F2i. La sigla, abbastanza misteriosa, sta a indicare il nuovo fondo per le infrastrutture tenuto a battesimo lo scorso 23 gennaio dal ministro Tommaso Padoa Schioppa. E’ una S.G.R., vale a dire una società di gestione del risparmio, alla quale partecipano lo Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, le due maggiori banche italiane, Intesa San Paolo e Unicredit, le principali fondazioni bancarie del Paese e due banche estere. Scopo del fondo è quello di fare investimenti in infrastrutture ma anche di prendere “partecipazioni maggioritarie o comunque di controllo in un elenco di settori in cui c’è praticamente tutto: trasporti, elettricità, gas, aeroporti, telecomunicazioni, energie rinnovabili, ospedali, scuole. Non mancano neppure le prigioni. Il Tesoro avrà il ruolo di elencare i settori prioritari, il fondo quello di individuare gli investimenti. (Franco Debenedetti, Il Sole 24 Ore, Venerdi 26 gennaio)”. In pratica siamo di fronte ad una nuova versione dell’ Iri. La cosa fa riflettere. Da un lato il governo liberalizza qualcosa, è davvero poca cosa ma comunque è un passo che va nella direzione giusta ed è positivo, dall’altro mette in piedi un’operazione che lascia intravedere spazi di manovra enormi e una filosofia neostatalista davvero preoccupante. “Il motivo contingente che ha indotto a creare il nuovo fondo – ha scritto Francesco Giavazzi nel fondo del Corriere di Sabato 27 gennaio – è la decisione dell’Antitrust che impone alla Cassa Depositi e prestiti di cedere o la partecipazione in Enel o quella in Terna, la società che possiede la rete elettrica. Per non perdere il controllo né dell’una né dell’altra, Terna sarà trasferita al nuovo fondo e quindi rimarrà nella sfera pubblica….Senza gare e finanziato da banche amiche (ora si capisce perché il governo ha applaudito alla nascita di Intesa San Paolo) il fondo crescerà: dopo Terna acquisterà la partecipazione dell’Eni in Snam rete Gas, poi la rete fissa di Telecom Italia, secondo il principio che le reti devono essere separate dai gestori dei servizi. Questo è giusto. Ma non c’è ragione che siano anche pubbliche. E così, grazie alla tenacia di Prodi, il piano di settembre del suo (ex) consigliere Rovati – che prevedeva appunto la nazionalizzazione della rete fissa di Telecom – arriverà in porto. Vent’anni fa Prodi, allora presidente dell’Iri, cercò di togliere ai privati il controllo di Mediobanca. Non ci riuscì. La nuova Mediobanca nasce oggi, sotto l’ala protettiva di Palazzo Chigi e degli azionisti bresciani di Intesa San Paolo”.
La vicenda si presta a varie letture. E’ comunque innegabile, come diceva il titolo del fondo di Gavazzi, che si stia tornando ad una qualche forma di capitalismo di stato. La cosa che deve far riflettere però è un’altra. C’è il sospetto che si tenti di far tornare in mano pubblica, sia pure in forma diversa dal passato, quelle reti infrastrutturali, elettrica, del gas, dei telefoni, e si potrebbe aggiungere anche quella autostradale, che lo stesso Prodi privatizzò in malo modo durante il suo precedente mandato come Presidente del consiglio. Allora si favorirono alcuni, dandogli la gestione non tanto dei servizi, cosa giusta, quanto delle reti che erano e sono dei monopoli naturali. Ora che gli amici hanno fatto i loro bravi affari, si torna indietro, almeno in parte, facendo fare agli stessi ulteriori lucrosi affari. E il manovratore è sempre Prodi.
GOVERNO BIFRONTE/2
Rinasce l’IRI. Il caso del fondo per le infrastrutture: la mano dello Stato sull’economia.

Parlando dell’IRI non ci si deve scordare tutto il buono che ha fatto.Ha salvato il sistema bancario nazionale, ha assorbito centinaia di aziende che tanti”privati” avevano portato al fallimento salvando centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha creato infrastrutture che nessun privato avrebbe mai neanche pensato di fare come portare elettricità ed acqua in paesini dimenticati da Dio, ha fatto autostrade e ferrovie. Non direi che sia stata un’esperienza negativa e ha creato un “mercato” quando tutto è stato rivenduto ai privati anche se ci sono state polemiche sul prezzo pagato da quest’ultimi ma in confronto ai regali fatti agli imprenditori in questi ultimi anni è nulla.
Premesso questo tutto va valutato in un’ottica di convenienza per lo stato ed i cittadini nel senso che se introduce un elemento di maggiore efficienza e di capitale in un’area dove non c’è(pensiamo ad ospedali e prigioni) e che già sono pubblici allora va bene, ma se si pensa di far fare grandi affari a banche che non ne hanno certo bisogno facendosi “prestare” capitali ad alto interesse allora va male malissimo.
l’articolo è interessante e…grosso modo l’ho pure capito, ma chi è più informato e si intende più di me di questi…giochetti perchè non grida allo scandalo e informa il popolo ? Certo voi l’avete fatto ma… gli altri ??? E’ più interessante le accuse-scuse dei coniugi Berlusconi ? Mi viene un dubbio… ma non è che con scandali, tradimenti e lacrime vogliono distrarci dai VERI problemi e la maggior parte abbocca ??? GRAZIE per avermi dato spazio
Temo molto che stia iniziando una nuova stagione di privatizzazioni sullo stile di quelle già viste, ovvero con i soliti regali agli amici, e che in più si ritorni a forme simili alle partecipazioni statali. Tutto questo unito al fatto che oramai il dominus dell’intera finanza italiana sia anche il simbolo della finanza cattolica prodiana ovvero Bazoli(anche se credo che sia Bazoli ad avere preminenza su Prodi e non viceversa..) crea una situazione che dovrebbe preoccupare ogni sincero liberale. Purtroppo oltre al declino dei laici in politica gli anni ’90 hanno segnato la scomparsa della finanza laica che ha coinciso con la morte nel 2000 di Enrico Cuccia e con le dimissioni forzate da Mediobanca di Vincenzo Maranghi(più di uno a quest’uomo che per primo si oppose al Governatore Fazio,quando era al massimo del potere, e a quei poteri che oggi dominano la finanza italiana in difesa dell’autonomia e del ruolo primario di Mediobanca oggi dovrebbe delle scuse secondo me..). Io credo che per contrastare tutto questo si dovrebbe anche tenere in vita il ricordo di un grande antifascista e laico come Enrico Cuccia che è stato uno degli artefici della crescita economica dell’Italia, in vita tanto temuto ed oggi da tutti vergognosamente dimenticato.