Tra i numerosi stereotipi a cui è legata l’immagine di Napoli vi è anche il guappo che è diventato, un po’ come il caffè, la pizza, il mandolino, Pulcinella e il Vesuvio, un simbolo della nostra città.
Non sorprende che se ne trovino tracce anche nell’arte. In alcune delle pagine più commoventi de “L’oro di Napoli”, Giuseppe Marotta ci racconta come questo personaggio fosse esente persino dall’obbligo di munirsi del biglietto per prendere il tram. Di Don Ciccio Sgambati, capo rionale del quartiere Stella, finito sulle pagine dei giornali per le risse in cui era stato coinvolto, Marotta riporta un gustoso aneddoto.
Questo guappo generoso, esperto nell’arte della “zumpata” per esser stato da giovanissimo guardiano di capre, aveva un figlio che era, tra l’altro, un compagno di scuola dello scrittore.
Quando il bambino gli chiese di aiutare il suo insegnante a recuperare l’orologio che gli era stato rubato, il guappo lo accontentò senza esitare.
Il furto era avvenuto a via Foria sulla strada che il maestro era solito percorrere per giungere a scuola. Profondo conoscitore del mondo della malavita, Don Ciccio poté ritrovare, dopo una lunga ed accurata ricerca in svariate abitazioni, l’orologio sottratto al maestro.
Egli rimase un’autorità nel suo quartiere fino a quando un furbo studente universitario non gli fece concorrenza.
Il giovane aveva pensato di garantirsi un reddito taglieggiando il mercato ortofrutticolo. Spinto dalla necessità, chiese gentilmente al guappo di cedergli la metà dei profitti.
Di fronte all’audacia dello studente, Don Ciccio, incredulo, lo derise. Ciò ferì profondamente nell’orgoglio il giovane che prima schiaffeggiò il suo temibile avversario e poi ne respinse coraggiosamente le bastonate.
Per Don Ciccio che era abituato all’obbedienza cieca si trattava di un grave smacco. Costretto ad accettare le pretese del nuovo arrivato, il guappo perse molto del suo prestigio.
Paradossalmente, l’unico che aveva osato sfidarlo si sarebbe affermato in seguito come un avvocato penale degli stessi guappi nei guai con la giustizia.
Monica Florio

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