Dunque, si riparte da capo: altre due settimane di campagna elettorale, un gioco, aperto o nascosto, di alleanze da inventare, un futuro tutto da scrivere. Questo il copione che comporta il ballottaggio tra Renzi e Galli per la poltrona di sindaco di Firenze, ma soprattutto per decidere quale sarà, e su quali presupposti potrà contare, il destino di Firenze. L’esito del primo turno di votazioni conferma quanto era facile prevedere già da mesi, per l’esattezza da quando Renzi ha vinto le primarie ed ha definitivamente spaccato un centrosinistra già pesantemente in crisi per le vicissitudini giudiziarie degli ultimi mesi e per il clima di dissoluzione da basso impero che ha contraddistinto l’ultima parte della giunta Domenici, ormai praticamente non più rappresentativa di una maggioranza di governo e più incline alla guerra per bande che non alla progettazione razionale di un futuro politico ed amministrativo per la città. Certamente, è persino banale dire che Renzi è stato mandato al ballottaggio dalla sinistra, così come accadde cinque anni fa a Domenici, che eventualmente gli imporrà un pedaggio pesante da pagare, ovvero rimangiarsi certe decisioni prese drasticamente escludendo Rifondazione e Verdi dalla propria coalizione, e fare molti passi indietro su alcune intenzioni di governo – quali il potenziamento dell’aeroporto di Peretola e la bretella Braberino-Incisa, che alla sinistra non sono mai parse né interessanti né tantomeno qualificanti per il benessere della città. Altrettanto vero è che Galli va al ballottaggio avendo fatto una onesta campagna elettorale e, potremmo dire, essendosi limitato a partecipare, visto che lo sgambetto al Renzi da parte dei suoi era già ampiamente previsto e dunque non era necessario affaticarsi più di tanto. Il vero terzo incomodo è Valdo Spini, che con il suo 8% risulta ciò che sin dall’inizio della competizione elettorale aspirava ad essere, non il futuro sindaco, perché sa benissimo di non avere i numeri e le forze per arrivare a tanto, ma il preziosissimo ago della bilancia politica fiorentina. In questo quadro contano fino ad un certo punto le dichiarazioni a caldo dei due candidati, entrambi fermi sul proposito di non cercare alleanze con le forze più piccole: i numeri, si sa, rispondono solo alle leggi del calcolo, e dunque i voti per arrivare alla poltrona di sindaco da qualche parte andranno pure cercati. Quello che però ci interessa non è ipotizzare il futuro prossimo venturo, quanto dare uno sguardo indietro sulla base dei risultati elettorali attuali. Perché in realtà, dalle urne, esce a nostro avviso l’immagine di una città in impasse non solo amministrativa ma anche politica ed ideologica, di un elettorato disorientato e sfrangiato ma soprattutto incapace di darsi una direzione, di prendere una decisione definitiva, di intraprendere un percorso verso qualcosa. L’eredità dei dieci anni di Domenici si è fatta sentire pesantemente, ed il Pd l’ha certamente pagata tutta in termini di voti, ma al tempo stesso appare chiara nei cittadini la mancanza di una convinzione autentica di cambiamento. Colpa loro? Fino ad un certo punto. I risultati di questo primo turno parlano chiaramente di un malcontento che, soprattutto a causa del travaglio infinito della tramvia, è pesantemente diffuso in città, ma parlano anche altrettanto chiaramente di una assenza evidente di alternativa che infatti non emerge dalle urne. C’è una medietà diffusa, spalmata su questo voto, che rispecchia la medietà di una città che scivola inesorabilmente verso il basso senza trovare appigli o ancora meglio forze in grado di riportarla verso l’alto. C’è un senso di stanchezza che però non trova sbocchi certi, c’è un desiderio di cambiamento che di fatto non sa verso dove guardare, e questo si avverte nel clima che circonda questa elezione. Nessuno dei candidati ha entusiasmato, non abbiamo mai avuto, in questi mesi, la percezione netta di una persona, di un programma, di un progetto realmente in grado di coagulare intorno a sé la partecipazione vera e sentita dei cittadini mossi dalla autentica consapevolezza di una riscossa. Si è proceduto a strappi, un No alla tramvia, un Basta ai cantieri, un Forse per l’aeroporto, un Semmai per l’economia ed il turismo, ma una vera onda di cambiamento non si è avvertita e questo gli elettori hanno effettivamente certificato con il loro voto. La sensazione, duole dirlo, è che comunque vada il ballottaggio, qualunque siano le alleanze vecchie e nuove che da oggi si cominceranno a trattare, dalle urne uscirà un sindaco che, come il visconte dimezzato di Calvino, dovrà fare i conti con una realtà sdoppiata: da una parte le esigenze non più procrastinabili della città, dall’altra le manchevolezze politiche di una maggioranza che, di qualunque genere sarà, non avrà comunque la capacità progettuale necessaria a risollevare le sorti dell’amministrazione cittadina. In poche parole, si profila un sindachino per la Firenzina di sempre. Avanti un altro.
ChiBo

Senz’altro!
Oh ,bella! La spiegazione declinata è proprio degna di chi ha capito tutto ! Solo che non c’è solo una fede religiosa ,gioca molto anche la stupidità. Senza bisogno di declinazione.
Il problema di Firenze non è poi così complesso e si coniuga con un solo verbo: io cattolico, tu cattolichi, egli cattolica….. io cattolicherò, tu cattolicherai, egli cattolicherà… ecc. Non è difficile. M.S.
eppure, questa volta voterò Galli (ho sempre votato a sinistra). Renzi è insopportabile e non solo, non rappresenta nessun cambiamento. Almeno Galli è una persona che dà fiducia.
In consiglio ed in giunta andrà chi sarà stato votato. Come sempre.
Ed è questo il guaio ! Lo scontento c’è stato ,frutto di un decennio di amministrazione condotto non per il bene di Firenze e dei fiorentini ,ma per l’interesse del comitato d’affari che ha preventivato grossi interventi ,disdegnando quelli piccoli ,veloci e funzionali. Con annunci roboanti ma senza nè spiegazioni adeguate nè le giustificazioni tecniche necessarie ( i soldi e le sofferenze sono della cittadinanza). La realizzazione più comica fu quella della montagnola davanti alle mura del Sangallo . Dovevano stare al di sotto ,parcheggio e corridoio commerciale ;poi si accorsero che di sotto ci doveva passare anche la Tav ,e furono costretti a rialzare (dal basso )! Con le proteste note ,ed il risultato (emergenza )che ci dobbiamo tenere .
Ricordate come tutti i candidati a sindaco si sono presentati all’insegna della discontinuità.Qualcosa vorrà dire…Adesso si affrontano due persone destinate ad attirare non per argomentazioni concrete ,ma per il “credere ,obbedire,combattere” che gli apparati di partito cercheranno di rinfocolare nella cittadinanza. Che vuol dire Spini o la De Zordo ,o Carraresi ? Destra o sinistra ? E cosa c’entra con i progetti per Firenze ,presentati in pompa magna prima delle votazioni ? Niente treno dal Duomo ,niente TAV in sotterranea ,pista parallela per l’aereoporto…. erano programmi di cambiamento ,diventeranno scherzi da bar stadio ,in nome di destra e di sinistra. Avanti signori ,entrino al circo ! Più gente entra ,più bestie si vedono !
Caro Giampaolo, non capisco la tua domanda. Spini e gli altri piccoli si sono presentati ed hanno avuto i loro voti. Spini con il suo 8% decide del ballottaggio, anche se di fatto saranno i suoi elettori a decidere perchè, che lui faccia o no l’accordo con Renzi, non ce li vedo a votare Galli ed il centrodestra. Dunque? In consiglio ed in giunta andrà chi sarà stato votato. Come sempre.
Tutto bene: Ma per la democrazia, Spini egli altri piccoli dove li mettiamo?
Tutto bene: Ma per la democrazia, Spini egli altri piccoli dove li mettiamo?