Alla fine, dopo le incertezze della vigilia, alimentate da sondaggi che segnalavano giorno per giorno crescite, rimonte, calo di consensi dei principali candidati alle presidenziali francesi, l’esito del primo turno rispetta l’esito che la maggior parte degli osservatori si attendevano. Il ballottaggio sarà tra Nicolas Sarkozy e Segolene Royal, con il candidato di centro destra in vantaggio di cinque punti sulla candidata socialista e dato per vincente al ballottaggio da un sondaggio realizzato a tamburo battente dall’emittente televisiva France 2.
Ma sarebbe sbagliato trarre la conclusione che tutto è come prima e niente è accaduto.
François Bayrou , terzo incomodo, con il 18% dei consensi, ha sottolineato subito la principale novità: «Ho una buona notizia: da questa sera la politica francese non sarà mai più come prima perché ora in Francia è nato un centro forte e ampio. Tutte le decisioni che prenderemo nei prossimi giorni dovranno tener conto di questo fatto», ha detto, appena noti i primi exit polls. Il candidato dell’Udf non ha dato alcuna indicazione di voto per il ballottaggio del 6 maggio. Il leader centrista ha annunciato che metterà tutte le sue forze «per rinnovare la politica. Non tornerò indietro: penso ai 7 milioni di francesi che hanno formato una forza nuova, l’unica della politica francese. Il futuro della Francia è che si facciano vivere insieme i valori di uno e dell’altro».
Bayrou ha parlato pro domo sua, ma ha detto la verità.
Le elezioni francesi fanno giustizia del luogo comune diffuso in Italia secondo cui “tutte le grandi democrazie hanno sistemi bipolari o bipartitici”. Non è vero in Francia, in Germania, e nella maggior parte dei Paesi europei e del mondo. E’ vero, invece, che nella maggior parte delle democrazie il sistema permette una efficace governabilità, grazie a meccanismi che spingono alla convergenza delle forze affini ed a filtri che ostacolano le mere presenze di disturbo.
Ed è per questo che, al contrario di ciò che accade da noi, quasi sempre le elezioni consentono non solo la possibilità di governare ma anche un continuo rinnovamento.
In Italia il sistema non solo non assicura governabilità: ciò che è più grave sembra pensato per garantire l’inamovibilità del ceto politico, di tutti i partiti.
FRANCIA: RISPETTATE LE PREVISIONI MA C’E’ DEL NUOVO
Il risultato fa giustizia del luogo comune secondo cui “tutte le grandi democrazie hanno sistemi bipolari o bipartitici”. E’ vero, invece, che hanno sistemi che consentono assieme governabilità e rinnovamento. In Italia il sistema sembra pensato per garantire l’inamovibilità del ceto politico.

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