Antonio Di Pietro, in una intervista a Repubblica del 16 luglio aveva detto che si sarebbe dimesso da ministro qualora l’indulto fosse stato approvato. Riportiamo i brani salienti così che ognuno possa trarre da solo le conclusioni. In primo luogo lo stesso Di Pietro.
R: A proposito di compattezza nell’Unione: la presenza dei reati finanziari come beneficiari dell’indulto ha creato la reazione sua e dell’Italia dei Valori.
ADP: E’ deprimente vedere come venga stravolto il primo atto parlamentare del centrosinistra: è necessario e ha un obiettivo preciso, cioè ridurre la popolazione carceraria, invece qualcuno vuole infilare tra i reati anche il peculato, quelli contro la Pubblica amministrazione e persino quelli fiscali. Parlo di stravolgimento perché mentre ci sono tremila carcerati per mancanza di permesso di soggiorno, di detenuti per reati fiscali non ho notizia. E’ una cosa che neanche il governo Berlusconi ha fatto. L’Italia dei Valori è nata proprio per far rispettare le regole, se diventasse realtà non lo potremmo mai accettare.
R: Sta dicendo che uscireste dalla coalizione?
ADP: Noi non facciamo ricatti, la fiducia all’esecutivo non viene meno, ma di certo io non potrei più governare con loro.
R: Quindi lei si dimetterebbe?
ADP: Sicuramente mi dimetterei.

Corriere di oggi:
Di Pietro diserta il gran finale: “Dimettermi io? sto dove sto”
“La richiesta delle mie dimissioni è avanzata da chi vuol sommare furbizia a furbata. (?!) Se lo tolgano dalla testa: io sto dove sto. Eh, ci mancherebbe…”.