Dunque, il grido di dolore di Piergiorgio Welby al presidente della Repubblica ha acceso il dibattito sul tema dell’eutanasia in Italia. Pensalibero che ha criticato l’elezione a Capo della Stato di Napoltano a causa del suo passato non precisamente costellato da posizioni nette e coraggiose, questa volta deve rilevare il contrario. Questa volta Napolitano non si è nascosto: si è spinto fino al massimo consentito dalla sua carica ed ha di fatto reso possibile l’apertura di una discussione nel Paese e, forse, presto in Parlamento.
Le reazioni del mondo politico e in particolare del centrosinistra raccontano chiaramente quanto la questione sia scottante per il mondo cattolico, e quanto profonda la divisione fra cattolici e laici anche dello stesso campo politico.
Ci auguriamo che su un tema tanto drammatico nessuno voglia sovrapporre strumentalismi. Purtroppo le avvisaglie di una discussione alimentata di schemi preconcetti già ci sono tutte.
Da parte nostra, nell’aprire Pensalibero alla discussione, ci limitiamo a riportare non frasi estrapolate da esponenti della politica o del mondo scientifico. Ma quelle di due persone che stanno vivendo, sulla loro pelle, la stessa drammatica situazione.
La prima frase è di Piergiorgio Welby ed è tratta dalla lettera-appello inviata al Presidente della Repubblica: “Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”.
La seconda, di un’altra persona affetta da sclerosi laterale amiotrofica, Cesare Scoccimarro, 45 anni, inchiodato a un letto ormai dal 1998 e assistito 24 ore su 24 dalla moglie Stefania e da personale specializzato. Sul suo sito (www.conoscicesare.org) ha scritto: “Io – ribadisce Cesare, che da sempre vive a Milano – voglio vivere, la mia battaglia è quella di far capire alle persone, al mondo, alle istituzioni che la sclerosi laterale amiotrofica non è una malattia che uccide dopo una media di tre anni, o meglio, lei lo farebbe pure, ma c’é chi come me glielo impedisce. Perché con la tracheostomia, la sonda nello stomaco, e un’adeguata assistenza, si può vivere ancora molto. La Sla ti uccide se glielo concedi, ti uccide se i medici non ti informano che puoi continuare a vivere, ti uccide se non puoi scegliere consapevolmente cosa davvero vuoi fare”. E ancora: “Rispetto la scelta di chi, come Gianluca Signorini o Luca Coscioni, ha ritenuto ‘opportuno’ non continuare a vivere”, e di Piergiorgio Welby, “perché vuole porre fine a una vita che non gli appartiene più. Ma, altrettanto – prosegue -, chiedo che venga rispettata la mia scelta di vivere dignitosamente, a casa mia. Ecco il senso: morte opportuna e vita dignitosa. Ma vita dignitosa significa essere accudito 24 ore al giorno, perché accanto a me deve sempre esserci qualcuno, che mi aspira la saliva, che mi broncoaspira, che mi sposta mani e piedi, che accende la tv, che mi legge il giornale, che sappia comunicare con me, che muovo solo gli occhi. E tutto questo ha un costo, molto molto elevato, 6mila euro al mese per le 4 persone che mi assistono e si alternano. Da anni chiedo che le istituzioni rispondano ai miei bisogni e a quelli delle persone che, come me, vogliono continuare a vivere”. “Il mio silenzioso urlo – conclude – rivendica la vita, e non la pura sopravvivenza, tecnica e in condizioni spesso precarie, come molti sono costretti a subire”.
Eutanasia e testamento biologico: questa volta bene Napolitano
Purtroppo le avvisaglie di una discussione alimentata di schemi preconcetti già ci sono tutte. Da parte nostra ci limitiamo a riportare frasi di due persone che stanno vivendo, sulla loro pelle, la stessa drammatica situazione.

La politica, me ne dispiace molto, non sono un qualunquista, su questi temi sta facendo bla, bla, bla, bla…
Quello che dicono Welby e Scoccimarro che soffrono in prima persona ci apre gli occhi più di tanti discorsi. Non ci danno la risposta: ma ci offrono gli elementi per pensare e dare ognuno la propria risposta.
Le due lettere, quella di Wely e quella di Scoccimarro, rapprentano due punti di vista che non sono necessariamente in conflitto, anzi si integrano alla perfezione.