Negli ultimi giorni, la scena politica toscana è stata dominata da una serie di iniziative e di proposte volte ad affrontare da punti di vista diversi lo scottante tema della legge elettorale regionale che, come sapete, ha abolito il voto di preferenza ed ha aumentato il numero dei consiglieri, portandolo da 50 a 65 con un conseguente aggravio di spesa pubblica di otto milioni e mezzi di euro l’anno. La legge, nata da un accordo bipartisan, ha suscitato sin dall’inizio molti malumori, sia per il crescente costo della politica, che i cittadini hanno scontato con gli aggravi delle imposte regionali, sia soprattutto per l’abolizione delle preferenze che ha trasformato gli elettori in soggetti passivi, chiamati ad avallare con il loro voto scelte compiute all’interno delle segreterie dei partiti. Dopo un lungo silenzio, abbiamo assistito ad una sorta di risveglio su questo tema: l’Udc, per volontà del suo capogruppo in comune Razzanelli, ha aperto la raccolta di firme per un referendum sul ripristino delle preferenze; Forza Italia, per bocca del suo Coordinatore regionale Verdini, ha proposto di mantenere il numero dei consiglieri regionali ma di ridurre il loro stipendio del 30% in modo da abbattere i costi; il capogruppo dei Ds in Consiglio regionale, Paolo Cocchi, si è detto d’accordo in un primo tempo alla diminuzione del numero dei consiglieri, mentre ora sostiene che debbano restare 65, senza ripristino delle preferenze ma con elezioni primarie fatte da tutti i partiti. Infine, il consigliere regionale di Forza Italia Paolo Marcheschi, che a suo tempo aveva sostenuto l’emendamento alla legge regionale – bocciato – proposto dall’Udc per il mantenimento del voto di preferenza, ha organizzato un convegno in Consiglio Regionale per dibattere sulla questione. Abbiamo parlato con lui per avere un quadro più ampio della situazione attuale e delle differenti posizioni che animano le diverse correnti politiche, anche all’interno degli stessi partiti.
Cosa è emerso dal convegno da lei organizzato?
“Il convegno è stata un’occasione per ragionare sui diversi sistemi elettorali, ma soprattutto sull’elemento che caratterizza la scena politica italiana in questo momento, ovvero l’evidente mancanza di partecipazione dei cittadini alle scelte dei partiti. Di qualunque sistema elettorale si voglia discutere, bisogna partire dall’assenza della parte elettorale che rappresenta un deficit democratico. E’noto che, a suo tempo, io mi sono battuto per il mantenimento del voto di preferenza, ma se non è possibile ripristinarlo allora sono favorevole ad elezioni primarie interne, purchè siano autentiche, non pilotate dalle segreterie dei partiti ma aperte alla base elettorale. Le primarie devono rappresentare la via per riportare i cittadini alla politica, permettendo la partecipazione di tutti e lasciando che siano gli elettori a scegliersi i candidati che più li rappresentano. Il sistema dei partiti è sempre più autoreferenziale, poggia su una elite ristretta che sceglie gli eletti, ma io credo che la democrazia debba dare all’elettore la possibilità di partecipare a tutti i passaggi della vita politica, invece di chiamarlo solo al momento del voto”.
Questo significherebbe anche una maggiore presenza femminile nelle liste elettorali.
“Certamente, perché se le primarie vengono svolte con autentico spirito democratico e vera apertura, le donne avranno le stesse opportunità degli uomini di parteciparvi e di farsi scegliere per le loro idee ed i loro programmi, senza che il partito influenzi la scelta delle candidature”.
C’è un crescente malumore per i costi sempre più alti della politica, in Toscana la polemica sull’aumento dei consiglieri regionali è forte.
“Quello dei costi della politica è un tema che ho affrontato ripetutamente, cercando di portare l’attenzione dei partiti e dei media su un ragionamento generale. Non è il singolo caso che fa testo ma è necessaria un’analisi complessiva delle responsabilità della politica riguardo ai propri costi. Tutto il sistema clientelare coltivato dai partiti con le nomine nelle partecipate, le consulenze esterne, la pubblica amministrazione, comporta una spesa enorme che andrebbe drasticamente ridotta. Certo, si può ridurre anche il numero degli eletti, ma questo non vale solo per il Consiglio Regionale, vale per tutte le istituzioni, a cominciare dal Parlamento. In via generale, ritengo che un politico debba essere pagato bene per non essere corruttibile, ma penso che sia possibile una riduzione complessiva che, di fatto, è ormai necessaria, perché la politica, specie in regioni come la nostra, ha raggiunto ormai costi insostenibili”.
Nei giorni scorsi, ha reso noti i risultati di una serie di focus group tenuti in città sulla vita e le scelte del suo partito, Forza Italia.
“E’stato un test interessante che ha confermato quanto ho detto sopra. La nostra base elettorale chiede la possibilità di una maggiore partecipazione a tutte le fasi che caratterizzano la vita di un partito. I nostri elettori hanno espresso la necessità di sentire un maggior radicamento sul territorio con punti di riferimento aperti a tutti, che permettano agli iscritti di incontrarsi ed incontrare gli eletti. Hanno evidenziato anche il desiderio di vedere più iniziative locali e, soprattutto, di avere i Congressi regionali dove poter scegliere la classe dirigente ed i temi da discutere. E’anche interessante notare che si sono dichiarati favorevoli al ripristino del voto di preferenza o, in alternativa, a primarie vere all’interno del partito. Dunque, un bisogno di partecipazione che non si può ignorare e che speriamo di portare al Congresso, quando ci sarà”.
Per chi fosse interessato ad approfondire questi temi ed a partecipare alla discussione, i risultati e la scheda di partecipazione sono consultabili al seguente indirizzo: http://laforzaitaliachevorrei.marcheschi.it
Chiara Boriosi

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