Non esiste la parola giusta per spiegare quello che sta succedendo a Firenze sulla tramvia. Fosse almeno un dibattito sarebbe qualcosa di costruttivo, in linea col carattere litigioso della città ma anche con la sua tradizione. Ma non lo è per una pervicace tendenza a degenerare in rissa. Salvo fermarsi appena in tempo per evitare il disastro. Ma non le figuracce.
Di chi è la colpa? Dell’incultura imperante per cui nssuno fa passi indietro e tutti restano in posizione di stallo. E, quel che è peggio, di una Firenze diventata progressivamente svogliata dai tempi dell’alluvione quando dette il meglio di sè.
Dio solo sa, invece, ma forse anche qualche fiorentino avveduto concorda, quanto ci sarebbe bisogno di un colpo di reni, di riscoprire la fertilità e non di tirare a campare vivendo di espedienti tipo la tassa di scopo.
Si dirà, cosa c’entra con la tramvia tutto questo? Qualcosa c’entra. Perché se la città che fu di La Pira e che riuscì a imporsi al mondo come faro di cultura e di dialogo non riesce oggi a parlare senza litigare su ciò che è meglio per la città, allora vuol dire che Firenze si sta perdendo.
Oh sì, certo, nessuno le nega un posto in prima fila fra le città d’arte. Che però, a pensarci bene, equivale a restare imbalsamati nella storia insieme con quei pellegrini adoranti che si chiamano turisti. I quali potranno anche lasciare un obolo al giorno ma che dimenticheranno presto la Firenze dell’arte. Il tempo di arrivare a Siena.
Enrico Buffoni

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