I misteri più misteriosi, meno decifrabili, più tortuosi, quasi sempre sono quelli di casa nostra. Almeno così pare a leggere le varie ipotesi di avvicendamento alla direzione dei giornali italiani. Qualche giornalista è in grado di spiegare perché cambiano i direttori dei giornali? Forse per cambiare linea editoriale, che poi nemmeno si sa esattamente cosa sia? Per la linea politica, che poi resta sempre la solita dal momento che si appoggia il governo per ottenerne i favori o lo si attacca per costringerlo ad elargire i suoi favori? Per consentire ai direttori licenziati di ottenere sontuosissime liquidazioni e prometterne ancor più sontuose ai direttori nuovi?
No, nessuno è in grado di spiegare esattamente il motivo e nessuna inchiesta giornalistica darà mai conto dei misteri dei giornali. Così se volessimo sapere perché al Corriere della Sera dopo Paolo Mieli venne Ferruccio De Bortoli; e dopo De Borloli e la breve parentesi di Stefano Folli venne Paolo Mieli; e dopo Paolo Mieli si parla ancora di Ferruccio De Bortoli; se volessimo saperlo, nessuno ce lo spiegherebbe. Ci spiegarono una volta che un direttore era stato voluto dalla P2. Poi le gole profonde hanno smesso di cantare e di contare. Coraggio: P3, P4, P5, P6….etc.
LA FABBRICA DEI DIRETTORI
I misteri più misteriosi, meno decifrabili, più tortuosi, quasi sempre sono quelli di casa nostra. Almeno così pare a leggere le varie ipotesi di avvicendamento alla direzione dei giornali italiani. Qualche giornalista è in grado di spiegare perché cambiano i direttori dei giornali? Forse per cambiare linea editoriale, che poi nemmeno si sa esattamente cosa sia? Per la linea politica, che poi resta sempre la solita dal momento che si appoggia il governo per ottenerne i favori o lo si attacca per costringerlo ad elargire i suoi favori? Per consentire ai direttori licenziati di ottenere sontuosissime liquidazioni e prometterne ancor più sontuose ai direttori nuovi? [segue]

…o forse per semplice, vecchia e banalissima stupidità, per calcolini di bottega, barocche astrazioni sul consenso credute lungimiranti, ma che il nostro arzigogolare razionalizza e trasforma in progetto regalandolo a chi non avrebbe il cervello per concepirlo. Stiamo attenti a che il libero dibattito non diventi un regalo e lo svilimento dell’intelligenza. M.S.