E pensare che c’è gente che si lamenta di annoiarsi…non so come facciano, in quale remoto paese vivano, e da quale sindrome siano afflitti, ma so per certo che non sono assolutamente collaboratori di Pensalibero e, soprattutto, non ne conoscono, neanche da lontano, il suo vulcanico Direttore. Che, lasciatemelo dire, è persona indubbiamente di alto livello, intelligente, ironico, brillante e, soprattutto, veramente rispettoso della libertà di pensiero e di opinione, ma a volte ha quel modino vago di dirti le cose che sembra innocuo ed in realtà preannuncia la catastrofe, solo che quando te ne accorgi è troppo tardi, lui ti ha già tirata dentro una nuova avventura e tu ancora stai lì a chiederti come sia potuto accadere. Capita, dunque, che una sera d’inverno il suddetto Direttore telefoni alla polla che scrive questa rubrica e prenda un giro largo, ma così largo da non suscitare il minimo sospetto – ah, ma hai visto come i lettori si divertono con Pole la donna, vedi che quando si toccano certi temi la gente partecipa, sarebbe carino parlare di donne, pensavo: facciamo uno spettacolo teatrale! Ah si?! Ma che bella idea, dice la polla entusiasta e, ovviamente, del tutto ignara di cosa sta per abbattersi sul suo ingenuo capo – anche perché la polla sottoscritta ha il grave difetto di entusiasmarsi sempre di fronte ad un progetto nuovo, genere Indiana Jones alla ricerca dell’Arca, per intendersi, ed il subdolo Direttore, conoscendola bene, sa perfettamente come prenderla. Ma sì, dai, l’idea mi piace, parliamone. Ecco, parliamone. Perché forse mettendo per iscritto queste parole riuscirò finalmente a capire come, da quella ormai lontana e festosa telefonata, si sia arrivati a vedere il mio nome su una locandina di teatro, non già in veste di guardarobiera, sarta o suggeritrice, ma di “interprete” – proprio così, amici, questa è la parola che mi definisce, accanto ad un’attrice non solo vera ma pure bravissima alla quale non sono degna nemmeno di legare le scarpe, e meno male che è anche persona di grande umanità e rara simpatia, sennò a quest’ora ero finita male.
Come è potuto accadere?! E chi lo sa?! Io credevo di dover solo scrivere una puntata particolare di questa rubrica, e di affidarla alla voce ed alla personalità della nostra straordinaria Monica, invece mi sono ritrovata non solo a dover leggere, anzi siamo seri, interpretare il mio pezzo sul palcoscenico, cosa che già sarebbe stata sufficiente a farmi mettere alla berlina da tutti quelli che mi conoscono, che infatti è già da un mese che ridono e dopo il 21 si scompiscieranno addirittura, ma anche a dover sostenere la parte – piccola per fortuna – della Regina di Danimarca nel monologo della follia di Ofelia. Ora, questa è la prova che io, pur non avendo figli, se per caso me ne attribuiscono uno per motivi artistici deve essere per forza quello grullo, in questo caso Amleto, che non scherzava mica, tra fantasmi del padre e complessi di Edipo. Dunque, la situazione ad oggi è la seguente: devo interpretare il mio pezzo, secondo un perentorio suggerimento che il Direttore, per l’occasione trasformatosi anche in regista teatrale – ve l’ho detto o no che è un uomo dalla mille risorse – mi ha dato: “fallo da femminista”. Ora, che capperi voglia dire io non lo so, anche perché sennò avrei fatto l’Accademia d’Arte Drammatica invece di una banalissima università, e poi chi sono io per poter comprendere il Genio?! Per fare, pardon interpretare, il pezzo da femminista dovrei forse bruciare un reggiseno in scena? Picchiare qualcuno dei miei acerrimi contestatori maschilisti che legge questa rubrica e decide di venire a vedermi esposta – era l’ora – al pubblico ludibrio? Concludere la mia interpretazione con “Io sono mia”?! Credetemi, non ci dormo la notte. In più, devo diventare Gertrude, che non è la sorellastra cattiva di Biancaneve, ma nientepopodimenochè la Regina di Danimarca – e tutto in un colpo solo! Ci sono debutti che stroncano sul nascere una carriera, ed ho come il vago presentimento che il mio sarà uno di questi. Credo che, al termine dello spettacolo, mi allontanerò nella nebbia come Ingrid Bergman in Casablanca, ed emigrerò in un paese lontano dove nessuno legge Pensalibero e neanche la cronaca di Firenze, non si sa mai. Intanto, ho preso una saggia decisione: in scena ci vado con i miei stivaloni da piratessa – non saranno da Regina, non saranno da femminista, ma forse scoraggeranno qualcuno che si sentisse in vena di tirarmi pomodori, come segno di apprezzamento per la mia interpretazione. Come attrice, sono un disastro, ma a tirar calci non mi batte nessuno…
Pole la donna essere uguale all’omo?! No, perché c’è sempre un Direttore che la sa più lunga di lei…
P.S. Cari amici, questa rubrica si conclude qui, l’ultima puntata, infatti, andrà in scena il 21 al Teatro Le Laudi – se la povera Chi.Bo sopravvive alla gogna, peraltro meritata, la prossima settimana inizierà un’altra rubrica della quale, peraltro, non ha per ora la minima idea. Però confido sul Direttore, una delle sue telefonate vaghe saprà certamente tirarmi dentro un’altra esaltante avventura…
Grazie per avermi seguito sempre con tanta partecipazione. Chi.Bo.

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