Cari compagni Enrico Boselli e Marco Pannella,
per ragioni di sintesi e praticità, sbrigo subito la pratica d’obbligo per interloquire con voi.
Dichiaro solennemente che la Rosa Nel Pugno è l’unica vera novità nel panorama politico italiano, e che Blair, Fortuna e Zapatero sono la sintesi mirabile di quanto di meglio sia possibile proporre all’elettorato.
Assolto scrupolosamente al mio dovere, vi chiedo tuttavia di porre un po’ di attenzione a considerazioni e dubbi che- credetemi- non sono personali ma vengono quotidianamente esternati dalla gente cui vi rivolgete con la vostra proposta: coloro che vi hanno già votato e quelli che vorreste conquistare.
La baruffa post elettorale tra la componente SDI e quella radicale non è di aiuto alla pretesa di rappresentare il nuovo. Non perché sia scandaloso litigare, ma perché le ragioni del contrasto non emergono, e ciò ricorda più le tortuose manovre delle correnti della vecchia DC che la tradizione laica e libertaria.
Con quale stato d’animo i militanti della Rosa, radicali o socialisti, affrontato ogni giorno l’esaltante interrogativo se sia meglio avere un simbolo in comodato o in proprietà? O se sia doveroso o meno per un partito essere presente nelle amministrazioni locali?
Dire la verità, tutta la verità, non è solo più corretto: è l’unica via di uscita all’impiccio nel quale si trova la Rosa Nel Pugno. Tutti hanno capito ciò che il pudore non vi consente di dichiarare: I gruppi dirigenti dello SDI e dei Radicali stanno lottando per prevalere, cioè per conquistare il controllo della Rosa. I socialisti sfruttando il loro maggiore radicamento territoriale, i radicali la proprietà del simbolo e l’agilità manovriera.
Non è motivo di scandalo la lotta nei partiti. Ma non potete sfuggire all’obbligo di dire a tutti cosa cambia nell’un caso o nell’altro. Non potete lasciarci nel dubbio che si tratti di una mera bega di potere. Così non è, e sarebbe offensivo per voi che lo pensassimo.
Dunque: c’è in gioco la partecipazione o meno al nascente Partito Democratico, cui una spolveratina di autentica tradizione riformista darebbe un po’ di ossigeno? C’è chi propende per accentuare posizioni liberiste rispetto a chi invoca regole anche per il mercato e ammortizzatori sociali per i momenti di difficoltà? Ci sono posizioni contrapposte in materia di welfare? Differenze sui temi dell’amnistia, dell’eutanasia o sulla eccessiva preponderanza che si vorrebbe far loro assumere nella politica della RNP?
Credo che se le differenze emergessero e fossero onestamente riconosciute ed indicate, il pericolo per la RNP sarebbe meno letale di quanto non lo sia l’attuale stato di cose. La gente capirebbe e si appassionerebbe, perché litigare su temi veri significa “esserci” mentre si va via quando niente più appassiona.
A queste condizioni- cioè un grande dibattito sui grandi temi di oggi- sarebbe possibile anche rilanciare il progetto di una più ampia unità, che coinvolga veramente tutto il mondo laico, liberale e socialista: quel progetto che piccoli interessi di bottega non hanno permesso di perseguire all’atto della nascita della Rosa.
Nicola Cariglia

La Rosa nel Pugno mi sembra un equivoco basato sul gioco dei nomi, l’ultima delle centinaia di convulsioni storiche degli apparentati nella famiglia socialista, convulsioni che hanno sempre rinnovato la destra e la sinistra, ma che questa volta resteranno sul tavolino d’un progetto un po’ troppo libresco. Così intese le battaglie socialradicali degli anni settanta sono morte e sepolte, e oggi andare per il mondo a scovare ingiustizie non basta più nemmeno alla Chiesa per sopravvivere, figuriamoci a noi laici. Si parla tanto, ma forse sarebbe meglio aprire un grande silenzio e farvi maturare un vero nuovo pensiero critico. Stiamo tranquilli, in nostra assenza dal deserto in cui viviamo non verrà nessun pericolo. Antonio Dani (a.dani@hotmail.it)
Caro Nicola,
sei chiaro come sempre, ma nessuno Ti risponderà. Ci ho provato anche io, ma l’unica risposta che ho avuto è che si deve attendere. Ma cosa?
Il vero nodo è, come Tu scrivi, che “è in gioco la partecipazione o meno al nascente Partito Democratico”. Sia Boselli che Pannella non sono chiari su questo punto perché sperano in un ruolo, anche di corrente esterna, nel c.d. Partito Democratico.
Per queste ragioni diamo forza al progetto nato a Firenze che l’Italia ne ha bisogno.
Gino Di Maro