“Se dipendesse da me… Dipende da lui”. Lei è Rosy Bindi, lui Valter Veltroni, avversario nelle primarie per la segreteria del PD. Ciò a cui Rosy è disposta e Valter no è il confronto diretto, cioè’ un
faccia a faccia delle primarie del 14 ottobre per la segreteria del Pd. “Nelle mie liste – ha poi aggiunto polemicamente la Bindi- ci sono molti
Mario Rossi e Arturo Esposito. Nessun uomo di spettacolo”.
Ma quello del confronto diretto è un problema che si pone anche a livelli periferico. Sulla scia di Veltroni, infatti, anche i candidati alla segreteria nelle varie regioni italiane che si richiamano al sindaco di Roma sfuggono in ogni modo al confronto con gli avversari, si richiamino a Rosy Bindi o a Enrico Letta. Sono favoritissimi avendo l’appoggio di tutto l’apparato DS e Margherita, dei sindaci, degli assessori, insomma di tutto il sistema di potere. Dunque hanno tutto da perdere dagli incontri diretti.
Una logica ferrea ma che vanifica la pretesa del “bagno di democrazia” che le primarie costituirebbero, dal momento che in nessun luogo e a nessun livello è dato sapere su cosa verta il confronto, quali siano le differenze.
“Con rammarico –ha dichiarato non senza malizia Rosy Bindi- dico che ci chiamiamo Partito Democratico ma non siamo democratici. Prima critichiamo la legge elettorale, poi siamo i primi a non applicarla. Io non ho votato il regolamento sulla composizione di queste liste”.
Polemica anche sulla partecipazione di coloro che andranno al voto. Per Veltroni un milione sarebbero un successo (ovvio che il sindaco pensa che ce ne andranno di più ma mette le mani avanti nel caso qualcuno volesse svalutare la sua certa vittoria). Ma per Rosy Bindi “ anche se andra’ alle urne piu’ di un milione di cittadini elettori non sara’ un successo”.
Primarie PD: si arroventa la polemica fra Valter e Rosy
Secondo la Bindi, Veltroni sfugge al confronto e così i candidati alla segreteria nelle varie regioni italiane che si richiamano al sindaco di Roma. La “componente” di Rosy sempre più il braccio armato di Prodi.

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