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MA PERCHE’ SU SAVOIA E DINTORNI INDAGA POTENZA?

I fatti hanno il loro epicentro a Roma, Campione e, addirittura Bulgaria. Il sospetto che ci sia in Italia qualche manina o manona che passa “notizie di reato” ad inquirenti particolarmente ingenui o compiacenti.

di Redazione Pensalibero.it | 22 Giugno 2006

VemaUn aspetto, e per giunta il più importante, resta in ombra nel pandemonio scatenato dall’inchiesta che ha portato all’arresto del mancato Re, Vittorio Emanuele di Savoia, e agli altri provvedimenti, compresi quelli che riguardano il giro delle persone vicine al presidente di AN, Gianfranco Fini.
Come è nata l’inchiesta e soprattutto perché indaga la procura di Potenza su fatti, che, per quanto si legge sui giornali, hanno il loro epicentro a Roma, a Campione, e, addirittura in Bulgaria?
Non si tratta, ancora una volta, di chiedere il rigoroso rispetto della competenza territoriale, in base al sacrosanto principio che ogni cittadino ha diritto ad essere giudicato dal suo giudice naturale. Si tratta di fugare ogni dubbio sul fatto che la magistratura possa essere strumentalizzata, magari inconsapevolmente, per altri fini che non siano quelli di giustizia.
Per l’Italia questo è un punto dolente e delicato perché troppe volte ciò è successo in passato. L’intervento della magistratura, spesso senza bisogno di arrivare alla fase del giudizio, è stato utilizzato per modificare assetti ed equilibri in campo finanziario, bancario e industriale. Fino alla cosiddetta “rivoluzione” (leggasi golpe) che ha portato, megli anni ’90 a fare fuori un’intera classe politica.
Dunque, per tornare alle vicende che coinvolgono il Principe di Savoia e tutto il codazzo di intrighi gossippari e pecorecci dei quali, al momento non è dato sapere la effettiva rilevanza penale: come e perché dalla procura di una piccola città si sprigiona tanta energia e viene profusa una tale quantità di mezzi per indagini che attraversano l’Europa?
Dopo oltre una settimana dall’inizio di questo ennesimo caso all’italiana, cioè di gogna mediatica attuata impunemente (se realmente si volesse arginare il fenomeno si comincerebbe con il colpire i p.m. che inseriscono atti e intercettazioni che non hanno rilevanza ai fini delle indagini), l’interrogativo deve avere urgentemente una risposta.
Altrimenti sarebbe impossibile liberarsi del sospetto che ci sia qualche manina o manona che accumula dossier distillandoli come gocce di veleno ad inquirenti particolarmente ingenui o compiacenti.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, classe politica, fini, gianfranco fini, giornali, intercettazioni, magistratura, persone, provvedimenti, roma, savoia

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. giuseppe

    24 Dicembre 2015 alle 12:16

    Come volevasi dimostrare S.A.R.Vittorio Emanuele di Savoia é risultato del tutto innocente, accuse false. Povera Giustizia italiana.

    Rispondi
  2. Antonio Dani

    23 Giugno 2006 alle 22:53

    Quando si parla di magistratura ci si sbraccia per dimostrare la sua indipendenza o la sua politicizzazione. Ma ci si dimentica della cosa più importante, la sua mediocrità. Dopo essersi laureati in mediocrissime facoltà di legge, dove si fa a gara nella rincorsa alla “common law” o al “bericht”, dal momento che una filosofia italiana del diritto non esiste più, ossia dopo la lettura d’una ventina di libri e la scrittura di duecento paginacce di citazioni ricopiate chiamata tesi, e magari dottorato, il neodottore, anagraficamente accertabile dagli sessanta in poi, se vuol restare nel seminato ha tre possibilità, il notariato, l’azzeccagarbugli nella libera professione, la magistratura. Notariato e studi legali richiedono l’appartenenza a un giro, allora il giovane senza appoggi si rivolge con rivalsa alla carriera in magistratura ossia in una struttura statale ancora temuta per la colossale cecità sociale attardata in valori che non esistono più, ma pur sempre struttura capace anche contro le proprie intenzioni di impaurire il comune cittadino grazie a sistemi di indagine di tipo latinoamericano e a un ordine carcerario di tipo nordafricano. Dimenticavo, le centinaia di nuove prigioni che occorrrebbero non saranno mai costruite altrimenti il sogno di Beccaria si rivelerebbe scopertamente fallimentare. Per tornare alla magistratura iI giovane entrato con un concorso coerente con gli studi fatti, appena spedito nella più misera procura di provincia è mosso da una sola fede, bella ma molto libresca, risanare la società, vale a dire superare capo Horn a nuoto. Allora il magistrato diventa missionario, secondo la sua naturale inclinazione culturale comunque cattolica, e con cervello infuocato da questa immagine di sé, un puro al di sopra di tutto, è pronto per la sua quotidiana fatica, rimodellare la legge secondo le verità del sociale, ossia….una legge, nessuna legge, centomila leggi. Il passaggio dal diritto alla poesia è evidente, ecco la via italiana a un diritto che l’intelligenza italiana non produce più. Quanto a Potenza, al di là dei tecnicismi giuridici sulla territorialità del reato, mi sembra evidente la necessità di dimostrare che questa volta la procura di Milano non c’entra nulla. E allora? Allora nulla.

    Rispondi
  3. Marcello

    23 Giugno 2006 alle 10:22

    “Le indagini sono partite da una verifica nel Potentino, sulla regolarità delle licenze per i videogiochi”. Caro Francesco, sei davvero così ingenuo? Non ricordi le indagini del pool di Milano estese in ogni parte d’Italia facendo a pezzi il principio del giudice naturale?. Sei davvero convinto che ciò sia avvenuto “per caso”?. E se, invece, qualcuno avesse “saputo” che c’era un giro su queste autorizzazioni che riguardava tutta Italia e avesse deciso di “informare” qualche magistrato particolarmente attratto dalle inchieste sui nomi altisonanti?.
    Detto questo, io non difendo affatto i mascalzoni. Dico solo che occorre trasparenza su questo punto. Del resto gli avvocati difensori di qualche indagato hanno già sollevato il problema della competenza territoriale. O bisogna scartare “a priori” le tesi della difesa in nome della sacralità della attività inquisitoria?

    Rispondi
  4. francesco

    23 Giugno 2006 alle 00:03

    Sei fuori strada completamente.
    Ti spiego il perchè.
    Le indagini sono partite da una verifica nel Potentino, sulla regolarità delle licenze per i videogiochi. Sono emerse gravi irregolarità che hanno condotto ad un gruppo di mafiosi sicialiani. Il passaggio successivo dell’inchiesta ha portato il pool potentino in altre zone d’Italia. In definitiva, è stato accertato che in basilicata arrivavano i nulla-osta falsificati per le schede elettroniche dei videogiochi. L’inchiesta è partita di lì e ha consentito di scoprire un’associazione per delinquere. Poichè non vi sono elementi specifici per stabilire dove tale associazione si sia costituita, si è proceduto all’iscrizione della notizia di reato che ha radicato la competenza di Potenza ad indagare anche sui fatti avvenuti in altre regioni.

    Peraltro, si tratta di un’associazione che col passare dei mesi si è allargata a macchia d’olio andando via via a includere anche reati che, all’inizio delle indagini, gli inquirenti non avevano affatto ipotizzato di riscontrare.

    Dunque, la questione che hai posto sul giudice naturale viene così ad un chiarimento. Tuttavia, la malafede che si nutre verso i PM è difficile da estirpare in questo paese. Dove ancora si crede ad una magistratura manipolata da alcuni esponenti politici.
    Anche se, va detto, che l’insurrezione contro i giudici si materializza solo quando nelle inchieste sono coinvolti i delinquenti dal “colletto bianco”…

    saluti.

    Rispondi
  5. Marcello Valori

    22 Giugno 2006 alle 21:14

    Garbo si è perso qualche passaggio negli ultimi anni ed attualmente deve essere un po’ distratto.
    Infatti, per quanto riguarda il passato:
    1) I magistrati non si limitavano a colpire eventuali reati. Affermavano esplicitamente di voler rinnovare la politica italiana, come se questo fosse il compito di funzionari dello stato.
    2) I “grandi protagonisti” di quella stagione, la Paciotti, Di Pietro, D’Ambrosio, sono o deputati o membri del governo tutti dalla stessa parte.
    3) L’80%, dicesi ottantapercento dei perseguitati dalle procure sono poi stati assolti dopo essere stati rovinati dalla gogna mediatica.
    Per quanto riguarda il presente:
    1- Se c’è ancora maggiore corruzione significa che la “rivoluzione giudiziaria” era un’affermazione per gonzi e per coprire un gigantesca operazione di potere ed economica.
    2) Gli eredi del vecchio PCI scalano banche come un Fiorani qualsiasi.
    3) La Lega, partito rivoluzionario per eccellenza, che esibiva il cappio contro i deputati “corrotti” della prima repubblica si fa sorprendere in piccoli manegi per verir fuori dalla melma di una spericolata operazione quale la creazione della Banca Padana.
    4) AN, erede del vecchio MSI è mesa altrettanto maluccio e scopre ora sulla propria pelle le delizie del giustizialismo. Della serie: “mica farete a me quello che andava bene quando lo facevate agli altri?”
    Non sembra al sig. Garbo che i vecchi moralisti, alla prova dei fatti, si siano un po’ sputtanati?

    Rispondi
  6. Garbo

    22 Giugno 2006 alle 19:51

    In riferimento al presunto golpe effettuato dalla magistratura “magari anche anche di sx” che avrebbe azzerato la classe politica allora esistente, vorrei precisare che quella classe politica è stata azzerata dalla corruzione, dalla inconsistenza dei leader politici (e ovviamente di chi riteneva questi leader dei grandi statisti e li votava) e dal fatto che non sono nemmeno riusciti ad organizzare una linea di difesa, non c’erano argomenti giudiziari da contrappore a quelli dei magistrati. La difesa la organizzò, se ben ricordate, Silvio Berlusconi che aveva anche il potere mediatico per farlo, pochi anni dopo gli stessi giudici osannati venivano presi per “assassini”. Quello fu un processo a metà, bisognava azzerare la componente dei “furbi” e dei delinquenti in politica e in ogni recesso della cosa pubblica allora, e inoltre occorreva che dei politici onesti facessero delle leggi per prevenire il malaffare organizzato in ogni settore dello Stato. Purtroppo, dobbiamo ancora una volta constatate, a più di 10 anni da “Mani Pulite” che i corrotti sono la normalità nelle istituzioni e che solo la Magistratura rappresenta un baluardo contro questo mal costume. mentre i politici di dx o di sx (più quelli di dx a dire il vero, chissà perché quando ci sono illeciti saltano fuori sempre loro, come indagati…) sembrano piuttosto cercare di arginare le indagini della magistratura con decreti che vorrebbero mettere loro il bastone fra le ruote. Stavolta non succederà, non può risuccedere, non si può fare due volte lo stesso errore. Questo articolo dunque va nella direzione opposta al mio sentire e a quello che ritengo sia l’interesse dei cittadini onesti che si vedono derubare da “furbetti & furbastri” di ogni risma.
    Un saluto da Garbo

    Rispondi

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