Ma perché certa sinistra si ostina ad essere sempre uguale a se stessa, accigliata e burbera, bisognosa di sparare colpi di cannone anche quando l’arma più efficace sarebbe il fioretto?
Se, di fronte allo sconcertante spettacolo del giuramento dei candidati presidenti di regione del PDL sul palco di Piazza San Giovanni si fosse limitata a denunciare tutto il ridicolo della situazione, certamente ne avrebbe tratto più vantaggio e sarebbe stata maggiormente vicina al vero.
E, invece, ecco Scalfari, Rodotà ed altri maestri della strabordante corrente “indignazionista” della sinistra uscirsene con affermazioni che pareggiano subito il conto (quanto a ridicolo).
Ancora una volta si sono messi a denunciare la dittatura prossima ventura, il pericolo di golpe, il nuovo attentato alla democrazia.
Chi credeva di aver esaurito le risate con lo spettacolo del giuramento dei “tredici apostoli” di Berlusconi ( ma in realtà i presenti erano proprio dodici perché mancava il candidato del Veneto), ha dovuto fare appello alle riserva del buonumore tirando fuori nuove risate quando ha letto e sentito che l’imbarazzante spettacolo offerto dai candidati presidente era il preludio alla dittatura.
Consola che nel centro-sinistra non tutti ragionino secondo gli stessi logori schemi. Proprio dalla sinistra più laica e autonoma è venuta la risposta giusta allo stravagante giuramento. Così il quotidiano Il Riformista lo ha definito “karaoke della libertà” ed Emma Bonino “giuramento delle giovani marmotte”.
Ci sembrano definizioni assai più pertinenti e realistiche. Anche per un motivo assai semplice: sono quindici e più anni che uomini come Scalfari, Rodotà, Di Pietro e compagnia bella grdano contro l’immancabile golpe prossimo venturo.
E chi lo avrebbe sventato fino ad oggi il colpo di Stato: loro, con gli ammonimenti burberi ai fantasmi e con i silenzi ogni volta che lo scadimento della democrazia veniva realmente praticato con le leggi elettorali che privavano il cittadino di ogni potere?
P.

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