Il risultato delle adesioni ai fondi integrativi pensionistici come facilmente prevedibile, è bassissimo. Questo è il risultato di un lavoro, teso a costringere e obbligare i lavoratori ad aderire con lo strumento della legge a dir poco forzato. Questa è una storia che parte da lontano e dà la dimostrazione di come il nostro Paese funzioni secondo un Sistema senza un minimo di opposizione. Quando anni fa è stato deciso di preparare il terreno ai fondi integrativi pensionistici, fu deciso di cambiare il sistema di tassazione del TFR tassandolo si come tassazione separata, ma senza però prevedere nessun abbattimento. Il lavoratore di colpo si trovo’ tassato in modo pesante pur trattandosi di lavoro dipendente. In queste operazioni dove sono stati d’accordo tutti destra, sinistra, centro, centro-destra, centro-sinistra, sindacati noi non abbiamo capito il perché, loro invece sapevano senz’altro quale era l’approdo. Successivamente con la finanziaria del 2006 e stato stabilito il trasferimento forzoso all’INPS del TFR ai lavoratori di aziende con un minino di 50 dipendenti. Nessuno ha fatto le barricate contro questo provvedimento. Si sta, con queste decisioni, calpestando i principi costituzionali più importanti dell’ art. 1, art. 3, art.28, art.42 art. 53 . Non si può tassare un reddito che ha la stessa origine, in modo diverso, solo perché prende strade diverse. Qui si va, anche, oltre quanto previsto dalla Costituzione, infatti se si sceglie di lasciare il TFR in azienda si subisce una tassazione molto agevolata. Ora comprendiamo perché la legge Biagi pur approvata con fatica non deve essere applicata in quanto non prevede TFR in alcuni casi. Vedi i contratti di collaborazione a progetto che fanno statistica per l’occupazione ma non devono essere utilizzati pur avendo un’aliquota contributiva del 23.50% (in linea con le percentuali previste in altri paesi europei), ben superiore all’aliquota degli artigiani e commercianti. Noi Socialisti per le Libertà crediamo che certi diritti fondamentali debbano essere trattati con più riguardo. Su questi casi non c’è bisogno di trattati filosofici ma sarebbe necessario semplicemente un conto personale presso l’INPS con il quale si tratti i versamenti dei lavoratori come una proprietà personale, abolendo il minimo dei venti anni di versamento per aver diritto alla pensione. L’istituto dovrebbe riconoscere così una pensione in rapporto ai contributi versati e le regole dovrebbero essere generali e non particolari (non chi venti anni e chi due anni sei mesi e un giorno). Non si può e non si deve utilizzare quello che un bene personale come una fiscalità generale e utilizzarlo a proprio piacimento. E’ da questa chiarezza che bisogna partire per poter tassare il TFR allo stesso modo come è giusto che sia. Bisogna riconoscere una pensione proporzionata ai contributi versati senza un minino obbligatorio. Può esserci anche una pensione di 10, 50, 100 Euro il mese. E’ comunque un diritto sacrosanto, così come non è giusto rateizzare i contributi degli artigiani e commercianti in difficolta’ all’ 11% quando il tasso legale è al 3.5%. Quante ingiustizie! L’adesione ai fondi dovra’ essere libera senza tacito assenso e con la possibilita’ di ripensarci, altrimenti i risultati non potranno che essere giustamente fallimentari.
Francesco Mazzeo – Segretario de “I Socialisti Per Le Libertà”

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