Partirà il prossimo 24 aprile la raccolta delle 500mila firme per la richiesta di referendum abrogativo di una parte della legge elettorale attualmente in vigore. I comitati promotori si vanno organizzando in tutte le regioni e i capoluoghi di provincia. Dato da non sottovalutare: questi organismi sono composti in larga parte da esponenti di primo piano dei Democratici di sinistra e di Alleanza Nazionale. Come è noto il meccanismo dell’abrogazione di parte di una legge mira, attraverso i tagli, a far nascere una nuova normativa. Il marchingegno è stato messo in piedi anni addietro stante l’impossibilità, nell’ordinamento italiano, di promuovere referendum propositivi. Sono due i risultati principali che si avrebbero da una vittoria del Si. Il primo, e più eclatante, è che la soglia di accesso salirebbe dal 2 al 4 per cento e che il premio di maggioranza che oggi viene assegnato alla coalizione vincente verrebbe assegnato alla lista che prende più voti. Da questo scaturirebbero due conseguenze. Si ridurrebbero il numero delle liste che vengono presentate alle elezioni, o che comunque ottengono seggi, e la coalizione che punta alla vittoria dovrebbe presentarsi unita in una sola lista (niente però impedirebbe ai candidati, una volta eletti, di dar vita in Parlamento a gruppi politici diversi e che potrebbero fare riferimento ai partiti di provenienza). In pratica verrebbe applicato a livello nazionale il sistema attualmente in vigore nei comuni sotto i 15mila abitanti dove il candidato sindaco è sostenuto da una lista di coalizione e non da una coalizione di liste. Seconda conseguenza. Con il referendum si mira a vietare ad un candidato di presentarsi in tutte le circoscrizioni. Una volta la candidatura era limitata a tre sole circoscrizioni, ora invece è possibile candidarsi praticamente in tutta Italia. I sostenitori del referendum sostengono che questo aumenta di molto le spese ammesse e, cosa più grave, limita ancora di più la possibilità per i cittadini di mandare in Parlamento chi vogliono. Non solo non c’è più la preferenza ma con il gioco delle opzioni che scattano nel caso uno venga eletto in tutte le circoscrizioni si impedisce agli elettori anche solo di sapere prima chi viene eletto con il loro voto.
Come si vede nei quesiti referendari ci sono buone ragioni ma anche tanti pericoli. Il più grosso che si passerebbe da due coalizioni forzate, l’esperienza di oggi e di ieri lo dimostra, a due liste-partito forzate. E i problemi si ripresenterebbero nella stessa maniera di oggi. Non dobbiamo però fare l’errore di sottovalutare l’impatto che la proposta referendaria può avere su elettori sempre più stanchi della frammentazione esasperata che c’è oggi in Italia. Per questo, a proposta bisogna contrapporre proposta e non dare l’impressione che contrastando il referendum ci si preoccupi solo di difendere un proprio eventuale spazio politico.
Referendum abrogativo
Dal 24 aprile saranno 500mila le firme necessarie per la richiesta di un referendum abrogativo di una parte della attuale legge elettorale. Comitati promotori organizzati su tutto il territorio con una particolarità: la composizione è in larga parte fatta da esponenti di DS e AN

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