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plagio eccellente o eccellente plagio?

di Enzo Amato

di Enzo Amato | 1 Aprile 2007

Requiem per un plagio, Mozart copione geniale.
Questi, alcuni titoli che le prime pagine di quotidiani di tutto il mondo, hanno dedicato nell’ottobre del 1997 ad un clamoroso episodio che vede protagonista l’Istituto internazionale “Domenico Scarlatti” e l’Orchestra da Camera di Napoli.
Nel nostro ventennale impegno nella ricerca, studio e riproposizione di Opere del ‘700 musicale napoletano, in qualità di fondatori e dirigenti dell’Istituto Scarlatti, insieme al M° Alberto Vitolo, rivolgemmo le nostre attenzioni musicologiche verso Pasquale Anfossi «molto cognito Napolitano» come Mozart ama definirlo in una delle sue lettere. Proprio l’interesse che Amadeus Mozart rivolge all’Opera di Pasquale Anfossi nell’arco di tutta la sua vita artistica, suscitò in noi gran curiosità ed emozione.
Pasquale Anfossi, compositore Ligure formatosi a Napoli presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto, nacque nell’Aprile del 1727 e quindi 29 anni prima di Wolfang Amadeus Mozart.
Completò i suoi studi musicali cominciati con il padre, a Napoli, sotto la guida di Barbella per il violino, e con Durante e Piccinni per la composizione.
Anfossi, fu compositore fecondo cimentandosi con successo in tutti i generi musicali.
Fu acclamato e grande operista, la sua produzione dal 1774 al 1789 conta circa 40 Opere, sia serie sia comiche, rappresentate nei maggiori teatri dell’epoca di Napoli, Roma, Pistoia, Venezia, Milano, Bologna, Firenze, Pisa, Prato, Torino, Reggio Emilia e Parigi, Vienna, Dresda, Londra, Praga, solo per citare alcune città che lo accolsero.
La frenetica e qualitativa attività musicale di Anfossi, lo vide contrapposto al Piccinni ed il pubblico ne dichiarò addirittura l’avvenuta successione con quello che fu il suo maestro.
Esteban de Arteaga, letterato e teorico musicale spagnolo, nelle sue “Rivoluzioni” del 1785 così definisce Pasquale Anfossi: «ritrovatore facile e fecondo massimamente nel buffo, e che forse ottiene fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici».
Ci piace quindi ricordare Anfossi, il suo legame con Mozart ed il plagio di cui a breve tratteremo, con due affermazioni presenti nell’epistolario del genio Salisburghese.
In una lettera Mozart si dichiara ben certo che prima di lui nessun altro compositore potesse scrivere una sola nota uguale alla sua, e nell’altra scrive: «i miei nemici dicono che io voglio correggere l’opera di Anfoss i». Si suppone che per correggere, Mozart intendesse imitare, plagiare.
Ma quando comincia in Mozart l’interesse per il nostro Pasquale?
Sicuramente il primo episodio si rileva dallo studio cui sottopose Mozart l’opera di Anfossi “La finta giardiniera” prima di scrivere la propria.
Due importanti musicologi di inizio secolo quali Georges du Parc Poulain Saint-Foix con Theodor Wyzewa nella loro monumentale monografia su Mozart in cinque volumi, “ W. A. Mozart. Sa vie musicale et son ouevre. Essai de biographie critique”, Parigi 1912-46, esattamente nel secondo volume, segnalano un particolareggiato confronto fra la partitura della “La finta giardiniera” dell’Anfossi, e quella di Mozart. I due professori ne rilevano molte analogie, costatando che spesso il Salisburghese, seguì gli schemi formali dell’opera dell’Anfossi e ne riprese persino l’invenzione ritmica.
Questo lavoro, è citato anche nel saggio La musica Italiana nel settecento a cura di Roberto Zanetti per la Bramante editore.
Lo Zanetti aggiunge: «d’altra parte Mozart adottò più generalmente quella che si ritiene una caratteristica dell’operistica dell’Anfossi e cioè la divisione dell’aria in due parti, di tempo e ritmo diversi», struttura che abitualmente è attribuita invece a Mozart.
“La finta giardiniera” dell’Anfossi rimasta a nostra conoscenza ingiustamente inedita in tempi moderni, fu scritta nel 1773 per il Teatro delle Dame di Roma e consacrò il compositore di Taggia, grande Operista destituendo definitivamente il Piccinni dal favore del pubblico non solo romano ma di tutta Europa giacché la stessa fu eseguita nelle maggiori città italiane ed estere con grandissimo successo.
Mozart rappresenterà la sua finta “giardiniera finita” di scrivere nel 1774, il 13 Gennaio del 1755 al Teatro di corte di Monaco.
Nel 1774 il giovane Mozart appena diciottenne, ebbe già l’opportunità di conoscere Napoli e la sua gloriosa scuola musicale.
La sua permanenza nella città di Partenope con il padre Leopold nel 1770 è occasione per conoscere, come da suo taccuino di viaggio: «il Maestro di cappella Abos, sig: aprile. Musico proffessore, sig: Jomelli. Maestro di capello sig: Caffaro cicio e giusepe de maio, sig: manna, sig: paesello, sig: tarantina, sig: barbella professore di violino, sig: agresta bravo Musico soprano, sig: Arcangelo Cortoni, tenore del theatro reale, sig: Caffariello. Musico Ricchissimo, va per le chiese per ciapar qualche denaro».
La consapevolezza dell’importanza di Napoli nella vita musicale europea dell’epoca è chiaramente descritta in una lettera del 23 febbraio 1778 dove Mozart dice:
«Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? Forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri e dove in tutta Italia i Maestri per lo più hanno già in mano la scrittura per due anni da parte di teatri che pagano bene? O a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulla punta delle dita? »
Ma nonostante importanti analogie dell’opera mozartiana anche con altri compositori napoletani, nel cuore di Mozart rimane Anfossi e soprattutto il suo stile.
Nel 1783 e nel 1788 in occasione di due riprese di opere di Anfossi a Vienna, Mozart scrisse espressamente alcune arie.
Più precisamente per “Il curioso indiscreto” – Vorrei spiegarvi – e – No, no, che non sei capace – entrambe per soprano K.418 e K 419; e per “Le Gelosie fortunate”, l’aria – Un bacio di mano – per basso K 605 e su temi tratti dal “Trionfo delle Dame” scritta da Pasquale Anfossi nel 1791, anno in cui Johannes Chrysostomus, come il santo del giorno, Wolfang, come il nonno paterno, infine Gottlieb, quest’ultimo sarà prima ellenizzato in Theophilus infine latinizzato in Amadeo dopo che il giovane Mozart avrà scoperto l’Italia, scive il suo Requiem.
Da questa coincidenza di rinnovato interesse per Anfossi da parte di Mozart riprendiamo il nostro episodio.
Infatti insieme al Maestro Alberto Vitolo nel 1997, durante una delle nostre “immersioni” tra gli antichi manoscritti conservati all’epoca in malo modo presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, c’imbattemmo in una Sinfonia di Pasquale Anfossi “Venezia 1776”.
La Sinfonia, al centro del suo Andante, presenta la cellula melodica del “Confutatis maledictis” del Requiem di Mozart.
La cellula di cui sopra, come noto a tutti, in questo caso, è l’essenza stessa del motivo.
Questo si rilevò a noi con chiarezza quando dopo la revisione critica della Sinfonia “Venezia 1776” la eseguimmo con l’Orchestra da Camera di Napoli.
Decidemmo quindi di inserire “Venezia 1776” nel CD “Sinfonie Napolitane” edito da Antes-Milano ed eseguito dall’Orchestra da Camera di Napoli con la direzione di Enzo Amato.
Il libretto di commento critico alla realizzazione discografica fu curato dal professor Sandro Cappelletto. Ci recammo quindi a Roma per consegnargli il materiale sonoro e tutte le notizie necessarie alla realizzazione del suo lavoro.
Ascoltammo insieme la registrazione di “Sinfonie Napolitane” e al momento dell’ascolto dell’andante della Sinfonia “Venezia 1776” il professor Cappelletto ebbe un sobbalzo.
«Maestri, questo è Mozart » fu la sua esclamazione.
Successivamente all’invio della copia manoscritta della Sinfonia “Venezia 1776”, per provare che quello ascoltato fosse realmente stato scritto dall’Anfossi sedici anni prima del Requiem di Mozart, (in quell’anno l’Anfossi, era Maestro al veneziano Conservatorio dell’Ospedaletto), ricevetti una telefonata dal Cappelletto « Maestro, domani compri la “Stampa” e incroci le dita».
Il giorno successivo 4 ottobre 1997 in prima pagina della “Stampa” di Torino, compariva un articolo a firma di Sandro Cappelletto “Mozart, Copione Geniale”.
Il professore dedico inoltre tutta la pagina ventiquattro della cultura alla nostra incisione e al plagio compiuto da Mozart nei confronti di Pasquale Anfossi.
Il 5 ottobre la notizia fu ripresa in prima pagina dal “The Times” di Londra e Sandro Cappelletto ricevette i complimenti dal Direttore del suo giornale.

Ed ecco cosa accade da quel momento: in tutto il Mondo è segnalato questo clamoroso ritrovamento. La notizia del plagio mozartiano, scuote le coscienze, intervengono autorevoli musicologi e compositori, «Nel settecento non esisteva il diritto d’autore, nel settecento copiare era una prassi», e a difesa di Mozart scende in campo finanche Goffredo Petrassi che afferma: «anche io ho copiato da Stravinskij ».
Prima che la notizia potesse approdare su canali mediatici televisivi, – la radio si era già occupata di diffondere la notizia – siamo contattati dal Mozarteum di Salisburgo nella persona del suo Segretario generale il professor Rudolph Angermüller.
Angermüller approfitta di una sua visita a Napoli nel Maggio del 1997 per incontrarci presso l’Hotel Capodimonte dove ci consegna un’importante medaglia di bronzo, fatta coniare dal Grande Oriente d’Italia, in occasione del secondo centenario della morte di Wolfang Amadeus Mozart, un diploma e bellissimi facsimili di due lettere autografe del grande Salisburghese.
In quell’occasione, Rudolph Angermüller ed altri esponenti d’associazioni mozartiane al suo seguito, c’invitarono cordialmente a «gettare un po’ d’acqua sul fuoco» non era poi così importante la questione.
Entrando più nel merito del plagio, Pierluigi De Palma, avvocato esperto di diritto d’autore alla domanda se esiste una regola per accertare il plagio, risponde: «Se si fa riferimento alla regola tecnica, no, il plagio esiste quando un autore si appropria dell’elemento caratterizzante di un’opera già esistente. Ma se poi un pezzo è costruito intorno a due note che costituiscono l’anima del brano, è chiaro che sono sufficienti quelle due note per trovarsi di fronte ad un plagio».
In realtà ad un’attenta analisi, trasponendo la tonalità Re minore dell’Andante di Anfossi a quella di La minore del Confutatis Mozartiano, si rileva che, il modulo intervallare della cellula melodica dell’Andante, è identico a quello proposto da Mozart assegnato alla corda dei tenori, all’inizio del Confutatis maledictis tranne che, per la quarta nota del motivo, l’Anfossi indica un SI, Mozart invece un SOL diesis (che comunque appartiene alla stessa classe d’intervalli) sebbene il SI sia presente simultaneamente, alla corda dei bassi.
L’equivalenza tra le cellule in oggetto, è inoltre rilevata dall’utilizzo da parte dei due compositori, della stessa struttura armonica e dalla esatta simmetria ritmica:

che in Mozart è dilatata aggiungendo una pausa di semiminima alla fine della stessa per migliorare all’ingresso delle varie voci, l’incastro ritmico-armonico.
All’aspetto semantico, risulta ancora più sorprendente la similitudine tra le due cellule melodiche. Nel registro obbligato del basso, nella comune fase di attesa, in Anfossi si rileva la ridondanza della sola tonica, mentre Mozart, attua un prolungamento intervenendo sia ritmicamente sia melodicamente, interscambiando i due toni vicini ascendenti, alla tonica.
La connotazione è identica: sospensione, drammaticità e attesa.
Attesa che ha origine dalla consapevolezza dell’Anfossi dell’effetto della sua invenzione che, come fa notare Robert Mann, compositore e acutissimo analista di partiture, d’improvviso colora di tinte drammatiche l’andamento patetico del suo Andante, sviluppando un’idea precedentemente appena accennata, così da presentarsi all’ascolto come una novità, anche se, potrebbe essere già un ricordo.
Se si utilizzasse la teoria dell’informazione per identificare l’analogia dello stile musicale di Mozart con quello di Anfossi tenendo conto di fattori quali il ritmo, l’organizzazione fraseologica, le modulazioni, il concatenamento armonico, si individuerebbero i tratti caratteristici di uno stile inconfondibile che probabilmente a qualcuno non fa comodo svelare.
Quante altre idee “napoletane” carpite e reinventate da compositori di tutte le epoche giacciono ancora mute negli archivi di San Pietro a Majella e delle oltre 150 biblioteche sparse nel mondo che conservano almeno un manoscritto di autori della Scuola Musicale Napoletana del ‘700 ?

Enzo Amato

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, autori, bologna, centenario, conservatorio, europa, firenze, grande oriente, italia, lavoro, merito, milano, mondo, mozart, napoli, notizia, parigi, persone, pisa, pistoia, Prato, professori, reggio emilia, roma, scuola

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Anna Mastrovich

    23 Giugno 2016 alle 13:28

    Quello che scrive il Maestro Amato è preciso, puntuale e corrisponde esattamente alla situazione odierna di monopolio tedesco. Le cose più interessanti le ho approfondite nel volume di Amato La musica del sole e nel nuovo libro dei musicologi Bianchini e Trombetta intitolato Mozart la caduta degli dei.

    Rispondi
    • Paolo Congia

      31 Gennaio 2021 alle 15:22

      Se è plagio questo, allora sono plagio – e a maggior ragione – anche l’incipit del “Kyrie di Dresda” di Luchesi nei confronti di Pergolesi (Stabat Mater), “La donna è mobile” di Verdi nei confronti del primo movimento della K.332 e la rossiniana “Una voce poco fa” nei confronti del quartetto K.387 (Minuetto), per limitarci a tre soli esempi; dobbiamo dunque criminalizzare chiunque abbia scritto due (quattro nel caso di Luchesi e Rossini…) battute simili a quelle di un altro? In tal caso non si salverebbe nessun compositore; al rogo tutti! Quanto alla “Caduta degli dei” (e del buon senso) lei quindi crede davvero che “Dresda era il maggior centro di cultura italiana della Germania meridionale” (!) … che il tema dell’andante della K 16 si basa sui gradi I-II-IV-III e si presenta prima in maggiore e poi in minore (!) – perché c’è scritto su Wikipedia (!) -…che i quartetti sono brutti e mal scritti perché lo disse Sarti (!) e perché lo scrive Cappelletto (ma scherziamo?)… ma almeno lo ha letto, verificando tutte queste – e altre – belle notizie, il libro di Bianchini e Trombetta, prima di tesserne gli elogi? Mi sa tanto di no.

      Rispondi

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