Gli attuali schieramenti politici mi sembrano divisi solo nella facciata che propongono al popolino elettore.
Probabilmente oggi potrei votare Massimo D’Alema oppure Gianfranco Fini senza accorgermi della differenza. Le loro peculiarità politiche e strategiche si mescolano in ghirigori a me ormai incomprensibili. E l’ideologia? E Il riformismo? Chi è conservatore oggi in Italia?
La nostra classe politica nel suo complesso è evidentemente più interessata a mantenere il proprio controllo e ovviamente i propri privilegi, che a preparare serie riforme per riequilibrare le sorti del nostro popolo e di questa povera, stanca e, diciamolo francamente, amorale Italia.
Per fare questo naturalmente deve trovare elementi di copertura alla propria inettitudine progettuale, che però possano costituire un collante sufficiente da portare in eredità alle “nuove elezioni”.
E cosa c’è di più efficace della sempre giovine, gloriosa, intaccabile contrapposizione
destra >< sinistra per mantenere alta l’adrenalina di un popolo che si è invece abituato a sopportare ogni paradosso senza organizzarsi, protestare, cambiare?
Oltre a noi adulti (e questo è già gravissimo) in questo trabocchetto ci cascano anche i nostri giovani, che quella contrapposizione sociale nemmeno l’hanno vissuta: lunghi capelli rasta, sgangherati pantaloni di DeG, slogan rossi. E ancora, cintura di metallo, capelli rasati, fasci sui muri. Noi gridiamo agli altri fascisti! compagni! Loro intanto si spartiscono tranquilli il potere, i favori reciproci, le poltrone che contano.
Mentre i nostri giovani laureati si portano a casa, quando trovano lavoro, mille euro al mese.
Che per poter vivere da soli, l'affitto di una casa dignitosa, mangiare, pagare le bollette è semplicemente una miseria.
Mi sembra allora che la nostra realtà non contenga più questo tipo di contrapposizione, che il nostro bisogno non sia più identificabile in una divisione parlamentare tra rossi e neri, ne tra compagni e camerati. Ormai, se proprio una contrapposizione dobbiamo individuarla, è tra il popolo, inerme spettatore, e la nostra intera classe politica, affaristica e corporativa.
Allora quando sento tra le nostre fila, quelle del polo laico liberale socialista intendo, parlare di posizionamenti tattici, di collocazioni precostituite a destra e sinistra, di compagni con la C puntualizzata che affonda le radici nella gloriosa Resistenza antifascista, mi sembra che ci troviamo in realtà sulla staccionata, decisi a buttarci inconsapevolmente giù dalla parte di quei maiali che l’immortale George Orwell mise a governare il resto delle bestie nel suo libello “La fattoria degli animali”.
Io voglio rimanere nel resto delle bestie!
E da lì iniziare un nuovo, onesto, equilibrato cammino per la difesa dei diritti che ogni cittadino merita e dei doveri che Deve portarsi come bagaglio sociale.
In che collocazione sarò nel futuro identificato per il mio contributo a questo progetto è semplicemente superfluo, se avrò fatto un buon lavoro.
Se sarò stato attento a non cadere dentro all’attuale, marcio sistema.
Ritengo dunque che il processo che dovremo intraprendere non è quello di cui si cibano gli odierni cannibali parlamentari; e prendere distanza dall’uso delle ombre populiste e delle collocazioni preordinate, che vede come migliori interpreti Bertinotti e Berlusconi.
Trovo oggi essenziale al nostro progetto un alto livello morale ed un sincero desiderio di evoluzione politica che crei, tra l’altro, sensibili, guardinghi campanelli a richiamare chi tra di noi incautamente, contando sulla retorica, sull‘oratoria o sul proprio passato, potrebbe scoprire il desiderio di prendere scorciatoie di fazione, trovando più interessante e strategico fare accordi per contare, invece che per cambiare.
Umberto Zanobetti
Nel resto delle bestie
di Umberto Zanobetti

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