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La battaglia di Lorenzo

Lorenzo Conti, figlio del sindaco repubblicano di Firenze ucciso dalle BR, è in sciopero della fame vuole sapere perchè le Istituzioni sono così disponibili verso gli terroristi, quando ancora non si conosce tutta la verità sugli assassini di suo padre. di Carlo Luigi Ciapetti

di Lorenzo Conti | 20 Novembre 2006

Non tutti sanno che Lorenzo Conti – figlio di Lando Conti, Sindaco di Firenze barbaramente ucciso dalle BR il 10 Febbraio 1986 – sta facendo da domenica scorsa uno sciopero della fame allo scopo di ottenere chiarimenti dalla Regione Toscana sulle assunzioni e gli incarichi da essa conferiti agli assassini di suo Padre.
A tutt’oggi non ha ancora ricevuto alcuna risposta e nella sua lunga visita a Firenze il Presidente della Repubblica, cui pure si era rivolto, non gli ha nemmeno dedicato i pochi minuti di un incontro.
La notizia non e’ stata riportata nelle edizioni on-line dei giornali nazionali, con la sola eccezione de Il Giornale , e la stessa Nazione – che ha pubblicato articoli su questo argomento – si e’ affrettata a rendere indisponibile l’unico che vi era stato pubblicato.
Questa situazione del trattamento di riguardo riservato agli assassini rispetto a quello riservato ai familiari delle loro vittime concerne, fra gli altri, anche Mariella Dionisi, moglie dell’agente Fausto Dionisi, ucciso da esponenti di Prima Linea mentre tentavano di far evadere alcuni loro complici dal carcere fiorentino delle Murate Sergio D’Elia, condannato a 30 anni per concorso nell’omicidio di suo marito, e’ stato eletto deputato nella Lista Bonino e nominato Segretario d’Aula a Montecitorio !
Chi volesse esprimere a Lorenzo la propria solidarieta’ puo’ scrivergli a lore_co@libero.it .

Carlo Luigi Ciapetti

Pubblichiamo la lettera aperta di Lorenzo Conti al Presidente della Repubblica Napolitano

Pubblicato in : Primo piano

Info Lorenzo Conti

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Milena Samà

    23 Novembre 2006 alle 11:14

    Condivido i principii che sono alla base di “Nessuno tocchi Caino” perchè mi conforta sapere che nel mio paese se, improvvisamente,io impazzissi e commettessi un qualche reato, sia pure odioso, i miei diritti mi verrebbero comunque garantiti ed otterrei, che so io ,un giusto processo,un bravo avvocato, a pena scontata un reinserimento nella società e nel mondo del lavoro etc…Mai, però,potri concepire un Caino in cattedra ad elargire insegnamenti ( da me non richiesti, ma strapagati) sul …”Diritto alla Vita”!
    Io,cittadina onesta,laica o timorata di Dio o, ancor meglio, delle Istituzioni ,gradirei per me e per i miei figli ben altri docenti.Docenti nei quali riconoscermi e poter, eventualmente, emulare e rispettare.
    Ed è per questo motivo che ho moralmente, per quanto mi riguarda, dato l’ostracismo al Partito Radicale (alias Rosa nel Pugno) che non si è fatto interprete,neppure un pò,dei miei sentimenti di persona comune con l’unica prerogativa di essere, ahimè,”per bene”nell’accezione più banale del termine.
    Non posso, quindi, che essere fortemente solidale con Lorenzo Conti e con la sua battaglia che, spero, risulti vincitrice in ogni direzione.
    Per prima ,da parte di quel D’Elia che, se fosse vero essere stato recuperato a quel mondo della ” non violenza”, avrebbe dovuto immediatamente farsi indietro a dimostrazione del suo “autentico” ravvedimento.Ma, poichè, a mio avviso, di “autentico” non c’è che il seggio che occupa, sarà molto difficile che, volontariamente, proprio un D’Elia rinunci a quei vantaggi che dalla poltrona scaturiscono.
    “Semel abbas, semper abbas”e, pertanto, non penso, proprio che colui che ha aderito liberamente e con convinzione alla politica del terrore, giungendo a spargere morte e dolore, possa riscattarsi solo con delle parole.
    Cominci, quindi, il D’Elia a fare questo gesto simbolico di riparazione per tutti coloro che hanno pianto e sofferto a causa sua ( che tanto, da parlamentare qual’è,il pane a lui non mancherà nè oggi nè domani),che ci faccia vedere,come giustamente dice Severino Saccardi, che, pur essendo tutti convinti di dover aiutare Caino, non possiamo certo dimenticare Abele e coloro (i più)che sono dalla parte, anche, di quest’ultimo.
    Milena Samà

    Rispondi
  2. Renato Traquandi

    21 Novembre 2006 alle 14:10

    Completa e totale solidarietà allla battaglia
    di Lorenzo Conti, figlio di un eroe.
    Renato Traquandi

    Rispondi
  3. franchini

    21 Novembre 2006 alle 13:53

    Non considero e non accetto il conflitto cruento, la violenza.
    Osservo, per questo e nonostante questo, che i cicli della storia rivelano che molti rivoluzionari, anche grondanti sangue, hanno occupato scranni parlamentari. Così, la storia dell’unità. Poi, l’oblio e il “guaio ai vinti”.
    Ma i rivoluzionari hanno, comunque, poggiato le proprie azioni sull’ “onore”, finanche discutibile e immorale.
    Qui si legge solo l’onore, vero, etico, di Lorenzo Conti e, attraverso lui, l’onore del Padre, che non conobbi.
    Con sentimenti di solidarietà e di stima.
    franchini

    Rispondi
  4. Severino Saccardi

    21 Novembre 2006 alle 10:46

    Cari amici,
    vi invio per conoscenza la lettera aperta inviata da chi scrive a Lorenzo Conti.
    Grazie per l’attenzione.
    Cordiali saluti.
    Severino Saccardi

    Carissimo Lorenzo Conti,
    seguo, sia pure a distanza, con partecipazione e con apprensione, il suo sciopero della fame. Una testimonianza forte e sofferta di disagio e di civile protesta a cui non si può non guardare con rispettosa attenzione. Una testimonianza, per così dire, “dalla parte di Abele”, delle vittime dimenticate della violenza terroristica e della criminalità organizzata.
    Il suo muto grido nasce, me ne rendo conto, da ragioni profonde: le vittime non fanno audience. Troppo spesso coloro che sono rimasti uccisi o che hanno subito ferite o traumi mai cancellabili e i loro familiari hanno avuto l’impressione di essere trascurati, lasciati da parte, dimenticati.
    L’istanza di cui si fa portatore nasce da un’esperienza diretta e dolente, di quelle che lasciano tracce profonde, di quelle che la nostra società e la nostra informazione, basate sull’effimero e sulla cultura della rimozione, vivono con sopportazione e, quasi, con malcelato fastidio. Un po’ di retorica e poi il vuoto: è quanto troppe famiglie di vittime del terrorismo e della criminalità hanno dovuto sperimentare.
    Ho ricordi personali ancora vivi e brucianti dei giorni in cui suo padre fu vittima di un attentato vile e demenziale. Di una violenza, per così dire, gratuita e ormai “fuori contesto” oltreché feroce. Gli atti violenti, per alcuni, sembrano essere una sorta di riflesso condizionato. Istinto di morte che si spande al di fuori e al di là del contesto storico delle pur nefaste ideologie che, nel cuore del Novecento, vollero la violenza come “levatrice della storia”.
    Fu ucciso, Lando Conti, vicino al Ponte alla Badia, a due passi da via dei Roccettini, dove era allora le sede di “Testimonianze” .Mi tornano alla mente l’impressione e lo choc che provocò in noi la notizia . Andammo, poi, increduli in mesto e solitario pellegrinaggio al luogo dell’agguato. Scrivemmo il comunicato di condanna e partecipammo al corteo di solidarietà con la famiglia e di condanna del terrorismo in Piazza della Signoria. Impotenti e incapaci di darci un “perché” dell’accaduto. Un “perché” razionale non c’era.
    Le distorsioni ideologiche si autoalimentano al di là e al di fuori della razionalità.
    Veniamo all’oggi. Le sono vicino, caro Lorenzo, per il poco che può significare, e voglio interloquire con le sue ragioni.
    Ho letto la sua nobile lettera al presidente Napolitano. Ne condivido i sentimenti e il valore di fondo.
    Entrando nel merito: ha ragione-ne sono personalmente convinto- a chiedere che Sergio D’Elia, condannato a suo tempo come corresponsabile per il delitto dell’agente Dionisi, pur avendo percorso un importante cammino di reinserimento e di “riabilitazione” etica e civile in direzione dei valori della nonviolenza, faccia un gesto simbolico di riparazione. Oggi che è parlamentare si dimetta da segretario della Camera dei deputati. Con un gesto che avrebbe un alto significato nei confronti della sensibilità e delle istanze delle famiglie delle vittime. Non mi sembra una richiesta eccessiva. E’ giusto offrire, per così dire, una strada a Caino (l’uomo è tragicamente fallibile e va aiutato a riscattarsi: così vuole la magnanimità, religiosa o civile, che spezza il cerchio della violenza; così vuole anche la nostra Costituzione) ma vanno fatti anche gesti significativi, per l’appunto, “dalla parte di Abele”.
    Anche una mozione approvata a maggioranza dal nostro Consiglio regionale chiedeva, tempo addietro, che Sergio D’Elia compisse, per motivi etici e di sensibilità verso le vittime, un passo indietro. Il tema rimane di piena attualità. La sua protesta, caro Lorenzo Conti, ce ne ripropone intatto il valore.
    Devo dire che il Consiglio regionale, di cui non voglio certo fare una difesa d’ufficio (di cui non ci sarebbe alcun bisogno), ha approvato, proprio pochi giorni addietro, una legge a favore delle persone colpite da atti di terrorismo o dalla violenza della criminalità organizzata che mi sembra abbia, al di là delle misure di ordine materiale, un forte valore civile.
    Soprattutto in un contesto come quello toscano che quella violenza e quegli atti ha più volte sofferto e patito (dallo stesso omicidio di Lando Conti, ai fatti sanguinosi di Via delle Casine,a Via dei Gorgofili….). C’ è tanto da fare e molto, per quel che è possibile, da riparare in termini di vicinanza alle famigle colpite da un dolore e da una violenza che hanno radici insensate. Il suo forte richiamo ci è, in questo, di monito e di aiuto.
    Voglio però dirle, con la sincerità e la lealtà che la solidarietà pure comporta, che non condivido tutte le sue conclusioni e le sue posizioni.
    Non vedo onestamente, e non capisco, perché la Regione, ad es., non dovrebbe sostenere un ente meritorio come la Fondazione Michelucci, che fa un lavoro encomiabile sui temi dell’urbanistica, della città e del territorio. Se vi lavorano ex aderenti alla “lotta armata”, questo non è che un esempio di quel reinserimento nel consesso civile di coloro che hanno sbagliato. Un reinserimento che la Carta costituzionale auspica e indica e che va, in ogni modo, incoraggiato.
    Anche l’Associazione “Nessuno tocchi Caino” svolge, a quel che ne so, al di là della figura di D’elia, che ne è certamente magna pars, un’opera importante contro la pena di morte nel mondo. Credo, cioè, che la giusta (e spesso obliata: in questo ha ragione a farci vergognare con il suo pressante richiamo) solidarietà con le vittime e con chi ha sofferto debba andare insieme, in una difficile eppur obbligatoria scommessa, con il pieno recupero di chi quella violenza ha immotivatamente e sciaguratamente provocato.
    E’ a scommesse, problematiche, sofferte ed esposte al rischio, come questa che è affidata la tenuta e la crescita consapevole di quella democrazia al cui consolidamento è affidata la prospettiva di un futuro depurato dall’odio e dalla violenza.
    Con sincera vicinanza, solidarietà e amicizia, le invio un forte saluto

    Severino Saccardi

    Rispondi
  5. Chiara Boriosi

    21 Novembre 2006 alle 10:21

    La battaglia coraggiosa di Lorenzo Conti tocca tutti coloro che hanno una coscienza profonda dello Stato, della giustizia, ma prima ancora del rispetto assoluto che deve essere dovuto a chi, senza alcuna colpa, è stato colpito dalla violenza cieca e assassina del terrorismo. La memoria di Lando Conti, Sindaco di un’altra Firenze, uomo di valori alti e certi, è cara a tutti coloro che in lui hanno visto un garante di moralità, di serietà, di vera democrazia nel governo della cosa pubblica. La riabilitazione dei condannati, non giustifica l’incredibile opera di propaganda di cui, di fatto, sono protagonisti gli ex-brigatisti. Non sono “compagni che hanno sbagliato”, come con comoda superficialità sono stati liquidati, sono assassini che hanno stroncato vite innocenti in nome di una folle fantomatica “rivoluzione”, alimentata da alcune anime belle che oggi siedono in Parlamento accanto ad alcuni di loro. La battaglia di Lorenzo, dovrebbe essere quella di tutti coloro che credono ancora nel valore fondante del rispetto della vita umana e della democrazia come civile convivenza di pluralità. Forse per questo gode di poco appeal mediatico – vuoi mettere Sofri?!

    Rispondi
  6. Federico Baldini

    21 Novembre 2006 alle 10:05

    Voglio esprimere tutta la mia solidarietà a Lorenzo Conti per questa che è una battaglia più che giusta: è giusto che chi ha pagato il suo debito con la giustizia si rinserisca nella società a tal punto da poter essere eletto in Parlamento(anche se avrei preferito che fosse eletto tramite le preferenze e quindi con i propri voti visto il segnale politico che si voleva dare) ma buon senso e buon gusto(anche da parte dell’On. D’Elia stesso) avebbero dovuto consigliare di non conferirgli una carica istituzionale del genere. Oggi i terroristi vanno nelle scuole e nelle università a raccontare(con non troppi pentimenti e autocritiche..) la loro verità sugli anni ’70 e sul terrorismo e i grandi uomini vittime di quel terrorismo come il padre di Lorenzo vengono ingiustamente dimenticati. E’ arrivato il momento che noi tutti insieme a Lorenzo alziamo la voce su questo tema.

    Rispondi

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