Che c’entra il nome Partito socialista con la nascita di un soggetto nuovo fondato sulla contaminazione reciproca fra le culture laica, liberale e socialista?
E come si conciliano autonomia e vocazione maggioritaria con lo schiacciamento sul governo Prodi che non giova al Paese né al nascituro ed è quindi atteggiamento non solo autolesionistico ma addirittura irresponsabile?
I leaders che si apprestano a dare vita al PS, Boselli, Angius, Spini, De Michelis, Bobo Craxi ed anche i militanti, le associazioni, i clubs che si sono generosamente mobilitati in questi mesi possono misurare dalle risposte alle due domande tutta la distanza dal disegno originario.
Siamo stati fra i promotori degli appuntamenti di Bertinoro e di Chianciano dove esponenti di decine di associazioni, alcune radicate sul territorio non meno di qualche partito della stessa area, si espressero chiaramente per la nascita di un partito che mettesse assieme non i cocci ma le culture laica, liberale e socialista. Cioè un partito nuovo, liberalsocialista, che si rivolgesse agli italiani con i suoi riferimenti identitari e programmatici, non attraverso la suggestione delle vecchie sigle. Un partito che sapesse difendere le proprie scelte dicendo all’occorrenza dei no e traendone le conseguenze. E che, dunque, avesse la volontà di sfidare i rischi conseguenti: anche quello di affrontare elezioni senza paracadute o “diritti di tribuna” di comodo.
E invece si sta procedendo ad una micro-ricomposizione della diaspora socialista e tutto il nuovo si riduce all’ottimo e stimatissimo Gavino Angius.
Ciò che appare è una nomenclatura che si sta parlando addosso, non una proposta ed un disegno che si rivolgono al Paese.
La scelta del nome Partito socialista, il modo perentorio con il quale viene avanzata, la fretta che trapela dopo mesi e anni di inerzia, danno l’impressione di un serrare le fila, in vista di una qualche successiva operazione che permetta di scavalcare l’ostacolo dello sbarramento elettorale.
Perciò ci facciamo carico noi di porre termine a quella che stava diventando una commedia degli equivoci. Prendiamo atto che di riunificazione di spezzoni del vecchio PSI si tratta: un fatto positivo ma molto meno di quanto sarebbe possibile e necessario.
Se accettassimo di farne parte, non solo tradiremmo il mandato ricevuto; ciò che è peggio, daremmo il nostro contributo a lasciare intendere che più e meglio non si può fare.
Ecco perché noi restiamo fedeli allo spirito di Bertinoro e rilanciamo il disegno originario: unire tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali, socialisti in un soggetto capace di colmare il vuoto di questa grande tradizione culturale nella politica italiana.
In altre parole, ci proponiamo di riprendere il filo del discorso con le associazioni, i circoli, i clubs là dove si è interrotto. E intendiamo rivolgerci a tutti, ovunque collocati. A cominciare dallo stesso Partito socialista, naturalmente.
Nicola Cariglia
Presidente del Polo Laico, Liberale e Socialista
PS: Pensalibero è lieto di ospitare opinioni per iniziare un ampio dibattito: come sempre senza censure o manipolazioni.

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