Ancora una canzone, ebbene sì: a dir la verità, un classico della nostra generazione, ovvero quella di coloro che negli anni Ottanta avevano vent’anni ed ascoltavano le parole di Raf ritenendo, come tutti i ventenni ingenui ed idealisti che hanno segnato ogni epoca, di conoscere già le risposte. “Cosa resterà di questi anni Ottanta?” cantavamo, guardandoci con occhiate consapevoli ed indubbia spavalderia: ma noi, ovviamente, quindi il frutto di una nuova visione del mondo, dove le donne sono libere di seguire le loro ambizioni e gli uomini le accettano non più come fedeli scudieri del loro indiscusso primato, ma come interlocutrici alla pari, compagne di vita nel senso più pieno del termine. A noi ragazze degli anni Ottanta, almeno a quelle che non passavano le giornate a travestirsi come Madonna, piaceva molto questo termine “compagna”, svuotato da ogni valenza politica dopo aver superato le interminabili verbose estenuanti assemblee degli anni Settanta, e restituito ad una dimensione più personale. Compagna come amica, amante, complice – compagna come persona da guardare negli occhi, non più dall’alto in basso.
Poi ne riparli vent’anni dopo, con amiche coetanee che hanno vissuto la stessa stagione, gli stessi sogni, le stesse illusioni, e dunque anche le stesse delusioni seguite a ruota, e viene fatto di chiedersi: già, ma cosa è rimasto degli anni Ottanta, dei nostri vent’anni – interrogativo non certo originale, che ha travagliato indubbiamente ogni generazione di quarantenni arrivata al momento di dover pure guardare indietro per capire dove si è persa. La risposta è quasi immediata, e nasce invece dall’osservazione del presente, come sempre accade fra donne che conoscono troppo bene le difficoltà dell’oggi, per potersi perdere nella contemplazione del passato: in realtà, non ne abbiamo il tempo. Degli anni Ottanta, per noi che ne abbiamo ampiamente raccolto i cocci e continuiamo ad inciamparci sopra ogni giorno, restano i surfisti dell’amore, categoria che meriterebbe una approfondita analisi sociologica e di costume, che però vi risparmieremo, riservandoci invece di tracciare la fenomenologia del surfista dell’amore che oggi popola le spiagge della vita e che, purtroppo, è ciò che resta di quell’essere “migliore” che vent’anni fa ritenevamo sarebbe stato un ottimo compagno.
Trattasi in realtà di un chiaro caso di regresso della stirpe, laddove sarebbe stato lecito e persino giusto attendersi un progresso che aveva tutte le condizioni favorevoli per realizzarsi, dunque in aperto contrasto con la teoria evoluzionista darwiniana che, diciamolo, è stata ampiamente sopravvalutata: perché persino Darwin, oggi, di fronte ad un surfista dell’amore in azione, dovrebbe riconoscere il proprio fallimento e tornare ad occuparsi di scimmie, le uniche a tutt’oggi ancora in grado di coltivare rassicuranti relazioni sociali.
Il surfista dell’amore è in realtà la perfetta realizzazione della cialtroneria edonista, ovvero del peggior ciarpame degli anni Ottanta, elevata a stile di vita: un concentrato altamente tossico di superficialità come categoria mentale atta a difendere se stessi da ogni pericoloso tentativo di approfondimento. Il surfista cavalca l’onda, ma non se ne fa toccare, solo qualche schizzo, ma mai un bagno nelle profondità sottostanti – l’impudenza è la miglior tavola da surf, permette di tenersi a galla e di ignorare la natura stessa del mare dove si naviga. L’attrezzatura del surfista, d’altronde, è di primissima categoria, non ha eguali per la qualità dei materiali che la compongono: mai porsi domande, mai fermarsi un momento a chiedersi cosa si sta facendo, soprattutto mai riconoscere un valore a qualcosa. C’è sempre un’onda più bella, più grande, più attraente da rincorrere, c’è sempre una nuova scarica di adrenalina da provare, c’è sempre un oltre da scoprire – ma mai con l’intento di conoscere, mica si parla di Ulisse e di “seguir virtute e canoscenza”…no, solo con il gusto beota di provare a se stessi il mito della propria intangibilità. Nulla mi tocca, dunque sono un supereroe.
E la cosa più ridicola, più triste e più squallida di tale categoria umana, è la profonda convinzione di stare perseguendo la trasgressione, mentre invece si rincorre solo la costruzione di un mito banalissimo: la totale mancanza di capacità di mettersi alla prova, la paura congenita del confronto, il terrore della costruzione, elevati a valore di vita. E questi dovevano essere – e purtroppo lo sono stati – i nostri compagni.
Così, mentre noi siamo qui a chiederci come liberarci di questi parassiti dell’esistenza che ancora ci importunano con il loro insopportabile armamentario di fanciullini mai cresciuti, vorremmo mettere in guardia tutte le ventenni di oggi che stanno inconsapevolmente alimentando questo mito, e che sono le prede più facili dei surfisti quarantenni: ma che ridano di loro…in fondo, quale migliore punizione per questi cialtroni travestiti da uomini?!
La versione maschile
Conversazione ascoltata fra due surfisti di grande livello:
“C’ho per le mani una ventitreenne, la prendo a schiaffi quando voglio, e poi pensa pure che stia solo con lei…”
“Sei forte, non sai come t’invidio, ‘ste ragazzine sono da perderci la testa, me le farei tutte”.
Pole la donna essere uguale all’omo?!
Chi.Bo.

Grazie a te, che chiedendomi maggiori informazioni ma hai fatta sentire utile. Alla prossima, non mancare!!
Grazie Chiara per l’indicazione.Spero che per Nencini ,la sottoscritta e molti altri, si faccia chiarezza( utopia….?) sulle ampie possibilità che ha un qualunque omino che arriva al parlamento, che noi nemmeno conosciamo, ma che paghiamo e che pure ci gabba , avendo leggine paricolari che gli permettono di usufruire dei pacs già da tempo e di altre agevolazioni negate ai comuni mortali . Che pagano solo. Loro no, si elevano nell’olimpo di CHI POLE!!! Sono in tema? Continua mi piace da matti leggerti .
L’idea di parlare di libri, partendo da ciò che leggiamo e ciò che non leggiamo, la accarezzo da un pò. Vedremo, se ci sarà uno spazio, nel frattempo ho scoperto che ci sarebbe la possibilità di avere un bel dialogo anche su questo tema. Grazie dell’input…alla prossima.
Ha ragione Malabrocca. Più si legge e ci s’informa e più si casca nel pattume generico dove è vero tutto e il contrario di tutto. La discussione richiesta da Malabrocca è sacrosanta, perché è un vuoto a livello nazionale sulle condizioni pietose della nostra produzione editoriale. Quando una casa editrice fallisce le persone intelligenti dovrebbero festeggiare. Così è se ci pare.b A.D.
Sui libri, leggere o non leggere, bisognerebbe che qualcuno che ne ha la possibilità, apra una apposita discussione su questo forum,credo che ne leggeremmo delle belle.
Sono pochi i Libri contemporanei che meritano di essere letti, i più sono dei lunghi editoriali scritti da opinionisti di seconda mano che non paghi di servire il padrone sui giornali ed in televisione, continuano l’opera in “privato”.
Fino a qualche anno fa, chi non leggeva non riusciva a formarsi un’opinione su ciò che succedeva intorno a lui.
Oggi tutto si è capovolto, con più leggi e con più fai fatica a districarti dal condizionamento di opinione e di pensiero e vieni bombardato da falsi ideologici,a volte difficile da scovare.
Chiedo scusa a Chiara per essere momentaneamente uscito di tema ma penso che una discussione in proposito sia quantomeno auspicabile.
Cara Chiara,
non so a quali libri ti riferisca. Le mie ultime letture sono state “Heinrich von Ofterdingen” in edizione di quarant’anni fa e “Da Cimabue a Morandi” di Longhi in edizione di trent’anni fa. Ho una grande biblioteca di libri non letti, perché sono fra quei milioni di ingenui che nei settanta e ottanta credettero ai libri. In realtà leggo pochissimo, di tanta mia roba farei un falò da “bücherbrennungnacht”, mi blocca solo il rimpianto del denaro che vi spesi. Le novità degli ultimi trent’anni poi suscitano il più accanito sospetto, ormai chiacchierano a stampa i nipotini dei nipotini dei nipotini, si scrivono cose cucinate negli anni trenta e riscaldate con un po’ di citazioni si fanno passare per attuali. La parabola della furba Adelphi è paradigmatica, e pensare che un intero ambito generazionale si è risciacquato il cervello nei suoi tipi. Nelle librerie entrerei volentieri col lanciafiamme anticarro, ma poiché ancora non è permesso, non sarebbe male una campagna disinteressata per far riconoscere agli ingenui di oggi i cattivi libri, che occupano per lo meno il novanta per cento degli scaffali. L’altro dieci per cento fu scritto prima che nascessimo. Il resto è attualità, e tu puoi immaginare che uso da caserma faccio quotidianamente dell’attualità, la cosa più vecchia che conosca. Saluti. A.D.
Cara Chiara,
non so a quali libri ti riferisca. Le mie ultime letture sono state “Heinrich von Ofterdingen” e “Da Cimabue a Morandi” di Longhi. In realtà leggo pochissimo, le novità degli ultimi trent’anni mi suscitano il più accanito sospetto, nelle librerie entrerei volentieri col lanciafiamme anticarro. Coltivo le mie quattro idee in santa pace e vedo che vengono su bene. Saluti. A.D.
Cari Milena e Malabrocca, i vostri interventi rappresentano bene le due facce della stessa medaglia. L’uno è riuscito a costruire – chè la “piattezza” in realtà è capacità di andare avanti e dare un senso a tutto, e va apprezzata e stimata per il valore vero che rappresenta – l’altra ha pagato il surfismo che, in realtà, distingue ogni generazione, come ho già scritto sotto. A costo di apparire banale, vorrei dire che, in realtà, tutto dipende dal caso, quello che decide, del tutto aleatoriamente, di farti o non farti incontrare la persona giusta, quella che non desidera vivere beandosi della propria apparenza ma decide di faticare cercando la sostanza. Tutto qui. Non è “aurea mediocritas”, Milena, ma forse l’antico concetto greco del Fato – e i greci, lo sai, avevano già capito tutto.
Uomini ?
Donne ?
Delusioni reciproche ed alternative.
C’è un comune denominatore che è proporzionale alle delusioni e/o alle euforie.
La stupidità umana.
Il “serfista”, così come l’ “ammagliatrice”, sono esseri insicuri, bisognosi di riconferme giornaliere sulle proprie capacità seduttive.
Questi esseri non vivono la realtà quotidiana ma vivono nell’illusione che per essere bisogna apparire.
Io son convinto che se gli uomini, non prendessero come onta al proprio essere virile l’ammettere di essere stati usati e quindi non si guardassero bene dall’ammetterlo, la parità tra sessi sarebbe cosa ormai scontata, almeno per quanto riguarda le “frattaglie”, per dirla con il simpatico Dani.
Sono più gli uomini o più le donne ad essere ingannati in “amore”?
Sono più gli uomini o le donne a subire lo scivolamento della tavola da serf sul proprio corpo ?
Credimi chiara, è un bel mate.
Detto questo però, bisogna farsene una ragione, la donna è mobile e l’uomo è incostante.
Ciò nonostante esistono individui al maschile ed al femminile che sanno vivere un’intera vita nell’unione e nella comunione del/la proprio/a compagno/a.
Lo so, nel mondo di oggi non è facile incontrarsi, non è facile riconoscersi a prima vista, ma con un poco di pazienza, tanta disponibilità, un pizzico di capacita di rinuncia a certe nostre prerogative per accettare quelle dell’altro/a e tanta, tanta, tanta fortuna ci può anche capitare e allora le nostre rinunce verrebbero premiate, con la noia della quotidianità, con la routine dei giorni e delle notti sempre uguali, dalla preoccupazione infinita dell’allevare figli e poi nipotini ecc.
Allora che fare ?
Rinunciare a priori ?
Assolutamente no, una vita passata assieme è di una piattitudine inaudita ma della quale, alla fine, non ci si pentirà mai e guardandosi indietro, riempirà la nostra esistenza e darà un senso alla nostra vita .
Pole un uomo essere uguale ad una donna, è la domanda,
Si se entrambe lo vorranno, a seconda del terreno di “confronto“.
Cara Chiara,faccio parte di quella generazione nata tra la fine della guerra e l’inizio del boom economico che è stato padre del “68 e questo del terrorismo e così via fino a giungere, appunto, ai surfisti, non solo dell’amore, ma di tutti quei valori che i nostri genitori ci avevano inculcato, essendo miracolosamente sopravvissuti ad un conflitto mondiale terrificante.Ebbene i genitori di questa generazione di 35-40enni siamo noi,cioè io con i miei …..anta e passa e mi accorgo, leggendoti, di avere,nonostante l’età le tue stesse giovanili problematiche.
Mi interrogo sugli errori vissuti e compiuti nell’educare i miei figli e non posso, alla fin fine, che dar ragione ad Antonio Dani che in fatto di umanità non mi pare proprio un ottimista!
A qualunque età ed in qualunque momento storico gli uomini, anche i migliori, fanno sempre gli stessi errori e, nonostante i vari tormentoni della memoria, essi dimenticano, dimenticano…
Vorrei suggerirti un principio di vita da me appreso al liceo: l'”aurea mediocritas” di Orazio.Se riuscirai a farlo tuo, credimi, vivrai molto più serenamente e senza troppe delusioni.
D’altra parte siamo tutte d’accordo:la donna NON pole essere uguale all’uomo. Milena Samà
Caro Antonio, vedo che leggiamo gli stessi libri, lo capisco da quanto scrivi. In realtà, ogni generazione ha coltivato l’illusione di essere diversa dalle altre, e di essere in grado di costruire un futuro diverso, non voglio dire migliore ma diverso sì. “Le magnifiche sorti e progressive” sulle quali ironizzava Leopardi le abbiamo sognate tutti a vent’anni, non credi? Ed è giusto che sia così, altrimenti non avremmo la spinta per andare avanti e tentare di realizzarci, in qualche modo. Poi, e ti do ragione, col passare degli anni ci si rende conto che, in realtà, non abbiamo inventato nè trovato niente di nuovo – abbiamo solo più tecnologia, più mezzi per esprimerci ma, di fatto, siamo sempre gli stessi, e la letteratura, per chi ha voglia di frequentarla ancora, sta lì a dimostrarlo. Ciò non toglie che ci si chieda: perchè?! Perchè non siamo capaci di uscire dagli stereotipi e di avere il coraggio di assumere comportamenti diversi. A questa domanda, ognuno risponde come può. I surfisti sono solo uno degli aspetti di un fallimento generazionale col quale oggi facciamo i conti. Cordialmente.
Cara Chiara,
cosa resterà degli anni ottanta? Ma cosa resterà del XX secolo, quando anche gli ebrei, seguiti a ruota dai chierici cattocomunisti, si saranno rotti di schoah e di giornate della memoria. Posso assicurarti, ufficialità a parte, che gli ebrei col sale in zucca sono i primi a non poterne più. Bene, sfilato dal XX secolo il tormentone dell’olocausto, che fu vero e reale e pur tuttavia è diventato tormentone, cosa resterà? Poco, molto poco, l’apologia di una crescita che rassomiglia a un crollo. Resteranno comunque i surfisti dei genitali perché sono sempre esistiti, uomini e donne, tutti bravi surfisti dei genitali non solo quando avevi vent’anni. Forse le cose migliorerebbero smettendo l’illusione di vivere età eccezionali destinate a persone eccezionali. I ventenni sono sempre stati un po’ così, figuarati i quaranta-cinquantenni che li imitano, del resto i ventenni invecchiati fanno letteralmente spavento. E poi queste frattaglie basse maschili o femminili più o meno bollite e sempre sott’aceto non ti sono venute a noia? Perché di questo si tratta, ed è inutile guarnire la portata con psichismi, emotività buone o cattive, tirate etiche. Le frattaglie bollite e sott’aceto ci condannano al compiacimento e alla ripetizione di sé. Perché anche l’inganno dei genitali più o meno sublimati e bolliti è un tormentone del XX secolo, la pretesa di governare e trovare regole per ciò che solo attiene allo stile dei singoli. Ma si sa, anche l’accumulo ingordo di regole fu un tormentone del XX secolo e del suo sopravvivere nei primi anni del XXI. E se a voltare pagina si scoprisse all’improvviso che non avevamo mai bollito le frattaglie, che non erano sottaceti e che l’inganno non c’era? Cordialmente, A.D.
Cara Frances, benvenuta. La tua analisi mi convince, e batte su un punto dolente: sono le donne a crescere siffatti campioni, ahimè. Per quanto riguarda i Pacs ad uso e consumo dei parlamentari, puoi trovare informazioni sul sito della Camera dei deputati, ed anche su quello della Regione Toscana, perchè il Presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, ha sollevato nei giorni scorsi la questione nel corso di un intervento in Consiglio.
Caro Franchini, questo pezzo è nato dalla lettura di un libro, “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno, che fa un ritratto impietoso della mia generazione, e della conseguente discussione che ne è nata con alcune amiche. La malinconia è d’obbligo quando si fa un bilancio generazionale, dalle prossime puntate tornerò brillante.
Mia cara,
non vengo a scrivere per polemizzare -con animo scherzoso, sempre- sulle incertezze emotive e contraddizioni culturali che hai fatto cadere a pioggia sul pezzo.
Queste, invero, mi danno la ragione e il sentimento di una profonda malinconia in cui ti vai immergendo.
La malinconia -so, sai- è un lievito. Ma, alcune volte travolge.
Vienimi a leggere.
Tuo,
franchini
Ciao Chiara, sono un’avida lettrice delle puntate del tuo dilemma.Sono certa che la donna NON pole.Già nel dna resta un rimasuglio di accondiscendenza,poi nella rinnovata scoperta di se stessa ha fatto scattare nell’omo un grande pesante punto di domanda che tutt’ora lo sovrasta: e lì si rimpiccioliscono le qualità( pochine e cocciutamente criptate) per far emergere il bimbo capriccioso ed egoista, Peter Pan negato alla maturità.
Qualche errore però lo ha pur commesso la donna:ma come l’ha cresciuto??
Anche se io personalmente sono certa che il dna maschile arrivato al massimo splendore dei 20 anni ,poi degeneri.
Lascio questo campo minato.Vorrei chiederti informazioni circa l’applicazioneai parlamentari dei pacs e della reversibilità di alcuni privilegi negati agli altri comuni mortali.Sai se hanno varato un decreto sottobanco. Un sentito grazie e alla prossima