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Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà

Il Partito delle Libertà, o ascolta di più i laici e liberali al suo interno e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell’unità nazionale.

di Redazione Pensalibero.it | 2 Gennaio 2008

Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a “forfait” e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un “carrozzone” comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un’affermazione un po’ semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l’Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal ’92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un’involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l’uno alll’altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal ’94 ad oggi prima dal Polo e poi dall’Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell’Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l’uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l’altro nel Partito Socialista Europeo (fra l’altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto “sasso in capponaia” del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d’intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell’uno e dell’altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l’Unione (che pare sussistere dal ’96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un “gioco delle parti” ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell’altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò….
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l’aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliani, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell’aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi “liberale”, ma non lo è nei fatti, in quanto è il “braccio politico e parlamentare” del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell’unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l’Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell’Occidente democratico.

L. B.

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco Attolico

    2 Gennaio 2008 alle 21:09

    Se siamo sinceramente per il superamento del bipolarismo e contrari al bipartitismo antidemocratico e antipluralista, non dobbiamo sconfinare nel “gattopardismo”, nel “purismo” massimalista e nel nostalgismo della 1^ repubblica, meno che mai in una deriva in “diminutio” da costola, da “protesi” o da “tribuna” parlamentare.
    Occorre respingere la iattura referendaria, ma accogliere la non candidabilità in più collegi di capolista-leader nazionali, negoziare un accordo relativamente migliore, un proporzionale con sbarramento al 4-5%. Chi è capace di fare accordi, buon per lui, altrimenti decida a chi fare donazione di voti. Nessun premio di maggioranza per nessuno, bisogna scongiurare la credenza di Partiti che fanno il bello e il cattivo tempo dall’alto del 30% dei consensi. Contenere entro il 25% PD e PDL, darebbe il quadro di una democrazia matura e non darebbe occasioni di inciucio comunque minoritari. Il 60% dovrebbe essere la quota di “consenso reale” da conseguire da parte della coalizione che intende governare. Quindi tutti guardino a 360 gradi e superiamo il modello-II^ repubblica “o di qua, o di là”.

    Francesco Attolico Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia
    attolico.dsepuglia@tele2.it

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