Ormai è diventata quasi una litania. Berlusconi l’ha ripetuta anche per Capodanno. Il governo Prodi deve andare a casa. E’ un danno per il Paese. Impossibile non essere d’accordo. Del resto basta guardarsi attorno. Il tenore di vita degli italiani è peggiorato, e non di poco. Il ceto medio è in difficoltà, di converso chi ha meno non ha avuto nessun aiuto sostanziale, solo una mancia che non è servita a niente e tanto meno a risollevare le condizioni di vita di quella parte della popolazione che ha redditi bassi. Quindi Prodi a casa, siamo d’accordo. Siamo meno d’accordo invece sulla seconda parte del ragionamento del Berlusca e cioè sul fatto che un suo governo sarebbe in grado di risolvere la questione e fare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Certo, meglio di Prodi farebbe ma nemmeno un nuovo governo di centro destra sarebbe in grado di affrontare, nella maniera dovuta, l’emergenza italiana, perché di vera e propria emergenza ormai si tratta. Lo dimostrano due fatti. I cinque anni di governo passati e la cultura politica del centro destra attuale. Per la passata legislatura basti per tutti l’esempio dell’Alitalia. Tremonti voleva far fallire la compagnia di bandiera per poi ricostruirla su nuove basi, quello del resto che avevano fatto tutte le grandi compagnie europee che erano in difficoltà. Gli fu impedito. Lo Stato ci ha rimesso centinaia e centinaia di milioni di euro ed ora Alitalia viene di fatto regalata ai francesi. Il passato però è passato. Quello che è grave è il futuro. Dov’è la proposta politico-programmatica del centro destra? Quello che conosciamo è il loro bagaglio culturale che è un misto di liberismo (poco), solidarismo cattolico vecchia maniera e populismo. Con un minimo comune denominatore di “concezione sociale” non molto dissimile da quella che prevale a sinistra. Su questa base non si va molto lontano. Oggi viviamo in un’economia globalizzata dove il cambiamento è all’ordine del giorno. Può non piacere ma ci dobbiamo confrontare con questa realtà. C’è però da chiarire una cosa non secondaria. Dire che la “concezione sociale” dei problemi oggi imperante, a sinistra come, sia pure in misura minore e diversa, a destra, è oggettivamente un freno allo sviluppo e alla modernizzazione del Paese, non vuol dire che bisogna lasciare gli individui soli senza nessuna rete di protezione, sia per quello che riguarda il lavoro sia per la salute o l’assistenza. Vuol dire solo che il welfare che conosciamo nato nel secolo scorso per dare risposte ai problemi di una società statica non va più bene ed è alla lunga dannoso. Se cambia la società, deve cambiare anche la sua rete di protezione sociale. Ieri al centro di questa rete c’era il lavoratore dipendente, perché questa era la principale forma di lavoro, oggi non è più così e domani lo sarà ancora meno. Che senso ha allora mantenere in piedi strutture e istituti nati per rispondere ad esigenze e situazioni che vanno diminuendo la loro percentuale di incidenza sociale? Si ottiene solo il risultato di avere costi alti e risultati che vanno bene per un numero sempre più limitato di persone. Bisogna cambiare radicalmente approccio, senza dare l’impressione, come fa spesso il centrodestra di voler solo smantellare l’esistente. Il disegno deve essere organico. Ripensare il welfare, ridurre il ruolo dello Stato e poi procedere ad abbassare gli attuali livelli di tassazione. E’ un piano globale quello che va presentato agli italiani, lontano le mille miglia dagli annunci ad effetto lanciati al ritmo di uno al giorno e il giorno dopo subito dimenticati.

“primum vivere, deinde philosophare”, il welfare state e lo stato sociale saranno criticabili quanto volete, ma ad oggi non si conosce una prospettiva istituzionale e politica migliore, sotto il profilo della democrazia sostanziale e del benessere dei più. Se poi ci si mette in una prospettiva oligarchica, aristocratica o individualistica…allora siamo su un altro piano, quello sì superato da teorie e sistemi reali storicamente meno obsoleti. Il liberal-liberismo è una soluzione che mira all’irresponsabilità e all’egoismo. Ben vengano quindi le aperture, sincere o sedicenti, al “sociale”, da destra, dal centro, da sinistra dopo la sbornia liberal-liberista improduttiva dei decenni passati.
Ci sono, è vero, delle deviazioni di tipo assistenzialistico e furbastro che il nostro Paese ha dovuto sorbirsi, condito da vittimismo piagnone e opportunista, ma su questo non si può fare confusione “dolosa” e prima o poi bisognerà fare i conti con i veicoli, le espressioni, la cultura e i pilastri ideologici di queste nefandezze.
La nostra “socialità” è viziata altresì
da una egemonia “laburista” deviante, come ben visibile ed evidenziato in sede comunitaria.
Francesco Attolico Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia
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