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I LIBERALSOCIALISTI SI DIANO UNA MOSSA E GIOCHINO A TUTTO CAMPO

L’accelerazione dei processi in corso nella politica italiana non postula ormai solo la creazione di una casa comune. Richiede un gioco a tutto campo, cioè una partita in proprio, non per conto terzi come è stato purtroppo negli ultimi quindici anni. Convochiamo gli “stati generali” di tutti i laici, liberali e socialisti. Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 18 Gennaio 2007

La presenza ad Hammamet, per l’intitolazione di una via a Bettino Craxi e per il settimo anniversario della sua morte, mi offre l’occasione per sollecitare una riflessione franca e spregiudicata su cosa sia possibile e doveroso fare per tutti coloro che ritengono indispensabile in Italia la presenza della cultura e della politica laica e liberalsocialista.
Credo che il primo e più importante compito sia quello di darsi una mossa tutti quanti. La situazione sta evolvendo più velocemente del previsto.
La discussione sul cosiddetto Partito Democratico non può essere liquidata come semplice “contributo al surreale”, come ebbe a dire D’Alema dopo essere stato interrogato sui finanziamenti al suo partito. E’ anche l’umiliazione di quanti avevano scommesso sulla possibilità di traghettare nei DS valori, idee, proposte della tradizione laica, liberale e socialista.
Di tutto vuole sentire parlare il gruppo dirigente post-comunista e qualsiasi prospettiva accetta ad eccezione di quella che sarebbe in qualsiasi Paese la più naturale, cioè l’evoluzione e la denominazione socialdemocratica.
Parallelamente, nel campo opposto, è ormai evidente che Berlusconi e Forza Italia si limitano ad attendere che sia il ruolo di opposizione a procurare i voti necessari per andare al governo quando sarà il momento. Ma anche Berlusconi è refrattario ai valori laici e liberalsocialisti. Forza Italia non solo non sarà mai partito liberale di massa (e infatti aderisce al PPE); non permetterà nemmeno che una autonoma e forte presenza liberalsocialista possa svilupparsi dentro la coalizione di cui è perno. Potrebbe sottrarre voti, a differenza di AN, Lega ed anche UDC. La riprova si è avuta alle ultime elezioni ed è costata la sconfitta al centro-destra. Che avrebbe recuperato ben altro che 25 mila voti se avesse schierato una formazione laica autonoma invece di inserire nelle proprie liste quelli che potevano costituirla.
Ad Hammamet nel ricordo di Craxi, così come nei giorni scorsi ricordando Saragat a Palazzo Barberini e incontrando Lorenzo Conti, figlio del sindaco repubblicano di Firenze ucciso dalle BR, ho avuto conferma che i laici, liberali e socialisti, non possono più limitarsi a rimirare se stessi e la loro identità.
L’accelerazione dei processi in corso nella politica italiana non postula ormai solo la creazione di una casa comune. Richiede un gioco a tutto campo, cioè una partita in proprio, non per conto terzi come è stato purtroppo negli ultimi quindici anni. Ciò significa dar vita ad un partito nuovo che si rivolga senza pregiudizio alcuno all’una e all’altra parte: per diventare riferimento di chi ha realizzato che il gruppo dirigente non porterà mai i DS sulla sponda socialdemocratica per antichi complessi; ma anche di chi sa che non sarà la CDL attuale a consentire le battaglie per la laicità dello Stato, per i principi liberali in economia e per i valori di tutela dei deboli sul piano sociale che sono i caratteri distintivi di uno stato moderno.
Trovare alleati sarà problema del poi: quando conosceremo il sistema elettorale e quanta condivisione dei nostri valori abbiano gli altri.
Non sarebbe male se una discussione franca si aprisse su questo tema, in preparazione possibilmente di una convocazione degli “stati generali” di tutti i laici, liberali e socialisti.

Nicola Cariglia
Presidente del Polo Liberalsocialista

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. liviano mazzarini

    30 Gennaio 2007 alle 11:14

    condivido buona poarte del tuo ragionamento.
    ma che dire e che opinione hai dello sforzo che molti autorevoli dirigenti socialisti e non stanno facendo nell’associazione “la Rosa nel Pugno”???
    Non ritieni che si possano unire gli sforzi ed insieme al Tavolo dei Volenterosi” creare le premesse e le fondamenta per un GRANDE PARTITO del socialismo liberale ??
    Scusa per il disturbo

    Rispondi
  2. Repeti

    26 Gennaio 2007 alle 10:54

    E’ apprezzabile ed assolutamente dirimente puntare alla costruzione di un partito liberalsocialista nel momento in cui prende corpo sempre più senza convinzione, ma per necessità, il partito democratico (cristiano). Un Pd in cui larga parte dei DS vede una ulteriore opportunità di non fare i conti con la propria storia e con quella del nostro Paese, nel momento stesso in cui questo coraggio e questa comprensione l’hanno diversi compagni dei DS che per questo sono in posizione critica o lasciano i DS. Ciò che c’è di non condivisibile nell’analisi di Cariglia è l’ostinata volontà di puntare a scenari che non ci sono (vedi diverso sistema elettorale) per non scegliere le posizioni attuali. Essere nel centrosinistra piuttosto che nel centrodestra non è una scelta ma una collocazione naturale per i socialisti. Dire che gli alleati li sceglieremo dopo significa non avere il coraggio di partecipare oggi ed ora alla lotta politica da condurre in un campo sicuramente composito, variopinto e contraddittorio ma l’unico in cui i socialisti possono giocare. E’ tipico di chi ha lo sguardo rivolto al passato e pensa a come i suoi tempi fossero mogliori (perchè vi aveva ruolo) dire che oggi non è necessario allearsi con nessuno o non scegliere alleati. Ma così facendo si aggregano i nostalgici e non i giovani che vogliono partecipare a questa odierna competizione politica. Si vuol capire che gli elettori, i cittadini italiani, dopo 12 anni hanno ormai assimilato la logica bipolare più di nostalgici ex dirigenti politici che continuano a guardarsi allo specchio? Aggregare i giovani su questa strada è difficile ma si sono già formati in 12 anni sulle logiche politoc sociali che stiamo vivendo e non su quelle che abbiamo vissuto. Questi tentativi appaiono velleitari e senza futuro proprio come i molti ex dirigenti di partito che le propugnano. Sono stato duro, anche provocatorio, perchè gradirei si uscisse dalla solita ambiguità per cui non scegliere oggi e rimandare a domani è elemento di merito. No, oggi con i mutamenti politico socili che si misurano in byte e non in tempi storici, occorre adeguare anche le riflessioni politche.

    Grazie e saluti

    Rispondi
  3. Gabriele Ariola

    25 Gennaio 2007 alle 13:36

    “Fu invece tra i sanculotti, il cosiddetto “Quarto stato”, quello che diede alla rivoluzione il carattere più radicale, che si trovarono i senza tetto e i disoccupati. Quando i montagnardi trionfarono sui girondini, tutti i militanti repubblicani volevano essere chiamati sanculotti. Con questo termine infatti s’intendevano coloro che non solo nell’abbigliamento, ma anche in ogni aspetto della loro vita sociale si distinguevano nettamente dagli aristocratici.”

    Per il resto,continuo a concordare con malabrocca ed ad essere,non solo ritenermi,fuori da ogni nicchia partitica.

    Rispondi
  4. malabrocca

    25 Gennaio 2007 alle 09:34

    La stucchevole e sterile polemica su chi è più dotto e chi è più intellettuale, non ha senso di essere in politica, specie nella società di oggi.
    Dimostrazione ne è che un elettricista è diventato Presidente della Polonia ed il Presidente, riconfermato, dell’ Brasile ha la licenza elementare.
    Per far politica, non sempre serve un pezzo di carta in saccoccia, serve grande passione, grande spirito di sacrificio, grande rispetto per gli altri, tante idee, tanta voglia di imparare e mettersi continuamente in discussione.
    Lasciamo stare le punteggiature, la grammatica e la sintassi che sono molto utili in campo accademico, ma non danno nessun contributo alla soluzione dei problemi del vivere quotidiano.

    Rispondi
  5. malabrocca

    25 Gennaio 2007 alle 09:12

    “I protagonisti delle sigle, gli iscritti” come li chiamo il simpatico Franchini, non sono più quelli di una volta.
    Direi, non sono più .
    Perché in un contesto in cui chi sta al vertice non pensa alla politica ma a salvare il “cadreghino” , nessuno ha voce in capitolo se la sua voce non risulta all’omologata a quella del referente più vicino.
    Non appena qualcuno intende fare politica, quella vera, quella piena di rischi di cui parla Franchini, viene emarginato, ostacolato ed a volte anche deriso, finche non si mette quatto quatto in un angolo in attesa di tempi migliori o rassegna la tessera e si fa da parte.
    Ne consegue che le sedi dei partiti, oggi, sembrano dei pollai dove si starnazza, a volte ci si pastura, si disquisisce sul sesso degli angeli e poi ci si allinea acriticamente alle decisioni prese altrove.

    Da qui la necessità di vaipassare le strutture esistenti, anche se farlo comporta un percorso più faticoso che però, purtroppo, oggi, non vede alternative.

    Rispondi
  6. franchini

    25 Gennaio 2007 alle 00:33

    Gentilissimi partecipanti a questa discussione. gentilissime lettrici e gentilissimi lettori,
    nessun si offenda. Così, mi sia consentito il sorriso sereno –evocatore di altri tempi, di altre “sezioni” del psi- per l’aspra battaglia che leggo svolgersi. Avulsa –come era nello spirito dei “socialisti” di un tempo (il cortese Dani non me ne vorrà se lo costringo in una nicchia, temporanea)- dagli argomenti veri in interesse. Alimentata da quel sentimento individualista esasperato che ha creato martiri veri e, purtroppo, dato vigore a profittatori e sedicenti.
    Non ho intenzione alcuna di comminare censure o esprimere biasimi. Ma, mi sembra che lo slittamento del dibattito verso confronti diversi, mortifichi il senso, intimo e sociale, politico della perorazione di Nicola Cariglia.
    Sperando che possa essere di sprone per il ritorno a lui e a noi, alle nostre più intense argomentazioni, intervengo di nuovo.
    Il 27 novembre us commentando un articolo di Nicola venni a scrivere:
    “Ma, per fare credito alla attività in cui si impegna strenuamente alla costituzione di un polo laico, mi corre obbligo di esprimere un disaccordo sul metodo che si legge. Invero io penso che riferirsi alla sigle della “galassia laico-socialista” perchè “decidano, finalmente, di fare fronte comune” è, come dire, avallare quello schematismo politico/pseudo-ideologico che non si confà alle più vaste aspirazioni di innovazione, anche etica, del paese reale.
    Voglio dire che i protagonisti delle sigle (gli iscritti) nella loro complessità non rappresentano più la vitalità democratica ed evolutiva della comunità nazionale, come avveniva, con altre tensioni ideali, in tempi neppure tanto lontani. Ogni auspicio di coesione –quindi anche di disgregazione e di riaggregazione- contrasta, in sè, con il processo che pure si auspica di una socialità in progresso, nell’ambito dell’imprevisto sviluppo tecnologico.”
    Posizione che ho ribadito nel primo commento pubblicato, in calce, in data 18 gennaio.
    Vengo a leggere in altra pagina di pensalibero una successiva “precisazione” di Nicola:
    “Quando parlo di orgoglio e identità ritrovati, mi riferisco al popolo dei laici liberali e socialisti. Non ai gruppi dirigenti delle tante piccole formazioni che non conoscono il gusto e la grandezza del rischio, in politica.”
    Tale precisazione mi conforta per la palese identità di attenzione ad un processo politico di aggregazione che superi il momento dei simboli e dei loghi per attuare quel “costruiamolo assieme, in alternativa a tutto, il tutto pieno di nulla che ci ha sovrastati in questi anni” cui accenna con emozione e sapienza Malabrocca.
    Il presidente ascolta e recepisce, rende stabili le situazioni divergenti, non può essere quindi personalmente coinvolto in dibattito. Mi preme evidenziare, per questo, non la mia insistenza nella proposizione di una teoria politica (necessità che ribadisco, piaccia o non piaccia al capacissimo “sanculotto” Airola, che ho affettuosamente proposto per il coordinamento di Napoli del Polo Laico) finanche e soprattutto basata sul grido –di cui mi sono appropriato- di Costa “andiamo al popolo per ritrovare la nostra soria!”, quanto sulle risoluzioni pragmatiche che pone l’intenso “giacobino” Malabrocca.
    Altrimenti, sempre a dirla con lui, “finiamola di masturbarci la mente e prendiamo atto della cruda e crudele realtà”.
    Mi scuso e ringrazio.

    franchini

    ps per Gabriele Ariola: consentimi, Gabriele, ma i sanculotti non erano quelli un pò “fetentielli” che si divertivano, messa la coccarda, a veder cadere le teste -senza responsabilità-, poi, dismessa la coccarda, ad applaudire Luigi XVIII? con buona pace ora, della libertà, ora, della vita e, ora, del popolo sovrano. non ti si confà!

    Rispondi
  7. Gabriele Ariola

    24 Gennaio 2007 alle 23:20

    Esimio prof.Dani,
    La ringrazio per la puntuale correzione. Io mi sono solo limitato a farle osservare che ,quando si pretende di salire in cattedra,è meglio evitare strafalcioni.
    Resti pure in cattedra,ma son se prenda con me per i Suoi errori.
    Per il resto e per la pena che Le faccio,Le lascio l’ultima parola.Le spetta di diritto.
    Ottime cose.

    Rispondi
  8. Antonio Dani

    24 Gennaio 2007 alle 22:21

    Caro Ariola,
    appunto, la sua matita blu e la sua reazione sopra le righe mi convincono d’essere nel giusto. D’altra parte se è così sicuro di non fare pena perché se la prende tanto? Se appartiene a quella genia di dispettosi che vede nell’ultima parola le proprie ragioni, faccia pure. Io non ho da dire più niente a chi non dice niente. Antonio Dani

    P.S. Visto che vive col vocabolario in tasca, lo consulti meglio anziché servirsene per sapide tirate. Guardi che si scrive “Qual è” e non “Qual’è”!

    Rispondi
  9. Antonio Dani

    24 Gennaio 2007 alle 22:20

    Caro Ariola,
    appunto, la sua matita blu e la sua reazione sopra le righe mi convincono d’essere nel giusto. D’altra parte se è così sicuro di non fare pena perché se la prende tanto? Se appartiene a quella genia di dispettosi che vede nell’ultima parola le proprie ragioni, faccia pure. Io non ho da dire più niente a chi non dice niente. Antonio Dani

    P.S. Visto che vive col vocabolario in tasca, lo consulti meglio anziché servirsene per sapide tirate. Guardi che si scrive “Qual è” e non “Qual’è”!

    Rispondi
  10. Gabriele Ariola

    24 Gennaio 2007 alle 17:29

    Gentili lettori di Pensalibero,
    non preoccupiamoci,le “elitte” son fatte così.
    Irridono il (presunto)vaniloquio e le proposte altrui.Ma non hanno nulla da proporre e si rifugiano in assurdi(reali)vaniloqui.
    Confondono partitico con politico e calligrafia con grafia,ma sono sempre pronte a saltare in cattedra per impartire lezioni.
    Ritengono inferiore chi non possiede la loro(presunta)cultura.Escludono che gli ignoranti possano volere un partito liberalsocialista ed offrirsi di lavorare per esso,senza chiedere nulla in cambio.
    Sono “elitte”,appunto.
    Noi,gentili lettori,tolleriamo ed andiamo avanti.Sopratutto,come diceva Cariglia già qualche settimana fa,apprestiamoci a rompere gli indugi.

    Rispondi
  11. Gabriele Ariola

    24 Gennaio 2007 alle 12:52

    1/24/2007 – 09:57

    Antonio Dani – Firenze
    “Gentili lettori di “Pensalibero”,
    aggiungo, per gli innamorati di concretezza e di proposte risolutive, …….. ogni giorno ricopiare in bella calligrafia …. ”

    Esimio prof.Dani,
    calligrafia significa bella scrittura.
    Dobbiamo esercitarci a ricopiare in bella bella scrittura?
    Ad ogni modo io non potrò mai nemmeno avvicinarmi ai suoi eccelsi livelli….di astratto vaniloquio.

    Rispondi
  12. malabrocca

    24 Gennaio 2007 alle 11:36

    Mi sono stancato, o forse no, sono solo deluso.
    Tante chiacchiere, tante disquisizioni, per dirla con un vecchi detto, “tanto fumo niente arrosto”.
    Meglio lo SDI, no meglio il Garofano, assolutamente dobbiamo allagare la RNP ho come è bello il PD, dovremmo, bisognerebbe, ci sarebbe da fare, loro sì gli altri no, e via di questo passo.
    Passano gli anni ma non diventiamo grandi, l’infantilismo ci sovrasta ed intanto, i poltronai tirano a campare, i socialisti restano dispersi nel limbo politico e organizzativo.
    Non si capisce bene chi deve fare che cosa per ripartire.
    Il condizionale sovrasta le nostre teste e le nostre menti.
    Bisogna che qualcuno cominci finalmente a fare, del dire siamo tutti maestri, ma il fare, a chi compete ?
    Certo non a me, forse a noi, intendendo per “noi” chiunque altro che non sia io.
    Non ho più l’età per arrabbiarmi di queste cose, eppure mi arrabbio come un cinghiale nel vedere l’apatia che avvolge tutti noi, disposti a perdere ore davanti al PC per sentenziare strategie che altri dovrebbero adottare.
    Compagni, riusciamo a cancellare gli ultimi 15 anni di stupide divisioni di ormai sterili discussioni sul “sesso degli angeli” e ricominciare a fare politica, quella vera, quella che solo i socialisti sono riusciti a fare nel lungo periodo della “prima repubblica” ?
    Se si chi può si muova, scendiamo sul concreto, incontriamoci, parliamo del futuro e costruiamolo assieme, in alternativa a tutto, il tutto pieno di nulla che ci ha sovrastati in questi anni.
    Lo spazio per un partito dei socialisti, in Italia, c’ è ed è destinato ad aumentare, non dobbiamo e non possiamo però aspettare che le opportunità ci raggiungano, dobbiamo correre incontro e propiziarle con le nostre idee ed il duro lavoro.
    Ho un solo dubbio, da niente, se gli apparati esistenti non sono in grado, o meglio, non vogliono impegnarsi per organizzare incontri aperti, chi può sobbarcarsi l’onere e l’onore ?
    Per l’organizzazione ci si può anche arrivare, ma il vil denaro ?
    Siamo disposti, anzicchè parlarci addosso ad autofinanziarci?
    Se si, c’è qualche speranza, diversamente “lasciate ogni speranza o voi che entrate” , finiamola di masturbarci la mente e prendiamo atto della cruda e crudele realtà.

    Rispondi
  13. ramon de castagno

    24 Gennaio 2007 alle 11:19

    I lettori di Pensalibero non si allarmino troppo, dopo l’invito del prof. Dani a compulsare nuovamente i testi scolastici. Egli ha in mente il Bignami.

    Rispondi
  14. Antonio Dani

    24 Gennaio 2007 alle 09:57

    Gentili lettori di “Pensalibero”,
    aggiungo, per gli innamorati di concretezza e di proposte risolutive, che già una volta invitai i frequentatori di questo sito a ritornare nelle aule universitarie, smettere di leggere e ricominciare a studiare. Ora, considerando il livello complessivo della sintassi e dei contenuti dei vari interventi, invito tutti, me compreso ovviamente, a riprendersi in mano i testi liceali, a studiarli bene, e ogni giorno ricopiare in bella calligrafia una pagina di Manzoni, come consigliava il mio professore. In tutta sincerità escludo da questo invito Chiara Boriosi, che scrive decentemente o per lo meno è cosciente che una e.mail non è un porto franco della sintassi. Combattere l’analfabetismo di ritorno indotto dalla pigrizia davanti a TV e giornali, mi sembra importante prima di convocare gli stati generali. Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)

    Rispondi
  15. Antonio Dani

    24 Gennaio 2007 alle 09:41

    Gentile Ariola,
    non credevo che la nicchia politica fosse arrivata a livelli così alti da essersi disgiunta da una qualsiasi nicchia partitica. Bene, son contento, le cose corrono finalmente come voleva Platone. Eran duemila anni che s’aspettava. A.D.

    Rispondi
  16. Gabriele Ariola

    23 Gennaio 2007 alle 15:33

    Caro Dani,
    se la nicchia da “partitica” che era,ora diviene “politica” ,allora so qual’è la mia.Ma già lo sapevo.Grazie lo stesso.

    franchini parla anche per Lei?

    Rispondi
  17. Antonio Dani

    23 Gennaio 2007 alle 08:52

    Gentile Ariola,
    non essendo stato mai iscritto ad alcun partito, ho sempre visto le nicchie politiche altrui leccandomi i baffi, ma proprio non le conosco, so solo che esistono. O non è questa la democrazia della rappresentanza? Non è mia colpa se l’indotto delle democrazie rappresentative e decentrate è una ramificazione così capillare che anche il libero professionista, più libero, laico e magari orientato scopre alla fine di far parte di quell’indotto e di quella ramificazione in forme che nemmeno lui sospettava. Così è se ci pare. A.D.

    Rispondi
  18. Gabriele Ariola

    22 Gennaio 2007 alle 18:30

    Caro franchini,
    apprezzo le tue idee,lo sai.Pure lo sa chi ha letto il mio commento,su queste pagine,allorchè ,tempo addietro, le manifestasti.Ebbi a definirmi matto quanto te.
    Non vorrei però che esse idee,e le altre che verranno,fossero puro vaniloquio.
    Quindi, dal dire bisogna passare al fare e costruire quel nastro trasportatore su cui farle viaggiare.
    Queste idee e questo nastro trasportatore necessitano della comprensione e del consenso anche della gente comune,altrimenti…..restiamo al palo.
    Sono un sanculotto,parlo il linguaggio del quarto stato.Mi preme comprendere la mia gente.Mi preme farmi comprendere dalla mia gente.
    Dunque,per quanto obsoleti siano tali termini,continuerò a riferirmi a bipolarismo,pluripolarismo,destra,centro,sinistra,laicità,liberalsocialismo.Rassegnati e sopportami.

    Rispondi
  19. franchini

    22 Gennaio 2007 alle 17:11

    Dimenticavo (anche se mi ripeto).
    Avendo teorizzato, molti anni or sono, le “minoranze maggioritarie” sono sempre stato una minoranza nella minoranza.
    Il che non significa remare contro. Anzi.
    Piutttosto saper navigare in alto mare senza bussola.
    Ad altri il compito di rimorchiare in porto.

    Rispondi
  20. franchini

    22 Gennaio 2007 alle 16:44

    Un fermento di posizioni incomincia a intravedersi. Bene!
    Peccato che non si manifestino cento, mille disponibilità al confronto. Questo è quello che preme. Esorto i lettori a porsi quale parte attiva del dibattito. Con qualsivoglia idea. Senza titubanze e preconcetti.
    Dico la mia, senza possibilità di fraintendimenti.
    Appoggio Cariglia. Si alla sua perorazione. Dico di più: si crei su pensalibero un format per raccogliere adesioni, indicazione dei tempi di convocazione, temi in discussione.
    No convinto (e ragionato, già fatto!) ad ogni ipotesi federativa, di incontro, di intesa “programmatica”, di schematismi tra “bipolarismo” o “destra e sinistra” per lotte da basso teatro che non hanno alcun significato nè teorico, nè operativo. Fuori dalla storia del xxi secolo.

    Vengo al caro Airola. Che provoca per sapere o per dire (potendolo, con me, in privato).
    Io credo che il tema da affrontare per costruire una nuova base teorica –necessaria, se non di che si parla- sia, in ampio spettro e fondante, il tema della robotizzazione umana. In questo tema si dispiegano tutte le vaste e varie argomentazioni politiche e sociali del xxi secolo, dall’eco sistema e dalla qualità della produzione industriale, dalla urbanizazione alla genetica e via dicendo.
    Io credo in molti motivi o condizioni etiche che so non essere condivisei dai più: l’abolizione delle rendite parassitarie, il principio di bene sociale della casa, la gestione collettiva delle risorse energetiche e finanziarie, etc –quali primi avamposti di una società dei diritti- e conosco il mio ruolo: quello di incitatore alle pubbliche virtù di ciascuno; oltre questo non mi pongo.
    Ma tornando alle idee operative –diciamo concrete all’immediato- che possano qualificare una nuova presenza dell’indirizzo e della gestione politica mi chiedo e ti chiedo: è possibile, ad esempio, prospettare e teorizzare e attuare una riforma intellettuale del sistema tibutario e giungere alla tassazione dell’accumulo e non del reddito?
    Alla fine quel che mi sembra che occorra che emerga è la creatività. Comunque la si manifesti. Il gioco, quello della politica, lo si inventa in ogni epoca. Altrimenti le carte vengono segnate.

    Ha ragione Malabrocca, nell’esortazione al lavoro disinteressato ed alla democrazia delle partecipazioni. Ha ragione Dani nella vibrazione e nello scotimento alle risoluzioni.
    In fondo sono un superstite del club giacobino. Ma, mi sembra di non essere solo. Ringrazio.

    franchini

    Rispondi
  21. malabrocca

    22 Gennaio 2007 alle 14:48

    Chi ha avuto occasione di leggere i miei post, non solo su pensa libero ma anche su altri forum come il socialista.com. e domani socialista, sa che sono ormai non mesi ma anni che invoco un’assemblea, chiamatela stati generali,chiamatela come volete, Mario se vi aggrada, aperta a tutti coloro che si sentono socialisti, democratici, riformisti, laici, indipendentemente dall’iscrizione o meno a questo o quel partito, dove al banco della presidenza sieda “solo” un moderatore che dia la parola a chiunque la chieda per discutere un ordine del giorno del tipo, “ E’ possibile ricostruire un partito socialista, democratico, laico e riformista, azzerando tutte le cariche in tutti i partitini, i movimenti, le associazioni d’area socialista oggi esistenti ?”.
    Una proposta questa che ha ricevuto consensi tra i “nullatenenti” ma non ha mai avuto uno straccio di risposta da parte di chi con grande ottimismo viene additato come “elitte” o che abbia un pur piccolo incarico retribuito.
    Se partiamo da questo presupposto, è chiaro che “non c’è trippa per gatti” si continuerà a parlare del sesso degli angeli
    e l’utopia rimarrà incontaminata.
    Chi se la sente di andare oltre ?
    Dove sono i “volonterosi” tanto declamati ?
    Perché non lasciano da parte gli indugi e non si mettono a disposizione, come usava una volta, per lavorare senza chiedere nulla in cambio se non che una grande soddisfazione morale ?
    Qui qualcuno sicuramente vedrà una ricaduta nell’utopia, però, compagni, senza perseguire con dinamismo le utopie, non si và da nessuna parte.
    Capi, sottocapi, sergenti e caporali non vanno cercati, emergeranno da soli .

    Rispondi
  22. Gino Di Maro

    22 Gennaio 2007 alle 14:40

    Il Ns Presidente del Polo laico liberal/socialista chiede da mesi un soggetto dei laici e liberal/socialisti e che gli stessi si rivolgano “senza pregiudizio alcuno all’una e all’altra parte” e ci interroga se può esistere un altro centrosinistra.
    L’associazione Per la Rosa nel Pugno di Turci e Ciuffoletti, verificato il sostanziale fallimento della stessa RnP, si appresta a dare vita ad una costituente per un nuovo soggetto politico.
    Esponenti del Cantiere del Bene Comune, del “Social_Lab” e dei “Socialisti per le Libertà” si sono incontrati di recente per verificare una possibile stagione costituente socialista.
    Movimenti e gruppi di varie provenienze laiche, liberal/socialiste ed anche senza riferimenti ideologici, in tutta Italia si organizzano per una politica diversa rispetto all’attuale bipolarismo.
    È un fiorire di iniziative maledettamente sparse finalizzate ad un altro e diverso modo di far politica ed in più casi per un altro e sostanzialmente ben diverso centrosinistra.
    Faccio mia la richiesta di Cariglia di una discussione franca su una casa comune “non per conto terzi” ed insisto nel dire che lo strumento federativo è il più adatto almeno in una prima fase.

    Gino Di Maro

    Rispondi
  23. Gabriele Ariola

    22 Gennaio 2007 alle 14:26

    Esimio prof.Dani,
    siccome da 13 anni non posseggo più alcuna tessera di partito e considerato che ,da oltre un decennio,quasi mai mi sono recato alle urne e che quel paio di volte che ho deciso di farlo mi sono,montanellianamente,dovuto turare il naso,vuole essere così cortese da spiegarmi qual’è la mia nicchia partitica?
    Io,povero ignorante,non riesco ad individuarla.Me lo spieghi Lei,la prego.Sono assolutamente fiducioso nella Sua incommensurabile sapienza.

    Rispondi
  24. Gabriele Ariola

    22 Gennaio 2007 alle 13:44

    Illustre franchini,illustre Dani,
    idee e non vaniloqui,dite.
    Posso sapere,io comune mortale,cosa proponete di concreto?
    Confesso di non averlo capito.Perdonate la mia ottusa ignoranza.
    Con deferenza.
    Gabriele Ariola

    Rispondi
  25. Antonio Dani

    22 Gennaio 2007 alle 11:19

    L’accostamento di Franchini tra estetismo e vaniloquio politico è appropriato e descrive bene la situazione di eterni velleitari. Gli stati generali dei laici? Ma qua ci si riempie la bocca sempre con vuote parole d’ordine, libresche. Siamo quattro gatti e quali stati generali a miagolare sui tetti per attirare diaspore improbabili se restare nelle nicchie partitiche rende bene? A Puccio Cartoni poi ricordo che se nelle due Camere, nel governo, nell’opposizione, nei sindacati, nella cultura, nelle professioni e nel resto i cialtroni la fanno da padroni, è perché non ci si pose mai il problema delle vere élites, e magari lo si negò in forma biliosa sperando di continuare a confondersi nella chiacchiera collettiva. Le élites sorgono naturalmente dal basso quando la lotta è vitale, ma ti sembra che oggi la lotta sia vitale quanto ai problemi discussi? O lo è per quanto alle élites emarginate non è permesso di dire?
    Questo è il punto su cui si gioca davvero tutto, e il nuovo, vero discrimine tra destra e sinistra, il punto rispetto al quale tantissimi interventi su “Pensalibero” mi sembrano orientati dalla febbre cattocomunista, anche a insaputa di chi li sottoscrive, tanto il cattocomunismo, CHE NON E’ LA VERSIONE AGGIORNATA DEL COMUNISMO, è riuscito a strisciare dentro di noi. Antonio Dani

    Rispondi
  26. franchini

    22 Gennaio 2007 alle 00:20

    Non posso sottrarmi dal constatare che il dibattito provocato dalla perorazione di Nicola Cariglia è scivolato verso quelle forme di estetismo politico avverso le quali primaria dovrebbe risultare l’azione dell’auspicato “polo laico”.
    Ho coscienza che la mia doglianza potrebbe apparire come inopportuna e inficiante le vaste aspettative e risoluzioni all’azione, ma avverto il dovere –verso Nicola, verso i cortesi interventori, verso i lettori- di insistere sulla individuazione teorico/prassistica, quindi progettuali, delle linee guida etico/politiche su cui fondare la convocazione degli “stati generali”; questi partecipati da persone, non da simboli.
    Ho letto, eccezion fatta per Dani che pone il problema delle “guide”, soltanto slogans obsoleti o vanificati dal nuovo stesso che si presume poter rappresentare ovvero illustrazioni di quegli schemi e schematismi che hanno corroso l’idea della politica.
    Rinnovo a me stesso l’ammonimento e lo esprimo a tutti.
    Guai a intraprendere una strada siffatta: ci si adeguerebbe a quell’imbuto di vane ambizioni personalistiche, giocate nelle federazioni e convergenze di loghi e sigle.
    Non credo che tanto ci auspichiamo; né si auspicano i cittadini, laici o liberali o socialisti o riformisti o rivoluzionari della Repubblica.
    Riappropriamoci del senso e della dignità della Comunità e dello Stato. Nel modo possibile con cui sapremo e potremo. Con idee. Non con vaniloqui.
    franchini

    Rispondi
  27. Gabriele Ariola

    21 Gennaio 2007 alle 22:54

    “Trovare alleati sarà problema del poi: quando conosceremo il sistema elettorale e quanta condivisione dei nostri valori abbiano gli altri.”

    Nel frattempo sarà anche più chiaro fino a che punto Casini saprà e vorrà proseguire nella strada intrapresa.

    Se intanto saremo stati capaci di costruire un moderno partito liberalsocialista,il PD previsto per il 2009,inevitabilmente,perderà ulteriore capacità di attrazione.
    Altri lasceranno i DS e seguiranno i Turci,i Rossi,i Caldarola.
    Altra parte dei DS proseguirà il cammino verso la sinistra conservatrice,impropriamente definita radicale.
    Analogo processo potrebbe avvenire nella Margherita.La parte più laica e riformista potrebbe essere interessata ad un polo laico,liberale e socialista.
    Altri potrebbero essere,invece,interessati ad un’alleanza con Mastella e Casini,se tale ipotesi andasse avanti.
    Molto,appunto,dipenderà anche dal sistema elettorale.
    Staremo a vedere,la situazione è in veloce evoluzione.Potremo meglio definire la strategia solo più avanti.
    Ora urge,una mossa tattica, convocare gli “stati generali”,per non essere colti,anche stavolta,impreparati.

    Rispondi
  28. Gabriele Ariola

    21 Gennaio 2007 alle 21:26

    E’ indubbio che per un ex comunista, sia estremamente facile, oggi, in mancanza di un partito socialista rappresentativo dei valori del socialismo, dichiararsi socialista essendo questa dichiarazione scevra da dimostrazioni
    di fatto…
    ….La fobia repressa che questi individui provano per la definizione “socialista” si palesa, nonostante gli sforzi per negarlo, in tutti i loro atti politici.

    Condivido,è ovvio.
    Però insisto,la sfida è mettere in crisi l’attuale bipolarismo.Riprendo l’ottimo Bagatin:Contro la desra,non con questa sinistra.

    Rispondi
  29. malabrocca

    21 Gennaio 2007 alle 20:53

    E’ indubbio che per un ex comunista, sia estremamente facile, oggi, in mancanza di un partito socialista rappresentativo dei valori del socialismo, dichiararsi socialista essendo questa dichiarazione scevra da dimostrazioni
    di fatto.
    Difficile sarebbe, nonostante la sbandierata appartenenza (casuale) all’ “internazionale socialista” , adottare da parte di questi soggetti , una politica di chiara matrice socialista, all’interno di un organizzazione che si rifaccia al socialismo.
    La fobia repressa che questi individui provano per la definizione “socialista” si palesa, nonostante gli sforzi per negarlo, in tutti i loro atti politici.
    Il PD, altri non vuol rappresentare che la presa di possesso in modo definitivo dello spazio lasciato libero dal PSI., senza peraltro essere in grado di sviluppare quella capacità politica di proposte e di azioni che sono propedeutiche di un partito socialista democratico e riformista.
    Partendo da qui, si può facilmente dedurre che nel momento stesso in cui il PD verrà varato, ci saranno decine di migliaia di elettori, non importa se “elite “ o comuni cittadini in libera uscita e che non avranno più punti di riferimento politico, mancando in Italia quel “contenitore” socialista, riformista e democratico che noi (io), tanto auspichiamo.
    Da qui l’urgenza di cui Nicola Cariglia parla e con cui non si può che essere d’accordo.
    L’urgenza non deve però portarci fuori strada.
    Resta chiaro che per sintonizzarsi sul flusso in uscita dai DS, non ci devono essere ambiguità, l’alternativa alle destre deve essere il punto fondante da cui un partito socialista non può esimersi, porte aperte a tutti coloro che si troveranno in sintonia con un programma sociale e riformista, da non confondere col riformismo della CDL.

    Rispondi
  30. Puccio Cartoni

    21 Gennaio 2007 alle 12:11

    Appunto,caro Dani,ti sfugge…..Naturalmente mi inchino di fronte alla “intellighentia”, ma solo per opportuno ossequio formale . Ma non sono disposto a seguire la luce delle élites precostituite, salvo tenendomi a debita distanza. Altrimenti mi parrebbe di “tradire” la mia ,di volontà ed intelligenza! Del resto ci sono èlites ed èlites ,salvo errore……Adesso lasciamola lì .

    Rispondi
  31. Gabriele Ariola

    20 Gennaio 2007 alle 22:32

    “…..La riprova si è avuta alle ultime elezioni ed è costata la sconfitta al centro-destra. Che avrebbe recuperato ben altro che 25 mila voti se avesse schierato una formazione laica autonoma invece di inserire nelle proprie liste quelli che potevano costituirla.”

    Assolutamente vero.Quindi,ad invertire il risultato sarebbero bastati 13mila elettori che,anzicchè la Rosa nel Pugno,avessero avuto la possibilità di scegliere una formazione laica nella CdL.Forse,sarebbe bastato anche che il Nuovo Psi si fosse presentato autonomamente,col suo simbolo.
    Ci sia da insegnamento.
    La Rosa nel Pugno,sebbene non abbia saputo e/o voluto coinvolgere altri soggetti politici dell’area laica e liberalsocialista,ha ottenuto quasi un milione di voti.E’,dunque,evidente che ha fatto la differenza tra i due schieramenti.Tuttavia,anche ma non solo,per la mancanza di senatori,ha scarsissimo peso politico nell’attuale maggioranza.
    Ci sia da monito.

    Rispondi
  32. Antonio Dani

    20 Gennaio 2007 alle 12:14

    Caro Puccio,
    mi sfugge il nesso tra esigenza di élites e la ricerca d’un duce con relativi gregari. Tu credi ancora che la società sia come un bel terreno al naturale, i problemi i suoi fertilizzanti da cui poi spuntano belle pianticelle. Purtroppo non è così, la società va dove la nostra volontà e intelligenza la spinge, quindi dove le élites la spingono. Altrimenti si casca nel fatalismo a posteriori. Perché i problemi di oggi, quelli di cui spesso si parla e ci parlano sono in ultima istanza falsi problemi. I problemi veri sono quelli di cui non si parla, e che solo le élites senza duce intuiscono come irrisolvibili, prima di farli affiorare nel sociale risolvibili. Antonio Dani

    Rispondi
  33. Gabriele Ariola

    20 Gennaio 2007 alle 00:12

    Caro Presidente,
    condivido in toto la Tua lucida,acuta analisi.
    Sottoscrivo l’esigenza,sempre più attuale,di una convocazione degli “stati generali”.
    Credo non Ti sia sfuggito che anch’io,sommessamente,da tempo vado chiedendolo,su queste pagine.
    Ma,consentimi un solo ma.
    Così come oggi composti e strutturati,nessuno dei due Poli attuali mi appare poter essere sufficientemente convincente.
    Superare l’attuale sbagliato bipolarismo,conseguenza di un maggioritario sbagliato.Questa la sfida ulteriore!
    Mi affascina l’Utopia,è il motore dell’umanità.
    Con stima.
    Gabriele Ariola

    Rispondi
  34. Puccio Cartoni

    19 Gennaio 2007 alle 20:33

    A Dani un breve appunto.C’è chi cerca una guida ,un duce ,e chi invece spinge per la risoluzione dei problemi ,evidenziando le questioni ,e proponendo soluzioni( in questo caso il conduttore viene dopo la scelta di dove si vuole andare ).Secondo me le èlites (certo,non mafiose)si devono evidenziare di fronte ai problemi ,mentre pensare di avere una guida prima di una mèta è semplicemente gregario. Punto .

    Rispondi
  35. Antonio Dani

    19 Gennaio 2007 alle 14:52

    Caro Franchini,
    solo su un punto non concordo con te. Io il discorso elitario lo cerco con voluta insistenza, a patto che non discenda da élites inventate, false e mafiose, come siamo abituati nell’italiaccia, praticamente da Crispi in poi. Ma finché quelle élites non spunteranno ogni progetto sul polo laico liberal socialista mi sembra rientrare in velleità ormai secolari. Antonio Dani

    Rispondi
  36. Luca Bagatin

    19 Gennaio 2007 alle 14:03

    Parafrasando il titolo del bell’articolo che lessi su Critica Sociale diversi anni fa a firma Carlo Tognoli (ex sindaco socialista di Milano) proporrei ed auspicherei la seguente frase riassuntiva per il Polo Laico e Liberalsocialista:

    CONTRO LA DESTRA. MAI IN QUESTA SINISTRA.

    Rispondi
  37. franchini

    18 Gennaio 2007 alle 22:38

    Caro Presidente,

    preliminarmente vengo ad esprimere la mia adesione alla tua perorazione, peraltro ricca di incisive riflessioni sullo stato della “politica” italiana.

    Credo sia giunto il momento, cui riferisci, di porre sul tappeto le responsabilità che il “polo laico” intende assumere per la rappresentanza di quella classe, che chiamo, di “cittadini operosi”.

    Credo che il “polo laico” possa e debba accentrare in sè e su di sè le espresioni vere e mordaci di aristocrazia del pensiero. Sole capaci di condensarsi come corpo, unico, politico. Proprio nella loro possibilità e finalità di esplorazione ed evoluzione nelle diversità.

    E’ ben chiaro che sfuggo, confino, ogni discorso elitario.

    Se si vuole “immaginare il futuro”, quindi, urge sollecitare l’immaginazione del futuro attraverso i desideri e i mezzi per attuarlo.

    Significa, per il “polo laico” saggiare la sua autentica possibilità di composizione e di ragionamento.

    In sintesi, ritengo che non possa procedersi senza la consapervolezza di attuare la “rivoluzione in cammino”, senza la volontà di scardinare i modi e le qualificazioni della politica; come vissuta e, oggi, in se stessa implosa.

    In breve: un insieme confuso, discinto, di teoremi sulla prassi non giustificherebbe nè influirebbe sui processi di modificazione verso i quali, consapevoli o non, precipitiamo; al contrario accelerandoli e rimanendone vittime, quale nuovo servaggio.

    Vengano, dunque, gli stati generali del caos, di quel caos da cui si coagula l’inizio. Spero, della poetica della politica. Con attenzione a che non sia pretesto di federazioni e accordi confusi. Senza lacrime. Ma, anche, senza speranza.

    Tuo,
    franchini

    Rispondi

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