception. Oltre alle interpretazioni di Leonardo Di Caprio e di Marion Cotillard possiamo citare un grande Michael Caine e la ragazzina di Juno, ormai cresciuta, Ellen Page.
Che il film sia campione di incassi in America poco importa, che sarà un successo più che meritato anche in Italia più che una speranza e un augurio è una certezza, soprattutto se si guardano gli spettatori che alla fine del film si allontanano dalla sala, doverosamente alla fine dei titoli di coda, con occhi brillanti pieni di quei sogni che non sapeva di poter fare.
Maria Rita Monaco

Maria Rita, tu mi inviti a sognare di noscosto, magari anche di nascosto da me. E perché poi? Un bel sogno pubblico forse ci farebbe bene.
beato te Marzio che vivi già da tempo nel futuro.NEL FIM LA FANTASIA SI SCATENA, il subconscio assiste poi basta riuscire a sognare e credere in ciò che amiamo.
A me sembra roba molto vecchia che certo moltiplica il mercato dei caratteri e quindi il mercato. Anche considerando che il subconscio è andato in soffitta come fantasticheria tardo romantica e che i sogni sono flatulenze tra sinapsi.