Dopo le polemiche che hanno fatto seguito alla ennesima esibizione televisiva di Marco Travaglio nel corso della quale ha lanciato accuse di contiguità mafiosa verso il presidente del Senato Schifani, capita a rproposito questo “appello” pro-Travaglio, promosso “Senza bavaglio”, una associazione di giornalisti militanti che è l’equivalente in campo giornalistico di ciò che magistatura democratica rappresenta per i magistrati. A noi è stato spedito da Enzo Marzo, direttore di Critica Liberale, accompagnato da una nota nella quale si legge, tra l’altro: “ Io l’ho sottoscritto e fatto mio. Lo ripropongo a tutti. Mi ha molto colpito la reazione agghiacciante della (falsa ) opposizione, che evidentemente è disinteressata a conoscere se la seconda carica dello Stato abbia avuto o no rapporti con ambienti mafiosi. Come potete leggere, l’Appello è incisivo perche difende il diritto di cronaca e non sposa pregiudizialmente alcuna tesi se non quella dell’accertamento dei fatti.”
Conosciamo e stimiamo Marzo. Ma questo non ci impedisce (non ce ne voglia) di affermare che a noi pare agghiacciante proprio ciò che scrive Enzo Marzo; a maggior ragione perché egli è un liberale. Ecco, intanto il testo dell’appello e, in calce, qualche brevissima nostra osservazione.
“Io non ci sto. Nei paesi democratici il ruolo dei giornalisti è proprio quello di osservare, verificare e poi raccontare. Si chiama “diritto di cronaca”. E’ uno dei diritti fondamentali su cui si fonda la democrazia. Si racconta se il politico tradisce la moglie, se in gioventù si faceva qualche spinello, se è stato in un centro di riabilitazione per etilisti, se ha truccato le carte per non andare in guerra. Per alcuni elettori queste informazioni sono importanti. C’è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e chi non vuole essere rappresentato da un pavido. È un loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi rappresentare in base ai propri valori e avendone tutte le informazioni necessarie.
Ai politici, in tutto il mondo libero, questo non piace, ma accettano. Sono le regole del gioco democratico, le uniche inventate finora, di meglio per ora non abbiamo: E queste regole hanno costretto alla dimissione presidenti degli Stati Uniti e ministri di vari governi.
Tocca al giudice appurare se il giornalista dice il falso.
Ora la domanda di attualità è: il giornalista Marco Travaglio ha raccontato un fatto vero che riguarda Renato Schifani o un fatto falso?
Schifani & Co, l’opposizione & Co e anche gli organismi “DI CONTROLLO” della Rai possono indignarsi quanto vogliono, ma l’unico strumento democratico che ha Schifani è ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se Travaglio ha detto il vero o il falso.
Tutte le altre prese di posizione mirano solo a limitare la democrazia e la libertà di critica della stampa.”
Ed ecco qualche annotazione nostra. In primo luogo non ne possiamo più dei martiri che non intendono pagare pegno. Travaglio si è liberamente scelto il ruolo di fustigatore della politica (un po’ strabicamente) e di ufficio stampa unificato delle Procure della repubblica di Italia. In questa veste ricopre di melma, talvolta giustificatamente, talaltra no, molte persone. Possibile che se qualcuno lo critica o dissente debba essere accusato di “limitare la democrazia e la libertà di critica della stampa”? Perché, al di fuori della casta della stampa non èlecito avere opinioni e manifestarle?
In secondo luogo: Travaglio è un giornalista più bravo di altri, meno di altri e uguale ad altri ancora. Ma il motivo per il quale viene invitato, anzi ingaggiato e pagato, è perché da lui ci si aspetta che spari in una determinata direzione. Dove invitano lui non inviterebbero chi la pensa al suo opposto così come da Emilio Fede non inviterebbero quelli come lui. E’ il brutto spettacolo del circolo mediatico italiano. Nel quale non esistono martiri ma è ben presente l’uso, se non l’abuso, dell’agguato e del killeraggio. L’opportunità del contraddittorio in televisione deriva da questo, non è una regola assoluta di giornalismo. Mentre è regola (purtroppo assai violata) quella che vorrebbe completezza e rigooroso controllo delle fonti. A questa regola non sembra essersi attenuto Travaglio, come è pacificamente emerso negli articoli di stampa che sono poi tornati a ricostruire le lontane vicende della partecipazione del presidente del Senato alla società Sicula Brokers assieme ad un personaggio in seguito condannato per reati di mafia.
Infine: tutto è tollerabile, meno che il farisaico argomento che “l’unico strumento democratico che ha Schifani è ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se Travaglio ha detto il vero o il falso.” Dunque, siamo alle solite, come ai tempi belli nei quali un ristretto gruppo di direttori di giornali concordava quali erano i politici da lapidare il giorno dopo. Si vorrebbe poter sputtanare senza possibilità di difesa e di contraddittorio chicchessia e concedere agli sputtanati (grande magnanimità!) il diritto di ripagarsi molti anni dopo in sede giudiziaria. E’ vile ipocrisia, soprattutto in un Paese nel quale i posti chiave dell’informazione (nei giornali, nella TV di Stato e in quella privata) non sono occupati a caso.
P.

“Dove invitano lui ( Travaglio ) non inviterebbero chi la pensa al suo opposto così come da Emilio Fede non inviterebbero quelli come lui. E’ il brutto spettacolo del circolo mediatico italiano.”
Questo è il primo problema della c.d. informazione . Considerare la “critica ed il dissenso” come attacco alla libertà ed alla democrazia suona veramente male !
C’è poi una altro grosso problema ,che certa “libera stampa” non ha colto .O che ha prontamente dimenticato .O nasconde .“C’è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e chi non vuole essere rappresentato da un pavido. È un loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi rappresentare in base ai propri valori e avendone tutte le informazioni necessarie.”
Bene . Non mi ero accorto che oggi mi sia stato concesso il diritto di “scegliere da chi farsi rappresentare”…sarà perché sono dissidente,o critico con la Casta ( peraltro presente in ogni “potere” ,anche in quello dell’informazione )?
Che i liberali abbiano deciso di fare gli extraparlamentari di sinistra in questa legislatura ne avevamo avuto sentore già in campagna elettorale, al confine con l’estrema sinistra parlamentare, i radicali e l’IdV. Che il cattolico-liberale Travaglio abbia il gusto della polemica e della provocazione non lo scopriamo oggi. I liberali però non hanno mai fatto voto pregiudiziale di conformismo e di ossequioso servilismo verso i potenti a prescindere.
I fatti, aggiornatemi se ho perso qualcosa: Travaglio aveva già scritto quanto affermato, in pubblicazioni, su libro e/o su stampa quotidiana senza sortire risposta e protesta alcuna; il canale mediatico avrebbe scatenato il putiferio, perchè più seguito.
Il fatto non sarebbe smentibile, se non ricostruito strumentalmente ex post.
Opinione: non amo il giornalismo-diritto di cronaca da “buco della serratura”, “i pettegolezzi da portineria” starebbero meglio i bocca ai parrucchieri, vale per Sircana e vale per le amanti del premier e/o di ministri o ex. Che ci siano delle esigenze di profilo “stragiudiziale” che i politici devono osservare mi pare cosa giusta, dopo di che la partita Schifani-Travaglio è solo all’inizio e non ci sono due verità.
Francesco Attolico attolico.dsepuglia@tele2.it